Preghiere? Difficili nell'ICT

Sul caso di un assemblatore di computer musulmano in Australia si apre il caso del diritto alla preghiera nelle ore di lavoro. Le Chiese fanno quadrato

Roma - Tutti insieme intendono spalleggiare il tecnico musulmano australiano Kamal El-Masri. Sono i leader delle religioni ebraiche, cristiane e islamiche del paese dei Canguri, che hanno ufficialmente protestato perché al lavoratore informatico Kamal non è stato consentito di pregare durante l'orario di lavoro, anche se ciò è richiesto dalla sua religione.

In un argomento che di rado tocca così da vicino il mondo dell'hi-tech, la presa di posizione delle diverse Chiese da un lato solleva un polverone e dall'altro supporta la denuncia che Kamal ha trasmesso all'AIRC, cioè alla Commissione australiana che supervisiona ai rapporti all'interno dell'industria. L'accusa di Kamal è che il suo capo non gli consente di esercitare la preghiera mentre lavora sui PC.

In uno statement ufficiale nove leader religiosi hanno affermato i diritti del lavoratore alla preghiera e hanno così conquistato anche i favori dei leader di sinistra, in particolare John Robertson del Labor, secondo cui è "ammirevole" il gesto dei religiosi a favore di un tema sindacale così importante.
Non è chiaro quali danni provocherebbe all'assemblaggio di computer della società TCP australiana l'assenza dal lavoro di Kamal per pochi minuti ogni giorno. Ora la TCP dovrà spiegarlo non solo alle autorità australiane e al Labor ma anche ai nove prelati.
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42 Commenti alla Notizia Preghiere? Difficili nell'ICT
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  • bUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUrp

    io fumo ogni oretta circa in ufficio, mi alzo, vo' di la', in terrazza, mi accendo la sigaretta e fumo.

    Poi lavoro al PC e quindi che faccia pausa ogni ora mi tocca.

    Se invece di fumare pregassi, non credo che gli importerebbe qualcosa. L'importante e' raggiungere l'obiettivo di consegne/progetti.

    Se vogliamo invece dire che probabilmente il bastardo che non vuole concedere una piccola pausa a quella persona per pregare, sia in realta' uno schiavista che non accetta un attimo di riposo dall'attività di assemblaggio, allora e' un altro discorso.

    O cazzo, ho perso 5 minuti pe scrive questo commento (e gli altri) eppure sono in ufficio.

    Salutons,
    Andrè V.
    non+autenticato
  • pensate che c'è un mio dipendente che è cristiano e pretende di passare a casa il 25 dicembre (e pure il 26).

    Assurdo!
    non+autenticato
  • > Assurdo!

    Non è così assurdo.

    La cosa assurda è che sia lo stato a definire a priori che le feste da rispettare sono quelle cristiane.

    In teoria un paese ralmente civile dovrebbe mettere a disposizione un certo numero di giorni di festa fruibili (per contratto) in base al proprio credo.

    Per quanto mi riguarda ho avuto occasione di lavorare in Italia per una società che rispettava le festività ebraiche. Non so come funzioni esattamente la cosa, ma nessuno mi ha mai imposto di rispettare le loro festività.
    non+autenticato
  • > Per quanto mi riguarda ho avuto occasione di
    > lavorare in Italia per una società che
    > rispettava le festività ebraiche. Non so
    > come funzioni esattamente la cosa, ma
    > nessuno mi ha mai imposto di rispettare le
    > loro festività.

    ovviamente c'era dell'ironia nel mio post.

    il problema, come tu stesso sottolinei, è che impredicabili convinzioni possano convincere le persone a scagliarsi qualunquisticamente contro la religione di una cultura sotto accusa; senza tenere conto del background politico/economico/[...] che ha portato i rapporti tra la società occidentale e quella mediorentale nella critica situazione attuale.

    qualcuno parlava di buon senso, ma non è solo quello: il rispetto reciproco tra culture diverse è un dovere morale prima ancora che un diritto costituzionalmente stabilito.

    50 anni fa qualcuno provava fastidio per le abitudini culturali degli ebrei. dopo quella esperienza Eleanor Roosevelt guidò l'approvazione della carta dei diritti dell'uomo in cui il principio di rispetto di ogni cultura e religione è caposaldo.

    un principio è in via di rimozione inconscia:
    per es. in questo forum oggi è stato censurato un post in cui si tacciavano di intolleranza le affermazioni contenute in un altro post qualunquista e violento, che invece è stato lasciato al suo posto.

    nel vederlo, io, musulmano, ho avuto un brivido.
    non+autenticato
  • Sapete che esistono preghiere obbligatorie anche per i cristiani.

    Non ho mai letto di lamentele perchè non possono pregare al lavoro.

    E mi risulta che esistono bravi lavoratori che sono anche cristiani praticanti e si adeguano ai tempi che il lavoro e la giornata in genere gli consentono.

    Quindi penso che potranno esistere bravi lavoratori musulmani che pregano quando gli è possibile.

    Il problema deve essere affrontato da entrambe le parti.

    Il datore di lavoro deve capire le necessità del musulmano ed organizzarsi di conseguena.

    Il fedele deve capire le necessità del datore di lavoro e quindi recuperare il tempo impiegato per la preghiera nel caso in cui sia superiore alla "normale" pausa caffè.

    Come in tutte le cose serve buon senso.
    Non vorrei che venissero assunti in catena di montaggio solo ateiOcchiolino
    non+autenticato

  • Intendo durante il colloquio di assunzione.

    "Guardi, per problemi religiosi mi devo assentare dal lavoro tot. minuti al giorno."

    Lamentarsi dopo non è corretto.


    Ed è un discorso fatto in generale, non solo in un'ottica religiosa.
    non+autenticato
  • tutti i minuti persi li si recupera...
    e quando squilla il telefono si deve rispondere lo stesso...
    non+autenticato
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