Dario D'Elia

Comcast: quell'email non passerÓ

Il provider la spunta sull'ammazzasette del mail marketing: la clausola del Buon Samaritano protegge anche i suoi abbonati. Ma e360 avverte tutti: non la finiremo qui con le email - Update ore 13

update in calce - Roma - Lo sguardo professionale con cui il più noto email marketer statunitense e360insight ammicca dalle proprie pagine web secondo qualcuno ha persino qualcosa di vampiresco, ed è per questo che Spamhaus e Comcast vanno in giro con pistole e pallottole d'argento: grazie a quelle l'organizzazione antispam ha evitato di chiudere nel 2006 dopo aver inserito e360insight tra i cattivi dello spam; e Comcast con mezzi analoghi si è salvata, perché impedire a certe email di marketing di passare, proprio come fossero spam, non è illegale.

Comcast contro e360e360insight è una società che utilizza la posta elettronica come mezzo per comunicare messaggi commerciali e non al pubblico. Molti considerano la sua attività ai limiti dello spam. Spamhaus, in qualche modo, è riuscita a dimostrarlo in tribunale sopravvivendo nel 2006 ad una causa intentatale dall'azienda.

Il provider Comcast, che mesi fa aveva deciso di iniziare a filtrare le mail provenienti da e360insight, si è ritrovato nella stessa situazione. Per il filtro sulle loro email i marketer di e360 hanno richiesto 500 mila dollari di danni e la correzione della policy antispam. Hanno sostenuto di non essere spammer, dato che usano mailing list autorizzate; "quindi Comcast avrebbe interferito con il business", hanno dichiarato.
Il magistrato James Zagel dello US District Court of Northern Illinois ha rigettato le accuse contro il celebre provider statunitense, facendo un chiaro riferimento a una norma del Communications Decency Act che viene ricordata come la "disposizione del Buon Samaritano". Le cosiddette Good Samaritan law intervengono nel campo delle responsabilità legali, e nello specifico quando qualcuno si prodiga nell'aiutare qualcun altro e, inavvertitamente, si provocano effetti collaterali indesiderati.

Nel Communications Decency Act si legge infatti che ogni ISP è protetto dalle responsabilità per "ogni azione volontaria presa in buona fede per contenere l'accesso a materiale che il provider o gli utenti considerano osceno, indecente, lascivo, eccessivamente violento o comunque discutibile, anche se il materiale è costituzionalmente protetto". Zagel, di fatto, ha citato questa norma (Sezione 230) come principio chiave per la sua decisione. "Alcuni, forse la maggioranza delle persone di questo paese, chiamerebbero comunque e360insight uno spammer", ha aggiunto il Giudice. Insomma, e360insight avrebbe potuto vincere solo dimostrando senza ombra di dubbio la cattiva fede di Comcast.

Marketer abbattuto? No di certo. "e360 continua a combattere per i suoi diritti di comunicare con i suoi clienti", avverte il comunicato stampa dell'azienda.

Dario d'Elia

Update 0re 13.00
Il celebre esperto antispam Furio Ercolessi, ben noto ai lettori di Punto Informatico ha evidenziato alcune precisazioni sull'articolo pubblicato da PI. In particolare, scrive, "Dire che Comcast si è "salvata" è come dire che un elefante si è salvato da una zanzara che lo attaccava. Salvata da che? Ha semplicemente demolito e360, con una certa ferocia aggiungerei, e potrebbe darsi che ora proceda con una controcausa. Né Spamhaus, da quel che mi risulta, ha mai corso nemmeno lontanamente il rischio di avere "le gambe tagliate".
L'unico vago rischio corso a un certo punto è che il dominio spamhaus.org fosse sospeso, cosa che avrebbe costretto l'organizzazione a spostare il servizio su un altro dominio.
Il rischio è sfumato nel momento in cui ICANN ha emesso http://www.icann.org/announcements/announcement-10oct06.htm (e il registrar del dominio in Francia sicuramente non stacca un dominio di una organizzazione che supporta ufficialmente per ordine di una corte statunitense)".

E continua: "Esiste una ampia evidenza che e360 sia uno spammer. La cosa non è minimamente messa in dubbio da alcun operatore del settore. Non viene in mente al reporter che se non lo fosse Spamhaus non si sarebbe mai occupata di loro? Lo sa il reporter che i listing SBL sono basati sulla ricezione di spam da parte di traps, o pensa che siano il risultato di opinioni come gli spammers vogliono far credere?" Com'è noto le attività di Spamhaus sono seguite molto da vicino da Punto Informatico da molti anni. ╚ però senz'altro utile a chi volesse approfondire la vicenda e360-Comcast seguire l'invito di Ercolessi a leggere anche TechDirt e MultiChannel. "Per chi vuole approfondire - suggerisce Ercolessi - i documenti legali completi sono in http://www.spamsuite.com/, e quelli prodotti dai legali di Comcast sono inusualmente divertenti".
1 Commenti alla Notizia Comcast: quell'email non passerÓ
Ordina
  • All'ottima risposta di Furio Ercolessi vorrei aggiungere che esiste una distinzione su ciò che è "universalmente" considerato SPAM (una definzione condivisa è questa: http://www.spamhaus.org/definition.html) e ciò che la legge consente di fare, che è diversa da paese a paese.

    Visto che l'ISP deve limitare i danni provocati dallo spam a sè e ai propri utenti, a mio avviso è lecito che un ISP blocchi uno spammer se questo fa SPAM, anche se lo fa rispettando le leggi vigenti in quel paese.

    Spesso infatti le normative non sono così complete ed efficaci nel limitare il fenomeno spam in modo tempestivo: senza sistemi tipo Spamhaus, i filtri antispam sarebbero in questo caso meno efficaci, a danno di tutti, anche delle aziende che fanno email marketing seriamente e senza trucchi.

    Poi certo ci sono sistemi e sistemi, e stà nella saggezza di chi gestisce questi filtri nel trovare il giusto mix per minimizzare i falsi positivi.

    Nazzareno Gorni
    http://www.MailUp.it/
    non+autenticato