Supercomputer, NEC e Sun guardano al laser

Le due aziende hanno annunciato, quasi in contemporanea, l'avvio di progetti di ricerca paralleli per lo sviluppo di tecnologie ottiche da utilizzare nella prossima generazione di supercomputer

Roma - Sembra proprio che l'evoluzione dei supercomputer passerà, entro pochi anni, attraverso le interconnessioni ottiche. ╚ infatti questa la strada annunciata da due fra i maggiori protagonisti del settore dell'high performance computing, NEC e Sun, entrambi impegnati in progetti incentrati su supercalcolatori di nuova generazione.

Insieme al Tokyo Institute of Technology, NEC ha sviluppato una nuova tecnologia per supercomputer di classe petaFLOPS che utilizza una rete di interconnessioni ottiche per collegare fra loro gruppi di chip. Il Governo giapponese conta di completare tale architettura già per il 2010, e di impiegarla in un progetto che prevede la creazione di un sistemone di calcolo da ben 10 petaFLOPS, ossia di 10 milioni di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo.

I chip connessi via link ottici potranno comunicare fra loro a velocità intorno ai 25 gigabit per secondo: stando a NEC, si tratta di velocità oltre 200 volte superiori a quelle permesse oggi dalle tradizionali connessioni in rame.
L'azienda giapponese ha già mostrato un prototipo in cui i segnali elettrici vengono convertiti in segnali luminosi per mezzo di diodi laser: ciascun connettore può arrivare ad aggregare fino ad un migliaio di fibre ottiche.

Un progetto parallelo a quello di NEC e del Governo giapponese sarà portato avanti in USA da Sun, la quale ha appena siglato un contratto con la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) per la realizzazione di supercomputer ancor più veloci, economici e general purpose. La ricerca di cui si occuperà Sun, alla quale collaboreranno anche università come quella di Stanford e di San Diego, fa parte di un progetto di più ampio respiro a cui DARPA ha già destinato un budget di 44 milioni di dollari.

Come NEC, anche la mamma di Solaris si focalizzerà nello sviluppo di una tecnologia per connettere tra loro i chip via link ottici. Anche in questo caso verranno utilizzati diodi laser capaci di far comunicare i vari componenti di un supercomputer attraverso fasci di luce trasmessi lungo cavi in fibra ottica.

Ad una tecnologia simile sta lavorando anche IBM, che proprio pochi mesi addietro ha annunciato la messa a punto di una tecnologia per connettere tra loro centinaia o migliaia di core di elaborazione utilizzando collegamenti ottici.

Oltre a permette ai produttori di scalare le performance dei propri sistemi, portandole a decine e in futuro centinaia di petaFLOPS, le interconnessioni ottiche promettono altri due grandi vantaggi: una significativa riduzione dei consumi energetici e la possibilità di dislocare le varie parti di un supercomputer anche a notevole distanza le une dalle altre, in stanze o persino edifici differenti.