Alfonso Maruccia

Shareaza: affonderemo i ladri di Shareaza

Il team del celebre client P2P open source passa all'offensiva: nel mirino gli usurpatori di Shareaza, il grande falso. In arrivo anche la versione 3.0. Tutti in pista brandendo la GPL

Roma - Celebrato client P2P, e storica presenza del settore, Shareaza sta combattendo una nuova battaglia: quella per il suo nome. Il suo dominio, infatti, è caduto vittima di appropriazione indebita ma ora, grazie al supporto legale di noti personaggi del mondo del free software, i gestori di Shareaza vogliono riappropriarsi di quello che spetta loro di diritto.

La vicenda è ben nota: Discordia Ltd., società off-shore con sede legale a Cipro, ha fatto proprio il dominio shareaza.com precedentemente affidato dalla community a un utente della Florida, defilatosi dalla faccenda dopo essere stato denunciato con la richiesta di milioni di dollari in danni.

Secondo la ricostruzione della storia pubblicata sui forum legittimi di Shareaza, Discordia Ltd. non sarebbe altro che la diretta emanazione di iMesh, una volta fiorente network di P2P libero e ora servizio legale venuto a patti con il diavolo i voleri dell'industria discografica.
A peggiorare il tutto, quella che sembra a tutti gli effetti una società-fantoccio ha fatto richiesta all'ufficio brevetti statunitense per registrare come proprietario il marchio e il software Shareaza, nonostante il suddetto sia da sempre un progetto open source liberamente disponibile in rete senza restrizione alcuna se non il rispetto della licenza GNU GPL.

Stante la situazione, la comunità di Shareaza annuncia in questi giorni di aver deciso finalmente di entrare in azione contro chi gli ha rubato dominio e codice, facendo affidamento sul supporto e l'aiuto legale di organizzazioni e personalità da sempre coinvolte nella difesa dei diritti digitali, contro gli assalti monopolistici alle tecnologie e alla Rete: Software Freedom Law Center - capitanata da Eben Moglen - EFF e Richard Stallman saranno parte attiva nel tentativo di riottenere il maltolto, fuori e dentro i tribunali statunitensi.

Essendo una semplice comunità non profit, per condurre la propria battaglia legale Shareaza necessita inoltre del supporto monetario dei suoi utenti, ragion per cui è stata attivata una raccolta fondi attraverso il servizio ChipIn di PayPal.

Oltre al contrasto del domain hijacking, il team di Shareaza assicura ad ogni modo di voler combattere anche sul campo che conta di più, vale a dire quello del codice di programma vero e proprio. Al contrario dello Shareaza fittizio che si autodefinisce "un sistema di P2P legale al 100%" e non ridistribuisce in rete le modifiche apportate, il progetto reale ospitato su SourceForge.net andrà incontro, nei giorni e mesi prossimi, a una fase di revisione aperta al contributo di tutti e pensata per ottimizzare e migliorare il supporto ai tre network distribuiti implementati e non solo.

"Shareaza 3.0 sarà una pietra miliare significativa nella lunga storia del programma", assicurano i coder parlando attraverso TorrentFreak. Modularità dell'implementazione dei protocolli di rete Gnutella, Gnutella2 ed eDonkey 2000, ricostruzione di molte delle caratteristiche del software con in mente la portabilità e soprattutto un supporto al network BitTorrent ricostruito da zero.

La claudicante offerta sul fronte della gestione dei torrent è da sempre uno dei principali punti deboli di Shareaza, ma ora il team promette di "portare il supporto BT in linea con la moderna scena dei torrent". Se la battaglia legale è tutta ancora da combattere, quella della tecnologia gli sviluppatori sembrano già sul punto di vincerla.

Alfonso Maruccia
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