Dario Bonacina

Austria, manipolati due studi sui cellulari

Un tecnico di laboratorio dell'UniversitÓ di Medicina di Vienna ha falsificato i risultati di due ricerche mediche sul rischio salute derivante dalle emissioni dei telefonini. In gioco la reputazione dell'ateneo

Vienna - Dall'Austria arriva una notizia che potrebbe compromettere l'attendibilità di alcune ricerche mediche condotte in merito al rischio salute derivante dall'utilizzo dei telefoni cellulari: due studi sull'argomento, condotti dall'Università di Medicina di Vienna, contengono risultati fasulli. Non per errore o superficialità nello svolgimento delle ricerche: i dati sono stati manipolati.

Secondo quanto riferito da Der Spiegel, le due ricerche, condotte dall'ateneo austriaco e pubblicate nel 2005 e nel 2008, evidenziavano importanti alterazioni del patrimonio genetico degli utenti anche quando questi erano stati sottoposti a ridotti livelli di emissioni elettromagnetiche. Conclusioni allarmistiche, che si sono rivelate infondate dopo la scoperta che i risultati dei due studi erano stati riveduti e corretti da un'impiegata, un tecnico di laboratorio che aveva volontariamente inventato nuovi dati.

In particolare, spiega un comunicato diffuso dalla stessa università, dalle ricerche era emerso che il DNA degli utenti poteva subire danneggiamenti in seguito all'esposizione alle emissioni generate da apparecchi operativi sui 1800 MHz (studio del 2005 sul GSM) e sui 1950 MHz (studio del 2008 sull'UMTS).
L'impiegata è stata colta in flagrante, mentre metteva mano ai dati relativi ad uno studio recentemente concluso inserendo risultati difformi da quelli evidenziati dai ricercatori. Non si conoscono i motivi per cui la donna si sia resa responsabile di una simile azione, ma Wolfgang SchŘtz, rettore dell'Università di Vienna, non ha esitato a rendere pubblica la vicenda, precisando che le due ricerche saranno ritirate. Per il momento non è dato sapere se potranno essere ripubblicate con risultati corretti, poiché non è stato ancora possibile capire fino a che livello si sia spinta la "manipolatrice": potrebbe aver semplicemente corretto le conclusioni o potrebbe essere intervenuta durante stadi intermedi della ricerca, compromettendo le evidenze conseguenti.

Il rettore ha poi aggiunto che il rapporto di collaborazione con la dipendente colpevole delle mistificazioni è stato immediatamente interrotto e che presto verrà aperta un'indagine interna: è certo opportuno appurare come sia stato possibile, per un tecnico di laboratorio, ingannare alcuni eminenti ricercatori e rendere pubblici dati incongruenti con le ricerche condotte. Notizie come queste minano l'attendibilità degli studi e l'autorevolezza di chi li ha effettuati, potrebbero generare diffidenza presso l'opinione pubblica.

Dario Bonacina