Gaia Bottà

Anche i talebani vogliono tornare a telefonare

Il coprifuoco sulla telefonia cellulare imposto dai talebani agli operatori afgani scatena il dissenso. La popolazione rivendica il proprio diritto alla comunicazione, e persino i talebani potrebbero ravvedersi

Roma - Le compagnie telefoniche afgane si trovano tra l'incudine e il martello: hanno ceduto alle violente richieste delle milizie talebane, instaurando il coprifuoco per la telefonia mobile, e ora è la cittadinanza ad esprimere le proprie rimostranze.

Afghanistan - i talebani vogliono tornare a telefonareI talebani, temendo che la triangolazione GSM permettesse all'esercito e alle truppe straniere di tracciare i loro movimenti, avevano scagliato contro gli operatori telefonici minacce più che esplicite: agli ultimatum erano seguiti i sabotaggi e dieci stazione radio base sono crollate sotto lanci di molotov e sventagliate di mitra. Oltre un milione di euro di danni avevano costretto le compagnie locali alla resa, benché il governo avesse intimato loro di non cedere alle richieste delle milizie integraliste.

Sono 300mila gli utenti coinvolti loro malgrado dall'intermittenza del servizio: durante le ore notturne, dal tramonto all'alba, coloro che si trovano nella zona meridionale dell'Afghanistan sono costretti ad impugnare telefonini inservibili.
Il dissenso inizia a fermentare, i cittadini imputano la causa di ciò alla debolezza del governo centrale, incapace di imporre alle compagnie telefoniche di resistere. È questa una sensazione diffusa, spiega un analista politico locale, un risentimento che i cittadini afgani nutrono ed esternano, consolidando così la posizione delle milizie integraliste e trasmettendo all'estero l'immagine di un paese fragile, di un paese per nulla attraente per eventuali investitori.

Ma il governo non dimostra di essere eccessivamente preoccupato: la rabbia che i cittadini stanno accumulando per i disservizi si riverserà sui talebani, che pur di non avere tutto il paese contro, saranno costretti a temperare la propria posizione e a ridimensionare le proprie richieste. Le reazioni della popolazione iniziano già a farsi sentire: "Cosa faremo se qualcuno si ammala? - si chiede un cittadino delle zone rurali della provincia di Kandahar - Come si può scendere a patti con i talebani su queste richieste? Se i talebani dovessero avere qualcosa in contrario rispetto alla telefonia nelle ore diurne, si metterebbe tutto il network fuori gioco?".

Il ministro delle Telecomunicazioni afgano prevede che sarà la popolazione, privata di un servizio fondamentale, a mettersi in contatto con le compagnie telefoniche e a chiedere il ripristino del servizio, promettendo in cambio vigilanza e difesa costante delle infrastrutture.

Il Ministro ha inoltre sottolineato come saranno gli stessi talebani a voler tornare sui propri passi, una volta che si saranno resi conto che il blocco della telefonia mobile interferisce con le loro stesse operazioni. "Da alcune province - spiega il ministro - giunge notizia del fatto che miliziani talebani si sarebbero rivolti direttamente agli operatori telefonici chiedendo loro di non interrompere il servizio": pare che le milizie integraliste già si stiano pentendo di aver avanzato la richiesta del coprifuoco, una misura superflua ed inefficace.

Gaia Bottà
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