Lessig assolve Microsoft. Anzi no

L'esperto il cui parere è stato richiesto dal giudice del processo antitrust contro la softwarehouse di Bill Gates cambia le carte in tavola. L'azienda ha fatto bene ma ha sbagliato

New York (USA) - La tesi di Lawrence Lessig è chiarissima: i benefici tecnici dell'integrazione delle funzionalità di browsing e Windows sono indiscussi, ma la strada seguita per l'integrazione delle tecnologie ha violato la legge.

Lessig, l'esperto il cui parere è stato richiesto dal giudice che presiede il processo antitrust contro Microsoft, secondo alcuni osservatori ha "rivoluzionato" il modo di "vedere le cose". In 45 pagine Lessig affronta il rapporto tra il mondo del software e le leggi antitrust.

Nel suo intervento Lessig non offre una conclusione della questione, apre anzi nuove strade per l'accusa e per la difesa. In sostanza evidenzia la difficoltà di come la displina antitrust che riguarda l'integrazione tra prodotti si possa adattare al software, evidenziando le pecche del criterio secondo cui un'azienda compie una illegalità se fa sì che un consumatore accetti un prodotto come conditio sine qua non per l'acquisto di un altro prodotto che è leader di mercato.
"Il punto chiave per l'inchiesta antitrust, ha scritto Lessig, dovrebbe puntare a capire se quell'integrazione è una integrazione strategica, mirata a fini anticoncorrenziali, e non se quell'integrazione sia effettuata con un contratto o con un software". In altre parole Lessig "slega" la vicenda dall'ambito del software per vederla da più in alto, da un punto di vista più generale del mondo industriale. Al punto che alcuni esperti ritengono che le 45 pagine offrono spunti nuovi per l'accusa ma anche "certi appigli" per la difesa.
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