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Robofauna, la cyberfalena non Ŕ sola

Pochi centimetri, pochi grammi e un watt di consumo per spiare, annusare, riprendere, registrare. A cura dell'UniversitÓ del Michigan, al servizio dei militari

Roma - Il parco della cyberfauna è in forte sviluppo: l'Università del Michigan sta lavorando a una cyberpipistrello da mettere al servizio dell'esercito.

Robofauna, la cyberfalena non è sola - batBattezzato "the bat", si tratta di un... "oggetto" per la cui realizzazione sono stati stanziati oltre 10 milioni di dollari in 5 anni. Dovrà essere lungo non oltre sei pollici (15,24 cm), dovrà pesare non più di quattro once (113 grammi) e consumare non più di un watt. L'alimentazione deve essere fornita da una batteria al litio e deve potersi ricaricare con energia eolica, solare e con le stesse vibrazioni.

Lo scopo non è la semplice sorveglianza e la trasmissione di dati in tempo reale, ma anche l'invio di immagini e suoni raccolti da speciali mini videocamere e mini microfoni, e di misure riguardanti radiazioni e percentuali di gas nocivi. Nella ricca dotazione di serie non dovranno mancare radar e sistema di navigazione.
"Si tratta di concept, e molti di questi esperimenti sono esempi degli apparecchi next generation che abbiamo già sviluppato. Stiamo cercando di spingerci al limite, sfruttando le nostre tecnologie di punta per ottenere funzionalità in precedenza non realizzabili", dice Kamal Sarabandi, direttore del Center for Objective Microelectronics and Biomimetic Advanced Technology (COM-BAT) e professore di Ingegneria dell'Ateneo.

Robofauna, la cyberfalena non è sola - batNella stessa direzione, anche se su basi scientifiche diverse, procede anche il ricercatore Robert Michelson - già conosciuto per il suo Entomottero, una sorta di insettoide marziano dotato di muscoli sintetici (filmato del funzionamento qui e del concept di un suo impiego qui). Sembra che lo scienziato stia facendo progressi nel creare le condizioni perché una cyberfalena si renda disponibile dove serve, piuttosto che dentro un laboratorio.

Ma non basta: Michelson insiste sulla strada del micro-intervento. Impiantare, cioè, sistemi micromeccanici in un insetto vero nelle prime fasi delle metamorfosi. Così facendo, i tessuti reali - proseguendo la loro crescita naturale - inglobano la micromeccanica e vi interagiscono.

L'attività, già avviata da tempo in altri contesti di ricerca, sembra abbia dato buoni risultati, perché alcuni giovani insetti opportunamente trattati - a quanto si legge - sono regolarmente sopravvissuti e cresciuti. Una cyber-evoluzione comandata e on-demand.

Marco Valerio Principato
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