WiFi in città? Il mezzo e il fine

di Alfonso Fuggetta - Condivido il fine, ma il mezzo è carente: non mi pare che le reti WiFi siano intrinsecamente sociali e aperte mentre le altre no. Dipende da come le si usa, dagli accordi in campo, da come si gestiscono

Roma - Punto Informatico ha messo online un servizio video nel quale, partendo dai miei commenti sulle reti WiFi pubbliche, sviluppa il tema e ne offre una sua interpretazione: Il Wi-Fi in città? Non serve.

Innanzi tutto mi fa piacere che su questa mia riflessione Punto Informatico abbia voluto costruire un bel servizio, tra l'altro video e ben montato.

Devo dire che non condivido il modo nel quale il servizio viene chiuso. Di fatto si contrappone la mia visione di "tecnico" con quella di carattere più sociologico e politico, se vogliamo, di Sergio Maistrello. Si dice, nella sostanza, che da un punto di vista tecnico le reti WiFi potrebbero anche non funzionare gran che bene; tuttavia, svolgono un ruolo sociale e culturale importante e hanno un connotato che quelle cellulari commerciali non possono avere.
Inoltre, si dice che la rete cellulare costa troppo. Su questo tema avevo già risposto sul mio blog, in primo luogo segnalando che di gratis a sto mondo non c'è nulla. Dipende da chi paga, ovviamente. In secondo luogo, i prezzi sono in discesa. In terzo luogo, per una PA è più conveniente spendere X per avere una rete WiFi oppure lo stesso X per pagare l'accesso a 3G via gli operatori esistenti? È tutto da vedere.

In generale, mi pare che in questi ragionamenti ci sia un baco di fondo. Avevo scritto un post su Pensieri a questo proposito. Dicevo che spesso si confonde il mezzo con il fine. Io condivido il fine, ma trovo che il mezzo sia carente. Né ha senso caratterizzare un mezzo rispetto ad un altro dicendo che è "culturalmente migliore". Non mi pare che le reti WiFi siano "intrinsecamente" sociali e aperte, mentre le altre no. Dipende da come le si usa, da come si fanno gli accordi con gli operatori, da come si gestisce l'intera vicenda. Anche nel caso di WiFi bisogna definire accordi commerciali, regole di accesso, "questioni tecnico-economiche". Non è che nascano sociali per investitura dall'alto.

Penso che questo sia uno dei limiti nelle discussioni su questi temi. Si confondono fini e mezzi. Si associano a certi mezzi caratteristiche e proprietà che in realtà non hanno o non hanno in modo esclusivo.

Credo dovremmo essere più "laici". Certo definire fini e obiettivi in modo serio e lungimirante. Ma poi si deve fare una analisi pragmatica per scegliere di volta in volta la soluzione che è maggiormente funzionale al raggiungimento di quei fini e obiettivi. Altrimenti, si rischia di vanificare sforzi o di doverli moltiplicare, senza ottenere quei risultati che tutti ci aspetteremmo.

Alfonso Fuggetta

(*) A.F. è docente del Politecnico di Milano e CEO e Direttore scientifico del CEFRIEL
6 Commenti alla Notizia WiFi in città? Il mezzo e il fine
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  • Tutto queste belle parole per dire cosa?

    Si vede che è un docente...
    non+autenticato
  • non e' il messaggio? (http://en.wikipedia.org/wiki/The_medium_is_the_mes...)

    (bisogna anche capire in che misura, certo fanno parte del mezzo anche il costo, dettato da tecnologia, legislazione, monopoli, ecc., la liberta' d'uso, vd. computer con connettibilita' wi-fi facile vs. contratti spesso onerosi, vincolanti e oscuri)
  • La tecnica deve tener conto degli aspetti sociologi se non vuol andare incontro a fallimenti clamorosi.
    Il vecchio, triviale adagio che dice "Tira di piu' un pelo di f...a che cento buoi in salita" ha trovato una lampante conferma nel mondo del web più che in ogni altro settore.
    Cosa sarebbe oggi la rete o il computer senza i contenuti pornografici, le community di incontri, la possibilità di trovare in rete di tutto e soprattutto "cose proibite" o considerate sconvenienti nel mondo reale?
    Quanta gente si sarebbe realmente avvicinata ad internet se questa fosse stata percepita solo come un noiso mezzo di interscambio di noiosi, pur importantissimi, documenti?
    Ora, se l'importanza della diffusione dei media digitali, del networking, di una dimestichezza con l'uso della rete e la sua diffusione per scopi sicuramente più seri e meno ludici, è ancora un obiettivo primario, la realizzazione di reti wi-fi (più economiche, pratiche e funzionali delle attuali connessioni tramite operatore telefonico) non può che essere considerata una spinta importante in tal senso.
    Credo, a differenza dell'autore dell'articolo, che l'aspetto sociologico sia importantissimo per la diffusione di questi strumenti. L'aspetto tecnico, in realtà, segue dei binari molto più teorici e meno pratici di quelli legati alla disponibilità, alla sensazione di libertà di espressione e di comunicazione intrinseco della rete.
    Ponendo dei limiti a priori si ottengono fallimenti come quelli della fibra ottica superata dai modem adsl nei primi anni del 2000, oppure la bizzarra proposta di "Fido", costata milioni di euro anche di denaro pubblico, e mai utilizzata. Ed infine, perchè investire denaro pubblico per permettere a un privato di installare impianti a pagamento in zone altrimenti economicamente svantaggiose e non invece investire direttamente in connessioni wi-fi facilmente gestibili e meno costose?
    non+autenticato
  • Le argomentazioni del Prof Fuggetta sono imprecise sia tecnicamente che economicamente. Da un punto di vista "tecnico" le reti 3G non sono sociali, e non sono neanche "reti". Sono troppo "vocecentriche", si basano su stazioni radio base e su terminali, mentre il WiFi consente la creazione di reti vere e proprie. Inoltre il 3G è, a causa o per merito del fatto di usare frequenze "licenziate" e di richiedere grandi investimenti, nelle mani di grossi gruppi i quali devono/possono richiedere tariffe onerose sui dati e hanno il proprio business fondamentalmente sulla sola voce. Io, ad esempio, ho seguito la realizzazione di numerose reti WiFi tra le quali una in Alta Langa che ha diverse centinaia di utenti, attiva su decine di comuni su un territorio in gran parte privo di copertura ADSL o 3G e realizzata on soluzioni economiche, scalabili e flessibili. Alle migliori condizioni di mercato dati 3G il costo dell'impianto, con gli attuali usi, finirebbe nelle bollette di pochi mesi, senza considerare altri fattori quali l'indipendenza strategica e/o la maggiore socialità della rete. Fino ad oggi le grandi telco, nonostante le frequenze proprietarie, le grandi risorse finanziarie e le migliori tecnologiche non sono riuscite a rispondere alle esigenze di "reti a pacchetto mobili e diffuse". Se l'appello del Prof Fuggetta, un "illuminato ultraconsevatore tecnologico". è diretto alle compagnie telefoniche perché rispondano a queste esigenze di mercato facendo utili per pagare i debiti e remunerare i propri azionisti, penso che sia certamente positivo, se invece è diretto a finanziare con soldi pubblici le loro inefficienze è certamente da respingere. Detto questo è evidente che, ad oggi, l'unico buon investimento che può fare una Pubblica Amministrazione nel wireless è riferito a reti WiFi di sua proprietà: in attesa che, anche le Telco, capiscano che il 3G è vecchio: nelle frequenze, nel modello tecnologico, e nel modello di business.
    non+autenticato
  • Le reti 3G putroppo sono in mano di pochi operatori, che le gestiscono a proprio uso e consumo.

    Le reti WiFi sono più neutrali.
    non+autenticato
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