Luca Annunziata

Cubit, il Surface open source

Dispositivi multitouch ad una frazione del prezzo. Il trucco è costruirseli da soli, con il kit giusto. Open hardware per una interfaccia innovativa e democratica

Roma - Chi l'ha detto che per avere un'interfaccia multitouch, che va tanto di moda, si debbano per forza sborsare un mucchio di quattrini? Non ci sono solo Surface, iPhone e i loro concorrenti: per costruirsi il proprio schermo magico bastano pochi componenti hardware e un kit appositamente realizzato. A produrlo hanno pensato gli ingegneri di Eyebeam, un gruppo di eclettici artisti-tecnici o tecnici-artisti di stanza a New York, che da un'idea hanno tirato fuori un vero e proprio prodotto completo e open source.

Cubit al lavoroL'idea è di fornire gli elementi di base per la creazione di una piattaforma di sviluppo: mettendo a disposizione gli schemi hardware e software per realizzare il proprio schermo multitouch, si invita a costruire un prodotto economico e alla portata di tutti, ma si creano anche i presupposti per consentire a volenterosi tecnici in vena di sperimentare, di allargare il proprio bagaglio di conoscenze, di creare nuovi contenuti per una interfaccia multipiattaforma.

A differenza delle soluzioni in commercio come Surface o iPhone, il tavolino multitouch di Eyebeam, chiamato Cubit, è modulare e compatibile con Mac OS X, Linux e Windows. Il risultato non sarà perfezionato come il prodotto di Microsoft o raffinato come quello Apple: una sola telecamera interna contro le cinque di Surface, niente dispositivo di retroproiezione per rappresentare sfondi e interfacce avanzate sullo schermo. Ma il risultato, per disegnare, giocare o semplicemente interagire con la macchina, è praticamente lo stesso.


La mano sullo schermoIl costo complessivo di questo tipo di prodotto non è che una frazione di quello commerciale: con circa 650 euro si riesce a completare un mini-tavolino multitouch, comprensivo dell'hardware necessario e del kit messo a disposizione da Eyebeam. Quest'ultimo contiene, tra l'altro, una superficie plastica particolare, ideale secondo i tecnici per essere impiegata come schermo interattivo. Ma nulla vieta di utilizzare qualsiasi altro materiale si desideri, anche se il risultato potrebbe variare.

Le idee alternative non mancano, come dimostrano le creazioni di Johnny Chung Lee, studente della Carnegie Mellon University. Nell'esempio mostrato nel video, Johnny si è divertito a sfruttare una Wii per realizzare una sorta di lavagna elettronica, che all'occorrenza è in grado di gestire fino a 4 impulsi. Non è un vero multitouch, ma poco ci manca.

In ogni caso, la tecnologia che consente la creazione di interfacce manuali sembra stia guadagnando popolarità piuttosto in fretta. In un circolo virtuoso in cui il costo dell'hardware diminuisce e gli utenti si scambiano online consigli e suggerimenti per soluzioni home-made, fiorisce la cultura dell'hardware open source. "Quello a cui stiamo assistendo è l'impegno di un gruppo di hacker per realizzare quanto già accade nel mondo del software" spiega Tim Ò Reilly: più saranno gli appassionati al lavoro, maggiori saranno le speranze di veder fiorire quanto prima soluzioni originali e alla portata di tutti.

Luca Annunziata

(fonte immagini)
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