Suonerie, l'inchiesta di Altroconsumo

L'ultimo tormentone del momento, sotto forma di suoneria da scaricare sul cellulare, si trasforma nella sottoscrizione di un servizio in abbonamento, addebitato mese dopo mese al consumatore. Che spesso nemmeno se ne rende conto

Roma - Suonerie come specchietti per le allodole: l'utente crede di personalizzare il proprio telefonino e si ritrova abbonato ad un servizio gonfiabolletta. ╚ un fenomeno ormai noto su cui Antroconsumo ha condotto un'inchiesta che ha portato alla luce un business interessante. Per gli operatori telefonici, ovviamente.

Chi non resiste alle pubblicità che promettono di avere sul cellulare l'ultimo tormentone, invia un SMS al numero indicato e scarica l'agognata suoneria. A volte la vicenda si conclude lì, ma spesso quello stesso SMS è la sottoscrizione ad un fantomatico servizio in abbonamento. L'utente neppure se ne accorge, ma quel servizio addebita cifre considerevoli e a fine mese - o a fine bimestre - si riceve una bolletta astronomica.

Ma Altroconsumo, evidenziando questi escamotage degni della finanza creativa, osserva ancora: "Peccato anche che i soldi per una suoneria (o meglio, per l'abbonamento) ve li sfilino ancor prima che l'abbiate effettivamente scaricata e che in pochi vi chiedano (prima di spillarvi i soldi) di verificare che il vostro cellulare sia davvero abilitato e configurato per ricevere quella suoneria". E non è tutto: non è detto che l'azienda che eroga il servizio metta in guardia l'utente sul fatto che il download della suoneria avviene attraverso un collegamento WAP (che non è gratuito). "Peccato infine - rincara la dose l'associazione - che, di preciso, difficilmente saprete quanto, quando e chi vi stia prelevando i soldi dal conto telefonico".
L'inchiesta di Altroconsumo ha dunque l'obiettivo di fare chiarezza sulle dinamiche che fanno da background ai moltissimi servizi di vendita di suonerie per cellulare. "Il tutto - conclude l'associazione - è aggravato dal fatto che tanto il servizio in sé quanto i messaggi pubblicitari sono rivolti spesso a clienti in prevalenza minorenni: spot televisivi in onda il tardo pomeriggio e intere pagine sulle più diffuse riviste per teenager mirano a fare di ragazzi e adolescenti i più assidui utilizzatori di questi servizi". Soggetti vulnerabili, che acquistano chissà cosa per spirito di emulazione o per moda, con genitori che pagano, senza sapere quanto e per quale motivo.

L'inchiesta completa è consultabile a questo indirizzo.