Luca Annunziata

Israele, il blog degli agenti segreti

Niente segreti scottanti, niente rivelazioni inaspettate. Solo normali impiegati che raccontano una vita normale

Roma - Non sono blogger militanti prezzolati, ma autentici impiegati del servizio segreto israeliano Shin Bet: tenteranno di convincere i navigatori che il loro lavoro è quello che sognano tutti.

Israele, il blog degli agenti segretiNiente inseguimenti, niente conflitti a fuoco, nessuna missione impossibile: i quattro neo-blogger, che si nascondono dietro uno pseudonimo e non mostrano la faccia in pubblico, raccontano storie tutto sommato comuni e banali. Si torna a casa presto, si passa molto tempo con la propria famiglia: si viene pagati in orario tutti i mesi e il salario è buono.

Qualcuno arriva pure a lamentarsi: come A, programmatore, che si dice deluso di non aver potuto entrare in possesso di una bella sirena da piazzare la mattina sul tetto della macchina, così da scavalcare il traffico dei pendolari. E poi c'è H, che è triste perché non può raccontare i dettagli del suo lavoro al marito, e che deve spesso accampare scuse per non svelare che mestiere fa durante le riunioni di famiglia.
Il risultato, a detta di qualcuno, non è proprio esaltante. Anche se gli hobby dei quattro agenti, appassionati di sport o di celebri serie TV, possono avvicinarli alla figura dell'uomo comune, la assoluta mancanza di fascino delle storie casalinghe che vengono narrate - accusa qualcuno - potrebbe distruggere lentamente l'immaginario di una generazione, costruito attorno ai romanzi di Ian Fleming e Robert Ludlum. (L.A.)
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