Dello stesso parere anche Quintarelli, che parla di "rete come ambiente comune" e di "concorrenza sui servizi". "Tutti gli operatori devono concorrere ai costi di ammodernamento per la costruzione della rete di domani" prosegue, perché il punto, inutile negarlo, è proprio questo: "Il tempo di realizzazione di certe infrastrutture (come le reti in fibra ottica, ndr) è lungo, mentre la domanda è istantanea: ai clienti interessa che la telefonia costi poco oggi, ma se tra dieci anni l'Italia vuole sopravvivere bisogna che si doti di collegamenti dati adeguati".
Quintarelli non esita a definire la fibra un "fattore abilitante di crescita economica". Per l'imprenditore, dotarsi di questo tipo di tecnologia è un fatto di "interesse pubblico e politico", poiché occorre "pianificare lo sviluppo di questo tipo di infrastrutture". Nella situazione attuale nessuno potrà o vorrà farsi carico dell'ammodernamento, poiché sarebbe difficile se non impossibile ottenere una
remunerazione adeguata a coprire le spese sostenute.
Per Fuggetta lo scorporo della rete e la separazione tra trasporto IP e servizi sono divenuti "ineludibili". Quintarelli, da parte sua, ribadisce: "Bisogna separare la rete dai servizi, costruire cioè un terreno comune sul quale giocare secondo le regole della concorrenza". Lo stesso presidente dell'Authority TLC
si è espresso in questo senso, e l'amministratore delegato di Telecom Italia,
Franco Bernabè, aveva accennato a questa possibilità: i tempi potrebbero dunque essere maturi per questo passo.
Certo,
chi debba gestire questa rete resta un nodo da sciogliere: difficile pensare ad uno stato che entra di nuovo in gioco, se non per investire in specifiche aree e garantire l'ammodernamento. Ma una volta compiuto questo passo, forse sarebbe più opportuno lasciare spazio al mercato, e permettere a società private di rilevare l'infrastruttura e renderla una fonte di profitto attraverso la vendita agli operatori: "Il pubblico non deve diventare un gestore - chiarisce Fuggetta a
Punto Informatico - deve favorire la nascita e la crescita delle infrastrutture e garantire l'accesso alle stesse".
Un altro punto cruciale sarà decidere quali siano le infrastrutture su cui investire. Se è nota
la posizione di Quintarelli in favore della
fibra, lo è altrettanto
quella di Fuggetta sulle
reti wireless: "Sono rimasto stupito da quanto accaduto nell'ultimo anno. Come molti altri pensavo che il WiFi avrebbe messo in crisi la tecnologia telefonica: credevo che l'UMTS non avesse le capacità trasmissive per competere con il WiFi, ma quello che è successo è che in un anno si è passati dai 300Kb ai 40Mb del HSPA, con una capillarità di diffusione impensabile per le reti wireless".
E il WiMax? Dipenderà probabilmente dal tipo di richiesta dell'utenza e dalle caratteristiche del territorio. "In futuro probabilmente non ci sarà una sola tecnologia - chiarisce il CEO del CEFRIEL - ci sarà competizione tra diverse offerte per la clientela residenziale e quella nomadica: si tratterà di mercati paralleli convergenti". Vale a dire che chi a casa usa la fibra, quando è in movimento potrebbe desiderare qualche altro tipo di connettività. Quel che è certo è che occorra
valutare con attenzione le scelte di investimento: "Chi dice che il WiFi oggi sia la scelta giusta? Il 3G è più diffuso del WiFi, che senso ha costruire una nuova rete? Lo stato dovrebbe intervenire per aiutare chi non riesce ad accedere a queste reti, stimolare la domanda".
Dove massimizzare gli investimenti, dunque? Quintarelli indica la fibra, una scelta che
garantirebbe sia l'ammodernamento che l'affidabilità della rete, nel presente e in prospettiva. Concorda Fuggetta, ma ci tiene a precisare: "C'è bisogno di una strategia complessiva di
sistema paese: tutte le altre nazioni ne hanno una, ed è indubbio che si debba puntare ad un impegno complessivo dell'intero assetto produttivo per evitare di cadere in errori che possano condurre a situazioni fortemente negative".
a cura di Luca Annunziata