Alfonso Maruccia

Il dosimetro RIFD che si inietta nei tumori

Ci lavora un ricercatore universitario statunitense, con l'obiettivo di semplificare la diagnosi della patologia e rendere pi¨ precisa e affidabile la misurazione delle radiazioni durante la terapia

West Lafayette, Indiana. Alla Purdue University stanno lavorando alla realizzazione di un piccolo sensore RFID impiantabile direttamente nel tumore, in grado di fornire in maniera puntuale informazioni diagnostiche al medico, senza dover esporre il paziente a dosi non necessarie di radiazioni.

Lo studio, condotto dal professore associato della School of Electrical and Computer Engineering Babak Ziaie e da Chulwoo Son, ambisce a sposare le tecnologie wireless con un avanzamento concreto delle tecniche diagnostiche, rispondendo a problematiche complicate, come la necessità di tenere sotto controllo il dosaggio di radiazioni inoculate nella massa tumorale mentre questa si trasforma durante il decorso della malattia, invadendo nuovi organi e spazi dell'organismo colpito.

Il metodo finora utilizzato per tenere sotto controllo il "cammino" del cancro prevede l'impiego di TAC a raggi X, i quali possono risultare dannosi per i tessuti se usati ripetutamente e sono comunque difficili da impiegare durante la terapia, basata su dosi di materiale radioattivo inoculato direttamente nel sistema circolatorio del paziente.
Il piccolo dispositivo di Ziaie risolve il problema alla radice, poiché contiene un meccanismo di tracciamento wireless assieme a una versione miniaturizzata dei dosimetri impiegati negli apparati in grado di rilevare il livello di radiazioni nell'ambiente. Questo "micro-dosimetro wireless passivo impiantabile" riceve energia da spirali elettriche installate vicino al paziente, fornisce la posizione precisa del tumore assieme, appunto, al livello di liquidi radioattivi circolanti e non presenta controindicazioni dal punto di vista della salute del paziente.

Attualmente i ricercatori sono riusciti a produrre un micro-dosimetro wireless del diametro di circa 2,5 millimetri e della lunghezza di due centimetri, dimensioni sufficienti per "sparare" il dispositivo dritto nella massa cancerogena con una siringa. Ma Ziaie è al lavoro per ridurre ulteriormente l'ingombro del suo micro-sensore, con la speranza di compattarlo fino alle dimensioni di un chicco di riso.

Alfonso Maruccia
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