Italia, i telelavoratori scroccano il WiFi

Molti comportamenti dei lavoratori da remoto suscitano orrore e raccapriccio. In Italia si collegano col wireless altrui e spesso lasciano usare ad amici e familiari gli strumenti di lavoro. I capelli dritti dei security manager

Italia, i telelavoratori scroccano il WiFiRoma - C'è molto da fare se si vuole che l'agognato telelavoro diventi in Italia, e non solo in Italia, qualcosa di più di una sperimentazione:
soprattutto c'è da fare cultura e trasmettere al telelavoratore una serie di responsabilità. Č assolutamente necessario, se quanto si legge in uno studio appena diffuso da Cisco corrisponde al vero: il comportamento dei lavoratori da remoto è spesso e volentieri inconsapevole e superficiale quando si viene alla questione sicurezza.

Italia, i telelavoratori scroccano il WiFiDall'indagine di Cisco, la seconda di questo genere, emerge che i telelavoratori spesso e volentieri aprono le email inviate da sconosciuti, e magari anche gli allegati, che molte volte utilizzano il computer di lavoro per scopi personali, anche a rischio della sicurezza, e che in molti casi consentono ad amici e familiari di usare quegli stessi strumenti, con conseguenze a cascata sull'integrità dei dati che trattano, delle informazioni aziendali, dei dati classificati delle imprese o degli enti pubblici ai quali fanno riferimento. Il telelavoratore è dunque troppo spesso un rischio sicurezza.

La ricerca ha riguardato 2mila professionisti IT in 10 paesi (USA, UK, Francia, Germania, Italia, Giappone, Cina, India, Australia e Brasile) ma quando si viene ad alcuni comportamenti di base le percentuali di "rischio" non sono poi così distanti. "Questi paesi - spiega Cisco - sono stati scelti perché nell'insieme rappresentano culture aziendali e società molto diverse, includono sia economie emergenti sia economie mature ed hanno diversi livelli di adozione del web".
In linea generale aumenta il numero di telelavoratori convinti che su Internet circolino meno minacce informatiche rispetto all'anno precedente: una sensazione di tranquillità che riguarda il 56 per cento nel 2007 contro il 48 per cento nel 2006. "Questo trend è molto forte in Brasile (71%), India (68%) e Cina (64%) - spiegano i ricercatori di Insight Express che hanno svolto lo studio per conto di Cisco - tre delle economie mondiali che crescono più rapidamente, in cui la forza lavoro dipende sempre più dal web e dalle reti aziendali".

Questa diffusa tranquillità viene ascritta al fatto che gli attacchi online oggi sono meno visibili di un tempo: nel 2007 si ritiene (fonte: Computer Security Institute) che il numero di aggressioni con scopi finanziari abbia superato gli altri tipi di attacchi e che per la prima volta l'anno scorso la perdita media annuale dovuta ad attacchi fraudolenti abbia superato quella generata dai danni malware. "Anche se le odierne minacce sono più pericolose, perché mirano all'identità delle persone e ai dati sensibili delle aziende - sostengono gli analisti - la loro natura invisibile crea un falso senso di tranquillità fra i dipendenti, che può causare una minore disciplina nel comportamento online, in particolar modo quando si lavora a distanza".

Chi si lamenta che le imprese e gli enti pubblici non ricorrano al telelavoro con sufficiente frequenza e insistenza, dunque, dovrebbe ripensarci a leggere lo studio di Cisco. "Quando lavorano da casa, le persone tendono ad abbassare la guardia molto più che in ufficio, dal momento che adeguarsi alle policy di sicurezza non sembra così semplice o così necessario finché si è fra le mura domestiche". Parole di John N. Stewart, Chief Security Officer di Cisco Systems.

Uno schema dei comportamenti a rischio diffuso dagli esperti riguarda l'apertura di email provenienti da fonti sospette, a cui nel 4 per cento dei casi in Italia segue anche l'apertura degli allegati a corredo di quei messaggi. Con la conseguenza che su PC non presidiati possono essere installati backdoor e trojan capaci di compromettere la sicurezza aziendale.

Nel Belpaese, inoltre, il 30 per cento dei telelavoratori usa gli strumenti di lavoro per scopi personali. Il grosso di loro, in tutti i paesi, considera questo comportamento inaccettabile, però lo fa lo stesso, in particolare per visitare siti di social networking, scaricare musica, comprare online. Attività normalmente legittime sulle quali, però, il datore di lavoro potrebbe avere qualcosa da ridire, e che aumentano di qualche punto il rischio sicurezza complessivo per gli strumenti di produttività.

Come se non bastasse, a suscitare orrore e raccapriccio nelle imprese che impiegano telelavoratori arriva il dato secondo cui il 31 per cento dei dipendenti italiani da remoto nel 2007 ha consentito a propri amici e familiari di mettere mano agli strumenti di lavoro dedicati (solo il 19 per cento si era permesso di farlo nell'anno precedente). Comportamenti condivisi anche in paesi come la Cina (39 per cento di "condivisione" dei tool di lavoro) ma anche con Regno Unito e Francia, rispettivamente al 22 e al 15 per cento.

Lavoratori da remoto - fonte Syracuse.comMa la vera ciliegina sulla torta è il WiFi illegale. A fini lavorativi, anziché ricorrere alle proprie infrastrutture di rete, il 12 per cento dei telelavoratori preferisce "scroccare" la connettività wireless di altri, ad esempio dei vicini. In Francia lo fa il 15 per cento dei dipendenti da remoto, nel Regno Unito l'11 e in Italia il 18 per cento.

Tra le possibili falle del sistema telelavoro anche il fatto che siano molti ad accedere alle reti aziendali con propri apparecchi anziché con quelli "certificati" dall'impresa o dall'ente pubblico, il che significa mettere potenzialmente a rischio i file che si trattano: in Italia lo fa quasi la metà dei telelavoratori.

Le soluzioni individuate fin qui dalle aziende vanno tutte nell'aumento della spesa in sicurezza ma gli esperti di Cisco, pur direttamente interessati ad accogliere quegli investimenti, sottolineano l'esigenza di "fare cultura" presso i dipendenti, generare in loro consapevolezza sugli strumenti, le procedure e la rilevanza di un atteggiamento "proattivo" alla security. "Che la conoscenza sia lo strumento di protezione più efficace - sostiene Stewart - non è una novità; la novità è il modo in cui l'IT è al centro dell'attività di persone, processi e tecnologia per proteggere le imprese nel modo più efficace. Accrescere la consapevolezza degli impiegati attraverso una formazione continua riduce le minacce, gli attacchi, e le costose conseguenze che solitamente portano con sé". Impresa avvertita, mezza salvata. Per l'altra mezza, chiedere ai dipendenti da remoto.
87 Commenti alla Notizia Italia, i telelavoratori scroccano il WiFi
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  • ma se uno lascia una rete wifi aperta se lo merita.....cmq io non riuscirei mai a fare un telelavoro,cazzeggerei dalla mattina alla sera
    non+autenticato
  • Ma come si conttattano le aziende serie che propongono il telelavoro?SE qualcuno ha notizie mi risponda!!!
    non+autenticato
  • - Scritto da: roberta abbruscato
    > Ma come si conttattano le aziende serie che
    > propongono il telelavoro?SE qualcuno ha notizie
    > mi
    > risponda!!!

    Un'amico che conosco proprio con quest'anno è entrato a far parte di un sistema di assitenza della provincia
    requisito principale: conoscere chi ti può raccomandare

    ti danno un pc portatile ti fanno firmare un foglio che ti impedisce di installare qualsiasi cosa

    naturalmente con una chiavetta e software ad hoc e una configurazioncina a samba ti permette di essere perfettamete legale

    unica controindicazione di questo telelavoro call center: riuscire a cazzeggiare tutto il tempo che non si ha chiamate
    sembra una cazzata ma è piuttosto impegnativo eh! Lui ci riesce bene avendo 2 piccoli figli a carico
  • - Scritto da: PGStargazer
    > unica controindicazione di questo telelavoro call
    > center: riuscire a cazzeggiare tutto il tempo che
    > non si ha
    > chiamate
    > sembra una cazzata ma è piuttosto impegnativo eh!
    > Lui ci riesce bene avendo 2 piccoli figli a
    > carico

    Ecco cosa intendevo col mio post sulla professionalità.
    Telelavoro non significa poter cazzeggiare perchè si è a casa e lavoricchiare ogni tanto.
    Lavorare via remoto significa comunque LAVORARE come in ufficio le tue brave 8 ore filate. L'unica differenza è che non hai i classici problemi logistici, tutto qui, per il resto si lavora normalmente.

    E comunque non pensiate che siano sempre rose e fiori: avete presente la frase 'portarsi il lavoro a casa'? Bene, in questo caso a casa ci siete già...
    In men che non si dica vi ritroverete attaccati al pc alle 2 di notte perchè non vi rendete conto del tempo che passa.
    Credetemi.
    non+autenticato
  • A me ogni tanto succede di lavorare da casa e per quanto mi riguarda lavoro di più perchè pranzo e pausa caffè sono fatte davanti al pc e il tempo che impiego per andare e tornare dall'ufficio lo uso per lavorare.

    Come detto tutto sta nel lavorare
    non+autenticato
  • lui intendeva cazzeggiare perchè hai poco lavoro,non perchè non lo vuoi svolgere
    non+autenticato
  • > Lavorare via remoto significa comunque LAVORARE
    > come in ufficio le tue brave 8 ore filate.

    Perché in ufficio tutti si lavora 8 ore filate?
  • ....dato che e' un telelavoro...

    point to point in vpn ipsec
    portatilino lin win mac con utenti limitati
    manutenzione periodica....
    connessione internet fornita dall'azienda in ip fisso

    utopico??
    (se non do la possibilita' all'utente di usare messenger non lo usa e punto, idem p2p e simili)

    Boh.. penso che come prima regola di sicurezza informatica dato che non esistono patch per gli utenti e' impedire il piu' possibile che costoro facciano danni.
    non+autenticato
  • - Scritto da: impossibile
    > ....dato che e' un telelavoro...
    >
    > point to point in vpn ipsec
    > portatilino lin win mac con utenti limitati
    > manutenzione periodica....
    > connessione internet fornita dall'azienda in ip
    > fisso
    >
    > utopico??
    > (se non do la possibilita' all'utente di usare
    > messenger non lo usa e punto, idem p2p e
    > simili)
    >
    > Boh.. penso che come prima regola di sicurezza
    > informatica dato che non esistono patch per gli
    > utenti e' impedire il piu' possibile che costoro
    > facciano
    > danni.

    beh... l'idea di fondo per un buon approccio al problema (al di là dell'aspetto tecnico dei diversi mix di possibili soluzioni integrate) è proprio questa qui!
    non+autenticato
  • Evidentemente stiamo travisando il problema.
    Io non mi sognerei mai di condividere con nessuno il mio portatile che uso per il lavoro, mai e poi mai e ancora mai darei in mano a mio figlio o a mia moglie il mio portatile.
    Il problema non è la sicurezza dei computer/software, il vero problema è la professionalità del lavoratore.
    E' inutile girarci intorno, il telelavoro esiste e funziona, siamo noi che non siamo pronti per utilizzarlo, le tecnologie vanno bene cosi' come già sono non c'è bisogno che cisco s'inventi un aggeggio per proteggere il telelavoro (come secondo me sta pensando di fare visto il sondaggio che ha commissionato).
    Se state pensando a come risolvere il problema della moglie/figlio/gatto allora non potete definirvi professionisti, e io francamente non vi darei nulla in outsourcing.
    non+autenticato
  • Ti quoto, hai centrato il problema.

    Alle volte si fa tanto bla bla bla, ma uno dei problemi è proprio la professionalità dell'utilizzatore, il pc portatile azinedale deve essere utilizzato per il lavoro e bon, a meno di accordi e in tal caso l'azienda avrà preso le adeguate politiche di sicurezza.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Paolo
    > Evidentemente stiamo travisando il problema.
    > Io non mi sognerei mai di condividere con
    > nessuno il mio portatile che uso per il lavoro,
    > mai e poi mai e ancora mai darei in mano a mio
    > figlio o a mia moglie il mio
    > portatile.
    > Il problema non è la sicurezza dei
    > computer/software, il vero problema è la
    > professionalità del
    > lavoratore.

    concordo... ma ci aggiungo che il problema è anche la
    mancanza di consapevolezza, competenza e professionalità del datore di lavoro (pubblico o privato che sia)

    > E' inutile girarci intorno, il telelavoro esiste
    > e funziona,

    con anche un adeguato livello di sicurezza, se saputo progettare, implementare e gestire

    > siamo noi che non siamo pronti per
    > utilizzarlo,

    se per "noi" intendi (tele)lavoratori e datori di lavoro, allora concordo

    > le tecnologie vanno bene cosi' come
    > già sono non c'è bisogno che cisco s'inventi un
    > aggeggio per proteggere il telelavoro (come
    > secondo me sta pensando di fare visto il
    > sondaggio che ha
    > commissionato).

    mah... non credo si per questo che Cisco ha fatto il sondaggio...
    Cisco già vende "aggeggi" per "proteggere" connessioni remote, e vende pure "aggeggi" per proteggere i sistemi aziendali da intrusioni e attacchi vari: il sondaggio serve semmai a Cisco per conoscere e capire meglio le possibili situazioni e problematiche da affrontare

    > Se state pensando a come risolvere il problema
    > della moglie/figlio/gatto allora non potete
    > definirvi professionisti, e io francamente non vi
    > darei nulla in
    > outsourcing.

    su questo concordo al 100%!
    non+autenticato
  • Pienamnete d'accordo.
    Ci vuole cultura informatica, se non c'è quella inutile inventare cose.
    non+autenticato
  • ...vendere i Router WiFi e gli Access Point con il WPA abilitato di default e come password il numero seriale del dispositivo che è diverso dall'uno all'altro. In pratica come fà FON con la Fonera.
    non+autenticato
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