Alfonso Maruccia

Giappone, virus writer condannato per violazione di copyright

Aveva distribuito in rete il malware camuffato in un anime, ora il giovane autore ha ricevuto la sentenza di condanna. Una singolare sentenza di condanna

Roma - Masato Nakatsuji, studente 24enne della Osaka Electro-Communication University, è stato giudicato in Giappone colpevole dell'accusa imputatagli dalla polizia, vale a dire infrazione di copyright a mezzo virus. Il caso era esploso nel gennaio scorso, quando l'arresto del giovane aveva portato alla luce la lacuna nel codice legislativo del Sol Levante per quanto riguarda la scrittura e la diffusione di malware.

l'animeHarada, questo il nome della creazione informatica di Nakatsuji, è uno dei codici malevoli più diffusi in Giappone: embeddato in una clip video dell'anime Clannad (nell'immagine a lato), il virus ha lentamente ma inesorabilmente scavato la propria strada nei PC degli utenti asiatici, abusando anche del popolare software di P2P locale Winny. Una popolarità che ha appunto portato al primo arresto nel paese per creazione e diffusione di malware.

Secondo quanto comunicato dalla polizia e ripreso dalla Associated Press, l'esecuzione di Harada su un computer bersaglio porta inesorabilmente alla distruzione dei dati ivi presenti e al loro contemporaneo trasferimento su un server remoto.
Il malware non è insomma una semplice bravata, e la condanna comminata a Nakatsuji è stata proporzionale: giudicato presso la corte distrettuale di Kyoto, il ragazzo si è visto rifilare tre anni di carcere per infrazione del copyright sull'anime Clannad, tre anni commutati poi in libertà vigilata. Gli inquirenti avevano preso in considerazione accuse diverse come il danneggiamento della proprietà altrui, ma è stato poi deciso che la violazione del diritto d'autore sarebbe stato l'argomento migliore da perorare davanti alla corte.

Nakatsuji non ha contestato le accuse e ha apparentemente accettato di buon grado la condanna. I suoi legali avevano provato a mitigare la condanna, evidenziando come sarebbe stato ingiusto accanirsi sulla fedina penale del giovane solo perché nell'infrazione del copyright era coinvolto un virus informatico di sua creazione.

Alfonso Maruccia
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