Gaia Bottà

Una Small Sister per accecare il Grande Fratello

Tecnologie e istruzioni per l'uso date in pasto ai netizen. Collaborare per consentirgli di riappropriarsi del diritto a passare inosservati

Roma - La riservatezza online è un'utopia? È un'ambizione velleitaria mantenere il controllo sui propri dati personali disseminati in rete? D'ora in poi si potrà confidare nella Piccola Sorella, la Small Sister che un hacker olandese vuole opporre alla distopia di orwelliana memoria.

Big BrotherViviamo in una società dominata dal rischio, spiega l'attivista Brenno de Winter nell'introduzione al progetto Small Sister: nessuno si fida più di nessuno, lo stato si infiltra nella vita privata dei cittadini con l'intento di raggranellare informazioni nel nome della sicurezza. L'equilibrio tra il diritto alla riservatezza e il diritto a vivere sicuri è sbilanciato in maniera intollerabile: il cittadino potrebbe addirittura perdere la fiducia in uno stato che in ogni istante tiene traccia della sua vita.

Per questo motivo de Winter invita tutti alla mobilitazione, alla condivisione di informazioni, alla sensibilizzazione: i netizen dovranno imparare a difendere la propria identità dalle incursioni della sorveglianza di stato, ad impugnare gli strumenti che nella piena legalità consentano loro di non barattare la propria vita in rete con la sottomissione ad un panopticon digitale.
A catalizzare l'attenzione dell'hacker è la Direttiva UE che regola la data retention, la conservazione dei dati relativi ad ogni tipo di comunicazione: da data e ora degli SMS alla localizzazione di un telefono cellulare, passando per i numeri di telefono fra cui si svolgono le chiamate e i dettagli relativi alle email e alle sessioni online. Sono dati che operatori telefonici e provider devono obbligatoriamente conservare per lunghi o lunghissimi periodi, in database necessariamente sicuri e onerosi da mantenere. Sono dati dai quali si potrebbe estrarre un distillato della vita di relazione di ciascun cittadino, dati che, se impugnati con non sufficiente cautela, potrebbero innescare un effetto domino, sbaragliando un'infinita serie di diritti.

Small Sister si propone dunque come un progetto destinato ai netizen che desiderano riconquistare la propria riservatezza. Le armi di Small Sister? Il buon senso, una circolazione della conoscenza più vasta possibile, un dibattito costante capace di coinvolgere anche coloro che non sono sensibili alla questione, ma pure dei veri e propri strumenti di anonimizzazione. Si è cominciato a lavorare sulle email, proponendo in maniera semplice e accessibile delle strategie per tentare di sfuggire al tracciamento. I progetti in cantiere sono ambiziosi ma lucidamente abbordabili: "Potremmo trovarci a sviluppare autonomamente del software ma non vogliamo reinventare la ruota" ha spiegato Brenno de Winter. Esiste già un'infinità di Privacy Enhancing Tool quali Tor, Freenet, Truecrypt, GnuPG e Zfone: è ora necessario far convergere gli sforzi di tutti per elaborare delle guide che rendano questi strumenti accessibili. Un tentativo che, se affiancato ad iniziative di stampo istituzionale potrebbe scuotere la società civile e il legislatore, consentire ai cittadini di riconquistare dei diritti alienati da stato, mercato e dalla rassegnazione alla deprivacy.

Gaia Bottà

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