La fine dei pop-up

di A. Chiodi - La decisione di America Online di rinunciare ai pop-up è un passo nella giusta direzione. La speranza è che faccia scuola, per far capire che l'advertising non paga se toglie spazi di controllo all'utente

Roma - Passa quasi inosservata qui da noi una notizia che è invece epocale per chi mal sopporta la pubblicità online quando è invasiva. America Online, AOL.com, ha infatti nei giorni scorsi ufficialmente scomunicato i banner pop-up, le odiose finestre pubblicitarie che si aprono inattese insieme alle pagine web richieste consapevolmente dall'utente.

AOL ha dichiarato, dunque, che tutte le pubblicità di terze parti non saranno più piazzate sul network seguito da 35 milioni di utenti con banner pop-up, cedendo quindi alle molte critiche che da una tale mole di utenza sono giunte al management in questi anni. Una scelta che ad agosto era già stata fatta propria da alcuni big, e tra questi Earthlink.

Quella di AOL è però una decisione destinata ad andare ben al di là dei confini del proprio network. Provenendo da un gruppo di tale peso, infatti, una mossa così è destinata ad avere un impatto anche culturale imponente offrendo nuovi strumenti di contestazione e reazione a quei navigatori che da sempre si indignano dinanzi a quelle invasive e irrispettose finestrelle. E non è un caso che poche ore dopo AOL anche AskJeeves abbia annunciato una decisione analoga.
I boss di AOL stimano che la rinuncia ai pop-up nel 2003 si tradurrà in perdite pubblicitarie per 30 milioni di dollari. Una cifra enorme che sperano sarà recuperata da nuove forme di advertising online. E davvero non è detto che queste ultime piaceranno agli utenti più di quanto non siano piaciuti i pop-up.

La speranza, comunque, è che quella di AOL sia una scelta che faccia scuola sul web. E non tanto per quei siti che pubblicano pop-up perché così viene imposto loro dagli inserzionisti quanto invece da chi le pubblicità online le pianifica. Secondo Nielsen//NetRatings questo genere di banner è infatti sempre più diffuso e ce ne sono stati addirittura cinque miliardi in giro per la rete negli ultimi quattro mesi.

Non sappiamo ancora quali nuovi strumenti AOL voglia mettere in campo per compensare le perdite. Quel che sappiamo è che saremmo sorpresi se a lungo termine venisse considerata come funzionale una pubblicità che basa la propria esistenza sulla sottrazione all'utente del controllo della propria navigazione e del proprio computer, come accade per una finestra che si apre non richiesta, per un banner a tutto schermo e via dicendo.

Trovare il giusto equilibrio è essenziale per l'utente, per i siti e per gli sponsor. E abbattere i pop-up senz'altro aiuta.

Adele Chiodi
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