Contro gli spammer si può

Lo dimostra il celeberrimo caso di Joey McNicol, il cui diritto a denunciare un nota azienda dedita allo spam è stato riconosciuto nel suo paese. Tutti i dettagli

Roma - Arriva dall'Australia una notizia importante per il fronte dell'anti-spam, dei tanti cioè che si battono contro il proliferare delle email commerciali o propagandistiche non richieste, email che in numero sempre maggiore aggrediscono la rete. Joey McNicol, assurto nei mesi scorsi a vero e proprio "eroe dell'anti-spam", è riuscito a difendersi in tribunale dagli strali della ricca T3 Direct, società denunciata dallo stesso McNicol per spam (vedi sul caso di McNicol il commento di A. Massucci Quando lo spammer denuncia l'antispam).

Una corte australiana ha dunque deciso che McNicol e con lui tutti i militanti dell'anti-spam ha e hanno il diritto di denunciare e attivarsi pubblicamente contro la posta elettronica non richiesta e sgradita. Il giudice distrettuale che si è occupato del caso ha dunque archiviato la denuncia presentata dalla T3 Direct, secondo cui la denuncia di McNicol era ingiusta.

T3 Direct aveva sostenuto di aver subito gravi danni dopoché l'azione di McNicol aveva determinato il suo inserimento nella lista nera gestita dal celebre sito anti-spam Spews.org. Danni che la società aveva calcolato in 82mila dollari.
Va detto che il tribunale non ha deciso se T3 Direct sia o meno colpevole di spam ma ha determinato, e questo è ancora più importante, che se McNicol ha denunciato l'azienda a Spews.org tanto da farla inserire in quella lista nera non si tratta di un'operazione illegale, né da parte di McNicol né da parte dei gestori della black list. Nella sentenza il giudice ha comunque sottolineato che in taluni altri casi la T3 Direct aveva ammesso alcuni "eccessi"...