Sul web nuove censure vietnamite

Dopo aver messo sotto torchio i netcafé il regime ora vuole controllare aziende e altre organizzazioni. Ecco come congelare i cyberdiritti

Roma - Non c'è fine alla fantasia dei governanti di quei paesi che il web lo vogliono e lo temono, come il Vietnam, paese nel quale il governo ha deciso che le imprese e organizzazioni di individui che vogliano aprire il proprio sito web dovranno ottenere una autorizzazione ufficiale per poterlo fare.

Il provvedimento è stato annunciato dal solito ministero della Cultura e dell'Informazione, che non ha però ancora specificato quali siano le pene previste per chi non si adeguerà.

Si tratta di una misura che si inquadra in una serie di iniziative tese a impedire che contenuti che il regime non tollera, come certe posizioni politiche o materiali pornografici, finiscano troppo facilmente sotto gli occhi dei naviganti.
Una delle misure più chiacchierate, soprattutto al di fuori del paese.., è quella che pone sui gestori dei circa 4mila netcafé vietnamiti la responsabilità per i contenuti internet con cui vengono in contatto gli avventori dei locali. Stando ad un vecchio decreto, chi pubblica contenuti considerati illegali può finire per tre anni in carcere e subire pesanti sanzioni economiche, fino all'equivalente di circa 3mila euro.

Soltanto a marzo, ha ricordato in queste ore Associated Press, il fisico Phan Hong Son è stato incarcerato per aver osato tradurre e pubblicare online un articolo tratto dal sito del Dipartimento di Stato americano. Un pezzo intollerabile che parlava addirittura di democrazia. TTVNOnline.com, forum dedicato alla politica del governo, è stato invece chiuso d'autorità lo scorso agosto.
TAG: censura
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