I videogiochi che inguaiano Atene

Dall'Europa arriva un warning ufficiale al Governo greco. Le ridicole leggi sui videogiochi creano tensioni commerciali infra-UE. Una situazione ridicola

Roma - All'inizio di settembre la clamorosa notizia della messa al bando dei videogiochi in pubblico in Grecia; successivamente le improvvisate rassicurazioni del Governo e ora un autorevole forte richiamo dell'Unione Europea al Governo di Atene.

In una lettera trasmessa al Ministero degli Esteri greco, la Commissione Europea senza mezzi termini avverte che la Grecia rischia una procedura legale di infrazione alla Convenzione europea se non farà subito qualcosa per rimediare ad un incidente normativo da più parti definito gravissimo, e di certo obsoleto e sorprendente.

La lettera è un atto previsto dalle procedure che possono essere attivate dalla UE per trascinare un paese che viola la legislazione dell'Unione dinanzi alla Corte Europea di Giustizia. A quanto pare l'elemento centrale che potrebbe mettere nei guai la Grecia è relativo all'impedimento al commercio di videogiochi nel paese, commercio che dunque limita le possibilità di azione dei paesi membri della UE.
La Commissione ora ha dato due mesi di tempo al Governo greco per formulare una risposta, che dovrà anche contenere una brillante spiegazione del perché le misure pensate contro il gioco d'azzardo abbiano finito per impattare sulle attività videoludiche a detrimento delle libertà delle imprese e dei cittadini europei.
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