Luca Annunziata

La scure del DMCA sull'open source

Via quel programma da Google Code. Viola la licenza di un altro software. BigG obbedisce, ma nel frattempo è già pace fatta tra gli sviluppatori. E il reverse engineering è il vero vincitore

Roma - Se ci fosse qualcuno intenzionato ad utilizzare i prodotti CoreAVC in ambiente Linux, le cose si potrebbero fare complicate in queste ore. Recandosi sulla pagina del progetto, ospitata su Google Code, si legge: "In risposta ad un reclamo ricevuto basato sul Digital Millennium Copyright Act, abbiamo provveduto a rimuovere il progetto coreavc-for-linux". Violazione del diritto d'autore? Non proprio.

La homepage bloccataNella stessa pagina, il navigatore trova anche l'invito a leggere il testo completo del reclamo che ha portato alla cancellazione dell'account che ospitava fino a poche ore fa tutto il necessario per far funzionare il prodotto dedicato al codec H.264 della statunitense CoreCodec. Cliccando, si scopre che è stato lo stesso CEO dell'azienda ad inoltrare l'invito formale alla messa al bando del sito, poiché "ospita e/o contiene link a materiale che infrange il copyright di CoreCodec sul software".

Il problema parrebbe dunque legato ad un software utilizzato senza la dovuta licenza. Si potrebbe pensare che, essendo CoreAVC prodotto per la piattaforma Windows, il suo utilizzo su Linux violi gli estremi della licenza con cui il programma viene venduto. Ma dopo qualche ora, si scopre che la faccenda è diversa: un non meglio identificato "BetaBoy", che dovrebbe essere in realtà Dan Marlin, CEO di CoreCodec e fondatore dell'azienda, spiega che non di violazione del copyright si tratta bensì di "reverse engineering non autorizzato".
Niente paura comunque: gli utenti Linux, che hanno come unico strumento per accelerare i flussi MPEG4 sul loro sistema operativo CoreAVC e i plugin sviluppati per MythTV e Mplayer, possono stare tranquilli. La faccenda è stata tutta un equivoco, la lettera di diffida a Google sarebbe "partita per sbaglio", ma CoreCodec sarebbe già al lavoro con Alan (il creatore di coreavx-for-linux) per chiarire la dinamica dei fatti.

Usare la mazza del DMCA contro il software open source è stato un errore: "La consulenza legale ottenuta era stata davvero inutile, alla luce del feedback che ci avete inviato. Il DMCA in effetti consente il reverse engineering per scopi di compatibilità". Tutto è bene quel che finisce bene: "Alan è stato grande e ora stiamo lavorando con lui per rendere la sua prossima release compatibile con CoreAVC 1.7".

Il sito di coreavc-for-linux tornerà presto online e CoreCodec conta sull'open source per colmare un buco nella sua offerta, visto anche che non ha pronto un prodotto da offrire agli utenti Linux. I programmatori open source sembra siano felici di dare una mano.

Luca Annunziata
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