
Roma - In principio furono i corsi del Consorzio Nettuno: andavano in onda nel cuore della notte sulle reti televisive nazionali, con riprese a camera fissa, ed offrivano lezioni di materie scientifiche svariate sotto la guida di docenti dall'aria arcigna, e spesso un po' grigia. Eravamo negli anni Ottanta, allora, e nella maggior parte delle case non c'erano personal computer né portatili né, tantomeno, internet. Le università erano le Università, e parlare di "formazione a distanza" appariva ancora come un divertimento per intenditori, o una semplice provocazione.
Da allora, però, molte cose sono cambiate. Le università si sono trasformate, esplorando nuove modalità educative e diversificando la propria offerta didattica; nuovi attori si sono affacciati sul mercato della formazione, facendo una concorrenza spesso serrata alle istituzioni tradizionali. Ma, soprattutto, l'
innovazione tecnologica ha stravolto gli schemi educativi più consolidati, moltiplicando gli strumenti e le possibilità a disposizione di docenti e discenti: la formazione a distanza (FAD), fusa e disciolta nel frattempo nel più moderno "elearning", è divenuta realtà, ed oggi costituisce un dato acquisito a (quasi) tutte le latitudini.
Ai giorni nostri, allora, è
normale trovare online i materiali didattici di istituzioni accademiche come il MIT di Boston o l'Università di Berkeley, e non appare strano che i docenti invitino i propri studenti a imparare la scrittura attraverso i blog, o a risolvere collaborativamente i quesiti attraverso wiki. Allo stesso modo, non desta meraviglia che grandi player tecnologici come IBM e Google investano robustamente in
progetti didattici congiunti con le università o commissionino loro il design e lo sviluppo di
piattaforme e-learning integrate.
Negli USA, tutte le università
combinano sempre più spesso l'insegnamento in presenza con moduli online. La norma è impiegare i
tool e le piattaforme di
elearning come supporto per la didattica tradizionale (c.d.
enhanced learning), ma si affermano anche esperienze di didattica mista (lezioni in presenza più lezioni a distanza, c.d.
blended learning), e si accresce parallelamente anche l'offerta di corsi di laurea interamente online. Secondo il
Survey 2007 dello Sloan Consortium,
nel 2006 almeno 3,5 milioni di studenti hanno seguito almeno un corso online (+10% rispetto all'anno precedente) e il numero di iscrizioni alle lauree a distanza continua a crescere impetuosamente. Gli atenei trovano nell'offerta FAD la possibilità di entrare in contatto con fasce di "mercato" diversamente non raggiungibili (anziani, disabili, lavoratori più o meno giovani, detenuti), mentre i discenti apprezzano soprattutto gli aspetti di flessibilità e modulazione dei corsi a distanza, che consentono loro di conseguire il titolo di studio senza abbandonare il proprio lavoro o la propria casa (tranne ovviamente per gli esami, tenuti presso la sede universitaria).
In secondo luogo, come accennato sopra, molte università statunitensi hanno cominciato a rendere liberamente disponibili online
porzioni o versioni integrali dei loro cataloghi di materiali didattici, secondo la logica dell'
Open Access. Con
OpenCourseWare (OCW), forse la più nota tra le iniziative di questo tipo, il Massachussets Institute of Technology mette a disposizione di ogni navigatore internet del mondo i documenti (testi, audio, video, slide) relativi a tutti i 1800 corsi del proprio catalogo formativo. OCW viene visitato ogni mese da circa un milione di utenti unici (il 61% dei quali non statunitensi) e fa proseliti in ogni parte del mondo: nel 2006 si contavano 70
mirror sites da tutti i continenti, e molte università impiegano oggi la piattaforma dell'MIT per pubblicare i propri materiali.
All'interno dell'Unione Europea, la Commissione punta con convinzione sull'
elearning per raggiungere i cosiddetti "Obiettivi di Lisbona" e promuovere il molto pubblicizzato "apprendimento continuo" (LifeLongLearning) in tutti i paesi aderenti. In un recente
seminario virtuale tenuto presso il Consiglio d'Europa, alcune delle realtà europee più progredite nel settore hanno portato la propria esperienza, raccontando di come operino e di come stiano attrezzandosi di fronte alle nuove sfide poste dalle reti sociali del c.d. "web 2.0". Troviamo così che nel vecchio continente si affermano esperienze ormai consolidate di
università a distanza, come la britannica
Open University che "serve" 150.000 iscritti e sta sul mercato da oltre 12 anni. Ma ci sono anche Atenei tradizionali (la FernUniversität di Hagen e la Università di Lòdz sono due esempi) che si sono già attrezzati per rendere disponibili online i loro materiali didattici, riorganizzare le modalità di svolgimento delle lezioni, offrire corsi di laurea online.
In Finlandia (fonte:
ELUE Report) lo stato investe ogni anno
9 milioni di euro per lo sviluppo di progetti elearning universitari, e i 21 atenei del paese si sono riuniti in un consorzio (la
Finnish Virtual University) per gestire al meglio esigenze e risorse disponibili. In Francia, d'altra parte, molte istituzioni universitarie hanno "fatto rete" in "campus digitali" consortili (fonte: ELUE Report) per impiegare al meglio i fondi statali e sviluppare insieme nuovi progetti sulle frontiere della FAD.