Alfonso Maruccia

L'Europa vuole robot socievoli

La personalità degli amici elettronici dell'uomo dovrà avere un certo taglio, soddisfare certe esigenze, rappresentare un certo tipo di compagnia

Roma - Nella lunga corsa dell'umanità verso il secolo dei robot, ai progetti pionieristici della tecnologica Corea del Sud si aggiunge ora il lavoro dei ricercatori europei, o per lo meno di quelli che da questa settimana sono impegnati in LIREC, Living with Robots and Interactive Companions. Scopo ultimo del nuovo importante progetto europeo è la concretizzazione di un sogno della fantascienza contemporanea, nientemeno che dar vita ad automi non solo "intelligenti" ma anche capaci di interagire con i padroni umani attraverso contatti classificabili come "sociali".

RobbySono 10 le università del Vecchio Continente attive in LIREC, e avranno garantiti 7,5 milioni di euro spalmati su quattro anni. Visto l'arduo compito che si sono dati gli atenei, a essere coinvolti saranno specialisti di campi diversi inclusi ingegneri, psicologi e computer scientist, tutti impegnati nello sviluppo di quella che sperano si affermi come la prima personalità artificiale.

"Quello che stiamo valutando sono le interazioni a lungo termine tra le persone e i robot in situazioni reali", dice Peter McOwan dell'università londinese Queen Mary, responsabile della coordinazione del progetto. Per McOwan la "grande domanda" è "quale tipo di proprietà deve avere un compagno sintetico per spingere le persone a coinvolgersi con questo in una relazione sociale e magari per un periodo di tempo piuttosto esteso?"
LIREC guarda oltre l'attuale panorama tecnologico fatto di telefonini e computer "antropomorfizzati", e guarda oltre anche l'avanguardia robotica dei vari Asimo, iCub (anch'esso europeo), il cucciolo Aibo e via di questo passo. McOwan parla di un futuro in cui i compagni digitali siano in grado di adattarsi alle necessità e alle abitudini dei padroni umani, assistendoli, provvedendo alle loro necessità, ai loro acquisti, e fornendo supporto a persone con esigenze specifiche come certi anziani.

"Uno dei progetti è quello dello spirito di casa - continua McOwan - dove c'è una entità che tiene sotto controllo tutto per essere sicura che nessuno cada, che si prendano le medicine". Il tutto naturalmente mediato da una personalità sintetica basata su algoritmi di auto-apprendimento, capace di conquistarsi la fiducia dei padroni di casa interagendo con essi in maniera molto più naturale che non col "sedersi davanti a un mouse e a una tastiera", dice l'esperto.

Un balzo in avanti nel tempo e nella concezione attualmente maggioritaria di cosa sia o cosa possa essere un robot, affrancata dalle visioni dei "cavalieri meccanici" di Leonardo Da Vinci (1495) così come dal significato originario della parola "robot", coniata dallo scrittore Karel Capek a partire dalla parola ceca robota, "lavoro pesante". Qualcosa che si avvicini più all'ambiguo HAL 9000 di 2001 Odissea nello Spazio che non al moderno "maratoneta" sintetico giapponese Asimo.

Loro e CaterinaI prodromi di LIREC possono essere identificati in Kaspar, cucciolo di baby-robot dall'età di due anni sviluppato da Kerstin Dautenhahn, professore di intelligenza artificiale presso l'università inglese di Hertfordshire. Kaspar è in grado di interagire con l'interlocutore a un livello più profondo, grazie alla sua capacità di riprodurre le espressioni facciali.

Dautenhahn sostiene che occorra avvicinarsi alla frontiera della personalità sintetica tenendo sempre a mente la necessità che questa si debba adattare a quelle dei compagni umani: "Le persone più estroverse dicono di sentirsi a proprio agio interagendo con un robot umanoide" dice l'esperto, mentre i più introversi sono maggiormente inclini a interagire con robot dalle tendenze marcatamente meccaniche. Emergerà una Susan Calvin all'altezza del compito?

Alfonso Maruccia
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