Luca Annunziata

Un robot che punta al laser

Compagno ideale di pazienti con ridotte funzioni motorie. Un'idea semplice in grado di fare molto. E che potrebbe presto arrivare nelle case di chi ne ha bisogno

Roma - Si chiama El-E, è alto poco più di un metro e mezzo, e non sa fare altro che raccogliere oggetti. Ma potrebbe costituire l'unico strumento in grado di garantire l'indipendenza ai pazienti affetti da malattie degenerative come la sclerosi laterale amiotrofica o che riducono progressivamente le capacità motorie.

Un robot che punta al laserEl-E è un robot, sviluppato al Georgia Tech all'interno del programma Healthcare Robotics. La sua struttura è scarna ed essenziale, e ricorda molto poco quella di progetti antropomorfi come Asimo: nella base, in grado di farlo muovere, è contenuto un Mac Mini - il cervello del sistema - e, oltre a sensori per rilevare il fascio laser utilizzato per guidarlo e un braccio meccanico per sollevare quanto richiesto, non c'è molto altro a renderlo bello e aggraziato.

Secondo il capo del progetto, Charlie Kemp, i ricercatori tendono a concentrarsi troppo sulla creazione di automi in grado di simulare nell'aspetto e nel comportamento gli esseri umani: "Ma come si può rendere davvero utile un robot?" si domanda Kemp. El-E è un esempio di questo approccio volto a privilegiare l'interazione all'aspetto: "Abbiamo realizzato qualcosa di valido dal punto di vista tecnico - spiega - ma che è anche utile alle persone".
Le funzioni di El-E sono piuttosto limitate: il robot si limita a seguire le indicazioni fornitegli dalla controparte umana, mediante un puntatore laser, e a dirigersi verso l'oggetto così indicato per afferrarlo e portarlo dal "padrone". L'unica forma di comunicazione è costituita appunto dal laser, impugnato dal paziente, e da un breve suono di conferma emesso dall'automa quando registra un nuovo comando.

"Il mondo si trasforma in una interfaccia punta e clicca - precisa Kemp - Gli oggetti diventano come bottoni. E se punti su un bottone, il robot gli si avvicina e lo afferra". Il principio trasforma una stanza o una abitazione "in un mondo cliccabile", in grado cioè di essere manipolato e afferrato grazie all'arto artificiale di El-E. "Darà ai pazienti di certe malattie un certo livello di indipendenza" dichiara entusiasta il dottor Jonathan Glass, membro del team di sviluppo del robot.

El-E è già pronto per essere testato sul campo: al momento riesce già a portare a termine il 90 per cento dei compiti che gli vengono assegnati, e a partire dall'estate verrà anche messo alla prova con alcuni pazienti affetti dal Morbo di Lou Gehrig. Se tutto andrà bene, i ricercatori sperano di poterne proseguire lo sviluppo: nel futuro, se manterrà le sue promesse, El-E potrà essere in grado di aprire le porte, aiutare una persona ad alzarsi da una sedia o dal letto e persino guidarla da un lato all'altro di un ambiente evitando gli ostacoli.

Luca Annunziata
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