SETI@home rischia la chiusura

La caccia ai marziani potrebbe incepparsi. Il progetto SETI@home è infatti a corto di fondi e sta disperatamente cercando nuovi sponsor. Ce la farà? Sono in molti a tifare per il primo grande esempio di computing distribuito online

SETI@home rischia la chiusuraRoma - Per tutti gli amanti del notissimo screen saver scova-UFO di SETI@home arrivano notizie poco promettenti: il progettone lanciato nel 1999 dal Search for Extraterrestrial Intelligence (SETI) potrebbe infatti essere arrivato al capolinea per mancanza di fondi. Una situazione simile a quella che si presentò nel 2000, quando per garantire il proseguimento della "caccia" ai segnali extraterrestri dovette intervenire la Planetary Society, poi divenuta il massimo sponsor del progetto.

Quest'anno, però, nessuno si è ancora fatto avanti per finanziare i nuovi progetti del team di scienziati che stanno dietro a SETI@home e la situazione, secondo alcuni portavoce, sta diventando davvero critica.

E pensare che all'inizio dello scorso anno, in un rapporto intitolato SETI 2020, uno speciale gruppo di lavoro, formato da numerosi scienziati provenienti da tutto il mondo, pronosticò per SETI@home una durata di almeno altri vent'anni e la possibilità di arrivare a disporre di un telescopio totalmente dedicato a quello che viene considerato il primo grande e riuscito esperimento di computing distribuito online.
Per il momento, purtroppo, SETI@home sostiene di non avere i finanziamenti sufficienti nemmeno per spostarsi, com'era stato preventivato oltre un anno fa con la definizione della seconda fase del progetto, presso il telescopio di Parkes, in Australia: questo telescopio è più potente di quello attuale, situato ad Arecibo (Portorico), e potrebbe estendere sensibilmente l'area "setacciata" alla ricerca di segnali radio provenienti da civiltà extraterrestri.

Ad aggravare le cose c'è anche il fatto che i rapporti fra il SETI e l'università di Berkeley, che ospita il sito e il centro raccolta dati del progetto SETI@home, non sembrano idilliaci: in particolare, pare che la nota università californiana non sia più disposta a sobbarcarsi le spese dell'ingente traffico generato dagli utenti di SETI@home. Milioni di loro, come noto, fanno sì che il proprio computer scansioni porzioni di registrazione del SETI nei momenti di non-utilizzo.

Oltre alla Planetary Society fra gli attuali sponsor di SETI@home compaiono Fujifilm, IBM, Intel, Hewlett-Packard, Quantum, Network Appliance e Informix, ma a quanto pare queste aziende non sono più disposte a sganciare quattrini per una causa - la ricerca di vita intelligente nello spazio - che al suo terzo anno di vita sembra aver perso molta di quell'iniziale attrattiva che gli aveva dato visibilità fra i media.

Insomma, più che di sponsor, in questo momento il progetto SETI@home sembra aver bisogno di filantropi. Mano al portafogli dunque.
TAG: p2p
33 Commenti alla Notizia SETI@home rischia la chiusura
Ordina
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
1 | 2 | 3 | Successiva
(pagina 1/3 - 11 discussioni)