USA, sito accessibile? Non è obbligatorio

Un giudice sostiene che le leggi che consentono l'accesso nei luoghi pubblici ai portatori di handicap non possono essere estese ad internet

Washington (USA) - Una sentenza decisamente rilevante quella pronunciata da un giudice federale statunitense secondo cui le normative che oggi obbligano i gestori di luoghi pubblici o di pubblico interesse ad agevolare l'ingresso dei disabili nelle strutture non possono essere estese al Web.

Il giudice Patricia Seitz ha spiegato che le normative statunitensi riguardano solo ed esclusivamente luoghi "fisici" e non quelli elettronici. L'esistenza di linee guida sull'accessibilità messe a punto dal World Wide Web Consortium, per quanto rilevanti, non hanno forza di legge e dunque non si può pretendere che un'azienda che offre servizi pubblici debba attenersi ad esse.

Il caso giudicato da Seitz era nato su denuncia di un ipovedente, Robert Gumson, che lamentava l'enorme difficoltà nell'utilizzare i servizi di biglietteria online della Southwest Airlines, nota compagnia aerea statunitense. In tribunale, gli avvocati dell'uomo hanno tentato di dimostrare come gli ostacoli all'uso degli strumenti di sintesi vocale e degli altri tool di navigazione per disabili rappresentassero una violazione delle normative.
Il giudice ha spiegato invece che l'attuale formulazione dell'ADA, la legge che regola questo settore negli Stati Uniti, non consente deroghe. Una decisione in senso diverso avrebbe evidentemente portato ad un trionfo per i sostenitori dell'accessibilità e costretto enti pubblici e aziende impegnate in servizi di interesse pubblico a rivedere rapidamente la struttura e l'operatività di siti non accessibili la cui realizzazione ha però spesso avuto costi elevati.

In Italia polemiche sull'accessibilità di questo tipo di siti ce ne sono state molte e in particolare sul sito Trenitalia delle Ferrovie dello Stato.
31 Commenti alla Notizia USA, sito accessibile? Non è obbligatorio
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  • Credo si debba distinguere tra siti di aziende private e siti di aziende della pubblica amministrazione o di servizi pubblici.

    Nel primo caso le scelte tecniche di accessibilità e compatibilità rappresentano la summa di parecchi fattori tra i quali principalmente il costo marginale di ogni nuovo utente raggiunto.
    Mi spiego meglio: se per raggiungere il 95% degli utenti devo spendere 100 (tra costi iniziali e di aggiornamento del sito) è chiaro che non ho alcuna convenienza economica se per coprire il 95.5% degli utenti devo spendere 120, il costo marginale diventa troppo elevato.
    Per un'azienda privata è sacrosanto poter decidere liberamente con quale sistema informativo sarà possibile raggiungere il proprio sito o servizio, anche solo con Windows IE, estremizzando, si tratta poi di vedere a posteriori se quella scelta è stata proficua in un'ottica strategica più generale.

    Diverso il discorso sui siti di emanazione statale, è diritto dei cittadini disabili poter accedere con sistemi idonei almeno ai servizi di base offerti ai cittadini normodotati.
    La soluzione più indolore dovrebbe consistere nel creare siti specializzati paralleli per gli utenti disabili che offrano un range minimo di funzionalità.
    Ma ovviamente tutto ciò ha comunque un costo aggiuntivo ed è per questo che il problema divanta squisitamente politico: quante risorse allocare per questo,come trovare la copertura finanziaria?

    Risolto questo punto (sempre e solo un problema di soldi purtroppo) sarebbe pensabile allocare delle risorse anche ai siti privati come contributo statale all'accessibilità dei loro siti (ricevi un contributo statale se rendi il tuo sito accessibile a un non vedente per esempio).

    Tamerlano













    non+autenticato
  • probabilmente economicamente hai ragione, ma probabilmente discriminare una persona perche' questa non riesce a vedere bene o non vede del tutto e quindi escluderla dalla fruizione di un servizio quando ci sono i mezzi per evitare questo problema non e' eticamente giusto...

    Mettiamo il caso che i "bianchi" evessero una diversa scala di percezione dei colori per cui per loro risulti possibile distinguere due sfumature leggerissime di un colore e il sito della mia azienda sfruttasse come colori di testo e sfondo queste due sfumature in modo da renderlo leggibile solo ai "bianchi" non verrei accusato di discriminazione, razzismo, apartheid?

    Lo so che l'esempio e' inventato ma perche' si puo' discriminare un ipovedente mentre gli altri no?

    Se non esistono leggi in questa materia bisognerebbe introdurle invece che pensare a come   spillare piu' soldi ai cittadini..

    saludos
    non+autenticato
  • siamo in America, dove ogni pretesto e' buono per fare causa a qualcuno.
    Ho visto con i miei occhi un costume da superman, con su scritto "l'uso di questo costume non abilita al volo"....
    come se non lo sapessero tutti...
    ma magari qualche bambino si e' lanciato dal balcone con il costume indosso e i genitori hanno ottenuto dei soldi dalla casa produttrice perche' mancava l'avvertenza...
    E poi bisogna considerare anche cosa offre il sito.
    Un sito pubblico (i siti ministeriali ad esempio) dovrebbero essere accessibili a tutti, ma non il mio sito, anche se pubblico.
    In un ospedale mi aspetto di trovare tutto quanto serva a migliorare l'accessibilita' ai portatori di handicap, ma nel giardino di casa mia faccio quello che voglio, anche se fosse aperto a tutti...
    Ci sono cose ben piu' importanti da fare per i portatori di handicap in Italia...

    ciao
    non+autenticato
  • Concordo con te... ma un sito di pubblica utilità come quello di una compagnia aerea deve essere accessibile.
    non+autenticato


  • - Scritto da: Roberto Scano
    > Concordo con te... ma un sito di pubblica
    > utilità come quello di una compagnia aerea
    > deve essere accessibile.

    Se la compagnia aerea fosse posseduta dallo stato sarei d'accordo, altrimenti no, anche i giornali online sono di pubblica utilità informativa ma non per questo devono pagare di tasca loro i maggiori costi si sviluppo e manutenzione dei siti. Per loro deve essere una scelta economica e strategica.

    Tamerlano



    non+autenticato


  • - Scritto da: Roberto Scano
    > Concordo con te... ma un sito di pubblica
    > utilità come quello di una compagnia aerea
    > deve essere accessibile.

    Forse bisognerà chiarire il concetto di pubblica utilità.....
    non+autenticato

  • - Scritto da: matteooooo
    >
    >
    > - Scritto da: Roberto Scano
    > > Concordo con te... ma un sito di pubblica
    > > utilità come quello di una compagnia aerea
    > > deve essere accessibile.
    >
    > Forse bisognerà chiarire il concetto di
    > pubblica utilità.....

    spostarsi da milano a roma in aereo puo' essere un optional ma spostarsi da new york a los angels in areoplano credo sia un'esigenza...

    certo che in carrozzina a manetta sulla route66 sarebbe una bella scena a vederla dal di fuori ma chi spinge?

    alcuni servizi una volta offerti vanno garantiti...es pensate al vostro provider che di colpo vi taglia la connessione...
    non+autenticato


  • - Scritto da: click'n'run
    >
    > - Scritto da: matteooooo
    > >
    > >
    > > - Scritto da: Roberto Scano
    > > > Concordo con te... ma un sito di
    > pubblica
    > > > utilità come quello di una compagnia
    > aerea
    > > > deve essere accessibile.
    > >
    > > Forse bisognerà chiarire il concetto di
    > > pubblica utilità.....
    >
    > spostarsi da milano a roma in aereo puo'
    > essere un optional ma spostarsi da new york
    > a los angels in areoplano credo sia
    > un'esigenza...

    ???

    > alcuni servizi una volta offerti vanno
    > garantiti...es pensate al vostro provider
    > che di colpo vi taglia la connessione...

    Non mi risulta che una qualsiasi compagnia aerea rifiuti di risponderti al telefono, non mi risulta che una agenzia di viaggio ti rifiuta una prenotazione...
    Un sito internet è un bene accessorio non certo primario altrimenti non si capisce come riuscivamo a vivere tre o quattro anni fà.
    Ciao
    non+autenticato


  • - Scritto da: matteooooo
    > Forse bisognerà chiarire il concetto di
    > pubblica utilità.....

    Qualsiasi servizio rivolto al pubblico in sostituzione, collaborazione o in concorrenza allo Stato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: maks
    > siamo in America, dove ogni pretesto e'
    > buono per fare causa a qualcuno.
    > Ho visto con i miei occhi un costume da
    > superman, con su scritto "l'uso di questo
    > costume non abilita al volo"....
    > come se non lo sapessero tutti...
    > ma magari qualche bambino si e' lanciato dal
    > balcone con il costume indosso e i genitori
    > hanno ottenuto dei soldi dalla casa
    > produttrice perche' mancava l'avvertenza...

    No molti lo mettono per pararsi memori di casi precedenti similari.
    Nel caso è un esagerazione inutile perchè non era il costume a dare i super poteri a superman diverso sarebbe il caso non so dell' anello di Lanterna Verde o del martello di Thor.

    Inoltre un genitore prima di avere un risacimento dovrebbe fiondare il bimbo dalla finestra e rischierebbe molti più anni di galera di quanti soldi di risarcimento prenderebbe.

    Anni fà c'era una promozione della pepsi cola dove si vincevano diversi premi a seconda dei vuoti consegnati e la pubblicità televisiva finiva con un paradosso : Diceva schersosamente e se poi ne consegnate 10'000 e mostrava uno Space Shuttle.
    Un ragazzino americano mettendosi d'accordo con tutti i suoi amici e con quasi tutta la scuola raccolse le 10000 bottiglie e le invio alla pepsi recriminando indicando l'indirizzo di casa dove recapitargli la sua nuova navicella spaziale.
    La pepsi replico inviandogli una cassa di pepsi in omaggio e informandolo che l'allusione allo Space Shuttle era uno scherso.
    Il ragazzino fece giustamente causa per pubblicità ingannevole rivendicare il suo diritto al premio visto che la pubblicità non menzionava che si trattava di uno scherso.
    Non so come sia finita la causa poi o se abbiamo trovato un accordo extragiudiziale ma temo che visto che non se ne sia più parlato la legge sia piegata ancora una volta alle prepotenze del più potente non facendo rispettare il diritto del consumatore.
    non+autenticato

  • E' la classica battaglia legale al fine di tentare di beccare qualche dollaro delle società in sede extra giudiziale.

    Probabilmente tra un po qualcuno farà causa alla Bianchi perchè da ipovedente non riesce ad andare in bicicletta...

    Cominciamo a permettergli di girare per le città senza grossi ostacoli...già sarebbe un passo in avanti mostruoso...
    non+autenticato
  • E' vero che negli USA non è obbligatorio rendere un sito accessibile, ma vi sono degli standard federali che, di fatto, obbligano enti pubblici, scuole, università, agenzie del governo, ecc. a rendere accessibile i propri siti web. Questi standard sono descritti nella "Section 508" (vedi http://www.section508.gov/).
    non+autenticato
  • Perche' se un sito e' accessibile ha piu' accessi e non solo da parte dei disabili. Se non lo e' vuol dire che ha scelto di non essere accessibile ai disabili. Non e' discriminazione, e' una scelta strategica.
    non+autenticato
  • > Perche' se un sito e' accessibile ha piu'
    > accessi e non solo da parte dei disabili. Se
    > non lo e' vuol dire che ha scelto di non
    > essere accessibile ai disabili. Non e'
    > discriminazione, e' una scelta strategica.

    Non è una scelta strategica, è una scelta commerciale.
    Chi fa siti web risparmia molto tempo se non tiene conto dell'accessibilita'.
    Poi c'è chi i siti web non li sa fare, e li' e' un'altro discorso.
    non+autenticato
  • > Non è una scelta strategica, è una scelta
    > commerciale.
    > Chi fa siti web risparmia molto tempo se non
    > tiene conto dell'accessibilita'.
    > Poi c'è chi i siti web non li sa fare, e li'
    > e' un'altro discorso.

    quanti negozi hanno strutture adatte ai disabili?
    quasi nessuno...
    se non sono obbligati loro a metterle, perche' dovrebbe esserlo un sito web?
    ripeto, solo i siti istituzionali dovrebbero essere obbligati a farlo, gli altri fanno come vogliono.
    In questo modo, ovviamente, rinunciano a una clientela potenziale...

    ciao
    non+autenticato
  • - Scritto da: maks
    > quanti negozi hanno strutture adatte ai
    > disabili?
    > quasi nessuno...
    > se non sono obbligati loro a metterle,
    > perche' dovrebbe esserlo un sito web?
    > ripeto, solo i siti istituzionali dovrebbero
    > essere obbligati a farlo, gli altri fanno
    > come vogliono.
    > In questo modo, ovviamente, rinunciano a una
    > clientela potenziale...
    >
    > ciao

    "Obbligati"... nessuno parla di obblighi.
    Tu ti poni un problema economico-commerciale, quello di eventuali clienti persi, e la vedi tutta in questa chiave.
    Ma il Web non e' nato per fare soldi, e soprattutto mi sembra ingiusto mettere gli obiettivi economici davanti a quelli morali (Es.: sacrificare l'accessibilita' per risparmiare tempo).


    By Rock Keyman

    !


    PS: Ci sono leggi che regolano l'accessibilità anche nei luoghi pubblici come negozi, ecc. anche se purtroppo molti se ne fregano.

    non+autenticato
  • > PS: Ci sono leggi che regolano
    > l'accessibilità anche nei luoghi pubblici
    > come negozi, ecc. anche se purtroppo molti
    > se ne fregano.
    >

    appunto..
    questo dicevo!
    molti se ne fregano parcheggiando nei posti per disabili, o davanti alle pensiline per le carrozzine
    altri lo fanno slo per risparmiare.. quindi niente bagni per portatori di handicap e scale ovunque...
    credo che il problema sia culturale, non tecnico.
    Se esistessero incentivi per queste cose, tutti le farebbero. Se ne buttano tanti di soldi in cazzate..
    E' brutto dover "comprare" i propri diritti, ma i soldi sono l'unica cosa che tirano in questa societa'.

    ciao
    non+autenticato
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