In Italia la penetrazione dell'ADSL è ferma al 17% della popolazione. Al di sotto della media dei 27 paesi dell'Unione europea, 20%, più in basso di Francia, Germania e Spagna. Il dato piuttosto deludente, in realtà non stupisce. Nonostante Telecom Italia, proprietaria delle infrastrutture, dichiari che la copertura della banda larga sia arrivata al 95% del territorio, l'accesso veloce a Internet nel nostro paese è un fenomeno a macchia di leopardo, che lascia scoperta ancora una parte consistente del paese.
In pochi sanno, per esempio, che nelle grandi città, dove lo sviluppo urbano è avvenuto in modo esplosivo, interi quartieri sono rimasti a bocca asciutta.
"La colpa è dei multiplexer o apparati limitanti", spiega a
Punto Informatico e a
Il Salvagente Massimo Zoppello dell'associazione
Anti Digital Divide. "Telecom li ha installati nelle zone che hanno avuto un improvviso aumento demografico e di conseguenza una immediata crescita di richieste di allaccio alle linee telefoniche, come l'Infernetto a Roma. Per evitare di portare nuovi doppini di rame, l'ex monopolista soprattutto negli anni 90 ha installato questi concentratori che hanno lo scopo di instradare tante utenze telefoniche alla centrale utilizzando un unico collegamento".
Il problema è che questi apparati per il loro principio di funzionamento "non fanno passare" l'ADSL. In questo modo interi quartieri privi di fatto del broad band sono comunque conteggiati tra quelli coperti dal servizio perché sono collegati a centrali in cui sono montati dispositivi ADSL.
"Non sappiamo con precisione quanti apparati limitanti siano presenti in Italia", conclude Zoppello. "Per il momento ne abbiamo contati circa 250, ma il monitoraggio continua. Chiunque voglia partecipare alla mappatura può farlo collegandosi al sito
www.antidigitaldivide.org".
a cura di Barbara Cataldi e Paolo De Andreis