Google open or closed?

Alessandro Bottoni risponde alle osservazioni di Patrizio Tassone su Google, le licenze open e il mercato del software

Roma - Francamente, non avrei mai pensato che un giorno mi sarebbe toccato difendere Google da delle accuse di opportunismo e di appropriazione indebita. Meno che mai avrei potuto immaginare che mi sarebbe toccato difenderla dalle accuse mosse dal direttore editoriale di Linux&C. D'altra parte, viviamo in tempo in cui Tremonti vuole tassare i petrolieri ed in cui Bersani fa la guerra ai tassisti. Forse bisogna abituarsi a questi ribaltamenti di ruolo.

BigG, SaS e Affero
Nella vita professionale, mi occupo (anche) di sviluppo software. Roba server-side, in PHP, Python e altri linguaggi. In alcuni casi, il mio gruppo ed io abbiamo sviluppato anche dei web-service (SOAP, XML-RPC e roba simile) e delle piccole web-application. In questi casi ci siamo quindi trovati nella stessa posizione di Google (ma con mooolti meno soldi in tasca).

Nel nostro caso, come in quello di Google, il software espone all'esterno una serie di servizi che dipendono dal nostro hardware e dal nostro codice. L'accesso a questi servizi è regolato da una apposita API (Application Programming Interface). Nel caso di Google (ma non nel nostro) l'accesso alle API è libero e gratuito: chiunque voglia utilizzare quei servizi non deve fare altro che invocarli attraverso Internet (via http) inviando una apposita richiesta ai server. La richiesta deve essere conforme a quanto previsto dalle API.
Francamente, questo è (quasi) tutto quello di cui una azienda partner, un appassionato sviluppatore od un cliente può avere bisogno. Anzi: è proprio questa API ciò che rende la vita relativamente semplice a questi signori. Nessuna installazione, nessun aggiornamento locale, solo una API affidabile e sempre disponibile da invocare quando necessario. La manutenzione del codice resta completamente a carico del produttore. Non mi sembra un regalo di poco conto.

Questo modello si chiama "Software as a Service" (SaS o SaaS, come preferite) ed ha una serie di vantaggi anche per il produttore. Prima di tutto, lo sviluppo e la manutenzione del codice avvengono solo sul server ("localmente"). Niente package.DEB o.RPM da creare, niente installazioni da collaudare, etc. In secondo luogo, è possibile includere nel codice dei componenti che non potrebbero essere distribuiti in quanto sono coperti da copyright.

L'unico limite di questo modello è che l'utente non può scaricare ed installare il codice su di un suo server ed esporre (con poca o nessuna fatica) un servizio identico o molto simile a quello originale. In altri termini, questo software non può essere usato per fare concorrenza diretta all'azienda che lo ha sviluppato.

Se questo software fosse stato sviluppato con soldi pubblici da una università (come è accaduto a suo tempo per NCSA Mosaic e NCSA HTTPD) forse sarebbe stato lecito scandalizzarsi per il fatto che esista questo limite. Se una cosa viene sviluppata con i soldi pubblici, è giusto che sia liberamente utilizzabile. Lo stesso vale anche per lo sviluppo da parte delle comunità Open Source (come Mozilla e PostgreSQL, per esempio). Se il "contratto sociale" tra gli sviluppatori è che ognuno ci mette del suo, a patto di poter liberamente utilizzare ciò che producono gli altri, allora è lecito aspettarsi che il codice sia liberamente utilizzabile (almeno da tutti gli sviluppatori e, per una inevitabile estensione, da tutti gli interessati).

Ma il software prodotto da BigG, così come quello sviluppato da noi, è stato sviluppato con i soldi degli investitori. Quei soldi sono stati investiti nella speranza di ottenere un ritorno (Return of Investment, o ROI). Non sono stati regalati.

Francamente, mi sembra eccessivo pretendere che BigG rilasci come codice open source anche la parte di software da cui dipende la creazione dei suoi servizi esclusivi. Questo permetterebbe a chiunque (a partire da un certo Tronchetto dell'Infelicità...) di creare una nuova Google, in grado di fornire gli stessi identici servizi, semplicemente noleggiando una batteria di server ed installando questo software. Per quale motivo una azienda che opera sul libero mercato a fini di lucro dovrebbe fare un simile regalo ai suoi concorrenti?

Peggio ancora: in quale modo questo suicidio commerciale potrebbe favorire gli utenti?

In realtà, nemmeno FSF, che ha creato la licenza Affero, si augura un simile atto di stupidità. Ciò che FSF si augura è qualcosa di molto diverso. FSF si augura che chi utilizza sui propri server del software coperto da licenza "Open" (GPL, MIT e roba simile) rilasci al pubblico le modifiche che apporta a quel software open source. Mi spiego: se si utilizza sui propri server il sistema di Instant Messagging Open Source "Jabber" e si apportano dei miglioramenti ad esso, è sicuramente auspicabile che queste modifiche vengano rilasciate come software GPL a loro volta, in modo che contribuiscano allo sviluppo del progetto a vantaggio di tutti. Detto in altri termini, è auspicabile che le patch vengano fatte confluire nel progetto originale.

Diverso è il caso in cui si utilizza del software open source come piattaforma. Se installate Apache e Python su un server, e su questo server sviluppate (in Python) il search engine di Google (come è effettivamente successo), si può forse pretendere che vi sentiate in obbligo di rilasciare il codice del search engine come Open Source? Dovreste forse inserirlo come patch nel source tree di Apache? O di Python? L'assurdità di questa ipotesi dovrebbe essere evidente.

Google si trova spesso in questa posizione. Gran parte del suo codice è rappresentato da applicazioni sviluppate in Python e che girano su Apache (più esattamente, su delle versioni custom di Apache). Che obbligo (morale o legale) dovrebbe avere Google di rilasciare questo codice?

AFL e le versioni custom di Apache
Google viene anche accusata di "appropriazione indebita" a causa delle versioni custom di Apache usate sui suoi server. Anche questo lascia un po' perplessi. La licenza (AFL) di Apache non prevede nessun obbligo in questo senso. La AFL, come la MIT e la BSD, consente l'uso del codice "libero" a cui è applicata all'interno di progetti closed source. Lo si può verificare da soli a questi indirizzi:

http://it.wikipedia.org/wiki/Apache_License
http://www.apache.org/licenses/LICENSE-2.0

Quindi, di cosa diavolo stiamo parlando? La volontà degli sviluppatori di Apache è stata pienamente rispettata, nella lettera e nella sostanza. Se Apache fosse stato coperto da una licenza che obbligava al rilascio delle modifiche, probabilmente Google avrebbe usato un'altra piattaforma (o se la sarebbe sviluppata in casa).

Ma, anche al di là degli obblighi di licenza, che senso avrebbe pretendere di potere accedere a quelle modifiche? Nella misura in cui il codice di Apache resta disponibile sui server di Apache.Org, non viene fatto nessun danno agli altri "attori" presenti sul mercato. Chiunque può svilupparsi le versioni custom di Apache che preferisce, a sue spese. Viene solo negato ai concorrenti di Google la possibilità di accedere gratuitamente e liberamente ad una parte delle risorse tecniche sviluppate al proprio interno, e per il proprio uso e consumo, da una azienda (Google) che opera sul libero mercato e con fini di lucro. In altri termini, viene negata agli altri attori del mercato la possibilità di fare concorrenza a costo zero all'azienda che ha sviluppato il software. C'è forse motivo di scandalizzarsi per questo?

Il posto dell'Open Source e quello del Closed Source
Francamente, quando si muovono critiche di questo tipo, vuol dire che si sta perdendo di vista un fatto fondamentale: le aziende che producono software commerciale devono poter sopravvivere a fianco delle comunità open source. Entrambe queste categorie di produttori di software svolgono un ruolo importante nella ecologia generale del nostro settore e vanno salvaguardate. In altri termini, rilasciare i sorgenti del codice verso il pubblico dominio deve essere una scelta, non certo un obbligo.

Ovviamente, il modello "standard" di sviluppo dovrebbe essere quello aperto (Open Source). Ogni volta che una comunità di utenti abbastanza ampia riesce ad identificare chiaramente una sua specifica esigenza software, dovrebbe tentare di svilupparla in proprio seguendo questo modello. La ragione di questo consiglio è ovvia: in questo modo si mantiene il controllo dello sviluppo software nelle mani dei suoi utenti finali, con tutto quello che comporta in termini di rispondenza alle esigenze degli utenti, di disponibilità di modifiche ed aggiornamenti, di contenimento dei costi e via dicendo. Un esempio da manuale di questo modello di sviluppo è stato PHP. Gli sviluppatori di siti web avevano bisogno di uno strumento adatto allo sviluppo di web application e lo hanno creato a proprio (ed altrui) uso e consumo.

Questo non può però voler dire che le aziende commerciali debbano chiudere. In molti settori la comunità degli utenti non è abbastanza ampia, o non include abbastanza programmatori, per procedere allo sviluppo in proprio del software che le occorre. In altri casi, la comunità degli utenti non ha una percezione chiara delle sue esigenze software finché qualcuno non inizia ad offrire sul mercato un prodotto realmente utilizzabile. In tutti questi casi, è necessaria un'azienda commerciale che possa farsi carico della progettazione e dello sviluppo (cioè una "software house"), diversamente gli utenti resterebbero completamente senza software. Pensate cosa sarebbe successo se Visicalc (il primo spreadsheet della storia) non avesse mai potuto raggiungere il mercato in quanto "non kosher". Pensate cosa sarebbe successo se gli utenti di MS Office avessero dovuto sviluppare la corrispondente suite Open Source OpenOfficeOrg prima di scrivere il loro primo documento.

Questo è ancora più vero quando si tratta di aziende che, come Google, usano il software per fornire servizi. Pretendere che queste aziende rilascino i loro sorgenti vorrebbe dire condannarle a chiudere. Peggio ancora, vorrebbe dire creare un mercato in cui sarebbero presenti moltissime aziende in grado di fornire lo stesso servizio senza però che nessuna di esse sia in grado di sostenersi economicamente e di garantire la continuità del servizio all'utente e/o lo sviluppo del sistema.

Si noti che nessuno vieta di sviluppare codice in questo modo. EyeOS, ad esempio, è una comunità che sviluppa in modalità Open Source un web desktop molto ricco, potente e complesso, in grado di competere ad armi pari con Google Apps (Gmail, Gdocs e via dicendo). Chiunque può installare EyeOS su un server ed iniziare ad offrire questo servizio ai suoi utenti. Ovviamente, nessuno lo fa: non ci sarebbe nessun modo di trarne un ritorno economico e di sostenere l'impresa.

Il ruolo delle aziende e quello dei volontari
La quasi totalità del software Open Source di oggi viene sviluppata (quasi solo) grazie a dei massicci investimenti da parte delle aziende. Questo è il caso, ad esempio, di Mozilla (Netscape), di OpenOfficeOrg (Sun) e di Qt/KDE (Trolltech).

Da un lato questo vuol dire che è del tutto legittimo pretendere di più da questo software. Non ci si può più barricare dietro alle scuse degli anni '80, quando gli sviluppatori del mondo Open Source rispondevano alle critiche degli utenti invitandoli a partecipare allo sviluppo. Questo software è sviluppato da programmatori pagati dalle aziende, seguendo criteri industriali ed a fini industriali. Deve funzionare. Deve fare ciò che serve all'utente, deve farlo bene e deve essere bello da guardare. Punto.

Dall'altro lato, questo vuol dire che non ci si può più aspettare un totale disinteresse da parte degli sviluppatori (aziende). Le aziende sviluppano ciò che serve loro e rilasciano al pubblico dominio ciò che per loro è utile rilasciare. Non solo: anche i volontari sviluppano software soprattutto per fini di autopromozione. Non sono rari i casi in cui le esperienze maturate nel mondo open source finiscono a rinforzare i curriculum di neolaureati e giovani programmatori. La beneficenza è sempre meno diffusa come motivazione fondamentale per lo sviluppo software. Questo non dovrebbe sorprendere né, tanto meno, scandalizzare. Stiamo pur sempre parlando di software, non di riso e farmaci anti-AIDS.

Al giorno d'oggi è anche evidente una divisione dei ruoli tra aziende e volontari nello sviluppo del software open source: le aziende investono grandi quantità di soldi, pagano fior di programmatori e sviluppano la parte più impegnativa del codice (il "kernel"). I volontari, dal canto loro, sviluppano le estensioni, scrivono e traducono la documentazione, creano applicazioni che girano su queste piattaforme, si occupano della grafica, partecipano alle attività di marketing e promozione, collaudano il software e partecipano alla raccolta dei "desiderata" per le release successive. I volontari sono quindi spesso condannati ad un ruolo secondario, vuoi per ragioni di tempo, vuoi per ragioni di competenza tecnica. Di conseguenza, il loro potere decisionale è in continuo calo. Mantengono il controllo su sezioni secondarie dei progetti e non possono più decidere il destino della parte più importante. Questa situazione può non piacere ma è ciò che permette al software open source di crescere a questa velocità.

Se si vuole invertire questa tendenza, non c'è che una strada: tornare a produrre in prima persona software "di base", in maniera del tutto volontaria. Questo è ciò che sta cercando di fare, ad esempio, Andrew Tanenbaum con la nuova versione di Minix. Minix3, per inciso, è coperto da una licenza ultra-liberista BSD, simile a quella di Apache (vedi http://www.minix3.org/). Solo riappropriandosi della parte più dura e più impegnativa dei progetti software open source e del loro processo di sviluppo si può sperare di ottenere più spazio all'interno di questo ecosistema (e di sviluppare competenze realmente rivendibili). Se si lascia la parte difficile del lavoro nelle mani delle aziende, saranno loro a dettare le regole.

Personalmente, mi auguro che Patrizio Tassone dia ampio spazio a Minix3 ed a progetti simili sulla sua rivista. Sarà un contributo sicuramente più utile alla causa dell'open source di qualunque lamentela, più o meno fondata, a danno di Google.

PS: Compro e leggo Linux&C dal primo numero e continuerò a farlo anche in seguito. La mia stima per Tassone ed il suo team non può certo essere incrinata da qualche divergenza di vedute di secondaria importanza.

Alessandro Bottoni
www.alessandrobottoni.it
86 Commenti alla Notizia Google open or closed?
Ordina
  • Mi viene da pensare che qui debbano mettere per forza i sorgenti del codice...

    http://www.google.com/enterprise/mini/index.html


    voi cosa ne dite?
  • I detrattori dell' open non capiscono che i classici meccanismi dell'industria (progetto->produco->vendo le singole "copie" del prodotto) non si possono applicare al software, in quanto è forse l'unico bene di consumo la cui duplicazione è pressocchè gratuita e non richiede materie prime. Questa illusione andava bene negli anni 90, ma oggi è assolutamente fuori da ogni logica.

    Vi voglio fare un esempio significativo. L'anno scorso, in una città della mia provincia, è stata indetta una gara per la realizzazione del portale istituzionale del turismo locale. Oltre alla mia azienda, se ne sono presentate altre 6. Ovviamente tutte "aziende leader" con la loro meravigliosa e costosissima "soluzione di business" fatta in casa. Ognuna di loro ha presentato dei prezzi che preferisco non ripetere qui perchè solo a pensarci mi gira la testa.

    Ebbene, anche noi ci siamo presentati alla gara. Abbiamo realizzato tutto con Joomla e con un ottimo template grafico personalizzato. Il nostro prezzo era pressocché un decimo del prezzo medio dei concorrenti, a noi è costato poco più di 200 ore uomo, tra acquisizione dati e personalizzazione grafica, senza contare che Joomla è una roba testatissima da mezzo pianeta e quindi assolutamente affidabile. Abbiamo fatto un prezzo 10 volte inferiore e con un ritorno economico massimo, dato che a noi è costato solo la personalizzazione.

    Indovinate un po' chi ha vinto la gara! Occhiolino

    Anche in altre occasioni abbiamo venduto varie applicazioni basate sull'open, ma questo che ho citato è l'esempio più significativo dato che c'è stato un vero scontro diretto con la concorrenza locale. Sono certo che prima o poi anche le azienda ancora fossilizzate con le dinosauriche meccaniche del closed si ravvedranno, solo solo perchè dovranno fronteggiare concorrenti che a un decimo dei loro prezzi e a un centesimo dei loro costi vendono soluzioni testatissime e scalabili. D'altronde, come scrisse qualcuno qui tempo fa, non c'è concorrenza contro ciò che non costa nulla.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Daniele F.
    > I detrattori dell' open non capiscono che i
    > classici meccanismi dell'industria
    > (progetto->produco->vendo le singole "copie" del
    > prodotto) non si possono applicare al software,
    > in quanto è forse l'unico bene di consumo la cui
    > duplicazione è pressocchè gratuita e non richiede
    > materie prime. Questa illusione andava bene negli
    > anni 90, ma oggi è assolutamente fuori da ogni
    > logica.
    >
    > Vi voglio fare un esempio significativo. L'anno
    > scorso, in una città della mia provincia, è stata
    > indetta una gara per la realizzazione del portale
    > istituzionale del turismo locale. Oltre alla mia
    > azienda, se ne sono presentate altre 6.
    > Ovviamente tutte "aziende leader" con la loro
    > meravigliosa e costosissima "soluzione di
    > business" fatta in casa. Ognuna di loro ha
    > presentato dei prezzi che preferisco non ripetere
    > qui perchè solo a pensarci mi gira la
    > testa.
    >
    > Ebbene, anche noi ci siamo presentati alla gara.
    > Abbiamo realizzato tutto con Joomla e con un
    > ottimo template grafico personalizzato. Il nostro
    > prezzo era pressocché un decimo del prezzo medio
    > dei concorrenti, a noi è costato poco più di 200
    > ore uomo, tra acquisizione dati e
    > personalizzazione grafica, senza contare che
    > Joomla è una roba testatissima da mezzo pianeta e
    > quindi assolutamente affidabile. Abbiamo fatto un
    > prezzo 10 volte inferiore e con un ritorno
    > economico massimo, dato che a noi è costato solo
    > la
    > personalizzazione.
    >
    > Indovinate un po' chi ha vinto la gara! Occhiolino
    >
    > Anche in altre occasioni abbiamo venduto varie
    > applicazioni basate sull'open, ma questo che ho
    > citato è l'esempio più significativo dato che c'è
    > stato un vero scontro diretto con la concorrenza
    > locale. Sono certo che prima o poi anche le
    > azienda ancora fossilizzate con le dinosauriche
    > meccaniche del closed si ravvedranno, solo solo
    > perchè dovranno fronteggiare concorrenti che a un
    > decimo dei loro prezzi e a un centesimo dei loro
    > costi vendono soluzioni testatissime e scalabili.
    > D'altronde, come scrisse qualcuno qui tempo fa,
    > non c'è concorrenza contro ciò che non costa
    > nulla.

    ok, ma hai venduto soltanto servizi

    cosa faresti se domani ti chiedessero qualcosa che joomla non consente di fare?

    io credo che joomla piaccia molto, soprattutto a quelli che non sanno svilupparsi una soluzione propria

    il fatto che io mi presenti con il mio software, fatto da me, anzichè presentarmi con un prodotto standard, mi da di fatto un valore aggiunto

    tu hai vinto la gara semplicemente perchè chi l'ha indetta non ci capiscono un gran chè, io invece ti avrei scartato a priori, o quanto meno ti avrei valutato solo alla fine

    per la mia azienda voglio software fatto da chi macina linguaggi e applicativi, non certo da chi mi spara il classico CSM gratis e poi sparisce alla prima richiesta "extra"... e questo è un triste primato italiano
    non+autenticato
  • > ok, ma hai venduto soltanto servizi

    Infatti. In questi i casi il software è un servizio, non un prodotto. Non abbiamo scritto il software, messo in una scatola colorata e piazzato nei supermarket, abbiamo creato una soluzione ad-hoc, è proprio in questo ambito che l'open mostra la sua forza.

    > cosa faresti se domani ti chiedessero qualcosa
    > che joomla non consente di
    > fare?

    La scriviamo, la deployamo e se è qualcosa abbastanza general purpose da poter servire ad altri, la rilasciamo free, come impone la GPL tra l'altro.

    > io credo che joomla piaccia molto, soprattutto a
    > quelli che non sanno svilupparsi una soluzione
    > propria

    In azienda abbiamo validissimi sviluppatori, saremmo perfettamente in grado di crearci il nostro CMS, ma non ha senso perchè ci costerebbe tempo e soldi per rifare da zero qualcosa che già esiste ed è testato da mezzo mondo. Un portale ormai è una cosa talmente ad alto livello che Joomla può essere considerato un vero e proprio ambiente di sviluppo per particolari applicazioni quali, appunto, i CMS.

    > il fatto che io mi presenti con il mio software,
    > fatto da me, anzichè presentarmi con un prodotto
    > standard, mi da di fatto un valore
    > aggiunto

    Non è detto, perchè il tuo prodotto ti è costato soldi di analisi, sviluppo e testing. Un giorno potresti decidere di abbandonarlo e lasciare nei guai i tuoi clienti. Con i prodotti open validi e supportati questo è molto più difficile. Se un giorno noi decidessimo di abbandonare Joomla semplicemente il cliente potrebbe rivolgersi a un altro, col closed questo è impossibile perchè la segretezza dei sorgenti lega il cliente a chi gli ha venduto il servizio.

    > tu hai vinto la gara semplicemente perchè chi
    > l'ha indetta non ci capiscono un gran chè, io
    > invece ti avrei scartato a priori, o quanto meno
    > ti avrei valutato solo alla
    > fine

    Rispetto questo punto di vista. Ok.

    > per la mia azienda voglio software fatto da chi
    > macina linguaggi e applicativi,

    Come ti dicevo, noi prima di tutto siamo degli sviluppatori, perfettamente in grado di personalizzare software già disponibile.

    > non certo da chi
    > mi spara il classico CSM gratis e poi sparisce
    > alla prima richiesta "extra"...

    Ripeto ancora, in caso di personalizzazioni, le facciamo (le abbiamo fatte in passato) serenamente.

    > e questo è un
    > triste primato
    > italiano

    Non escludo che ci siano semplici "appiccica-cms", ma spariranno presto.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Daniele F.
    > > ok, ma hai venduto soltanto servizi
    >
    > Infatti. In questi i casi il software è un
    > servizio, non un prodotto. Non abbiamo scritto il
    > software, messo in una scatola colorata e
    > piazzato nei supermarket, abbiamo creato una
    > soluzione ad-hoc, è proprio in questo ambito che
    > l'open mostra la sua
    > forza.

    sinceramente non ti seguo...

    io faccio una soluzione ad hoc senza fare una scatola e i miei sorgenti te li puoi solo sognare, oppure mi paghi un extra

    non mi pare che l'open abbia inventato le soluzioni ad hoc, forse soltanto nella tua ideologia

    >
    > > cosa faresti se domani ti chiedessero qualcosa
    > > che joomla non consente di
    > > fare?
    >
    > La scriviamo, la deployamo e se è qualcosa
    > abbastanza general purpose da poter servire ad
    > altri, la rilasciamo free, come impone la GPL tra
    > l'altro.

    faccio la stessa cosa con il mio software, l'unica differenza è che non lo rilascio

    ancora non ho capito quale sarebbe questo punto di forza dell'open (quanto meno per chi sa produrre le proprie soluzioni)

    >
    > > io credo che joomla piaccia molto, soprattutto a
    > > quelli che non sanno svilupparsi una soluzione
    > > propria
    >
    > In azienda abbiamo validissimi sviluppatori,
    > saremmo perfettamente in grado di crearci il
    > nostro CMS, ma non ha senso perchè ci costerebbe
    > tempo e soldi per rifare da zero qualcosa che già
    > esiste ed è testato da mezzo mondo.

    forse semplicemente perchè non lo avete mai iniziato

    secondo il tuo ragionamento il mondo poteva fermarsi alla 500, tanto già c'era quella per muoversi, oppure aspettare qualche buon'anima che avviasse un progetto open

    i tuoi ragionamento sono pregni di ideologia e non te ne accorgi, detto questo joomla è un software come un altro che fa il suo lavoro, tutto qui

    > Un portale
    > ormai è una cosa talmente ad alto livello che
    > Joomla può essere considerato un vero e proprio
    > ambiente di sviluppo per particolari applicazioni
    > quali, appunto, i
    > CMS.

    forse per i principianti è così o per chi per pigrizia osanna l'open, tipico comportamente da italietta media

    >
    > > il fatto che io mi presenti con il mio software,
    > > fatto da me, anzichè presentarmi con un prodotto
    > > standard, mi da di fatto un valore
    > > aggiunto
    >
    > Non è detto, perchè il tuo prodotto ti è costato
    > soldi di analisi, sviluppo e testing. Un giorno
    > potresti decidere di abbandonarlo e lasciare nei
    > guai i tuoi clienti. Con i prodotti open validi e
    > supportati questo è molto più difficile. Se un
    > giorno noi decidessimo di abbandonare Joomla
    > semplicemente il cliente potrebbe rivolgersi a un
    > altro, col closed questo è impossibile perchè la
    > segretezza dei sorgenti lega il cliente a chi gli
    > ha venduto il
    > servizio.

    intanto a me interessa soprattutto la mia sorte, poi viene quella del cliente, che troverà altri 100 come me

    inoltre nulla vieta al cliente di chiedermi i sorgenti per visionarli ed eventualmente ricompiarli. Ma questo non c'entra nulla con l'open o closed, è un aspetto indipendente dalla formula di distribuzione.

    Se tutti ci fermiamo a usare joomla (cosa che avviene per lo più solo in italia) capisco perchè siamo così indietro nello sviluppo web... giusto per dirne una.

    >
    > > tu hai vinto la gara semplicemente perchè chi
    > > l'ha indetta non ci capiscono un gran chè, io
    > > invece ti avrei scartato a priori, o quanto meno
    > > ti avrei valutato solo alla
    > > fine
    >
    > Rispetto questo punto di vista. Ok.
    >
    > > per la mia azienda voglio software fatto da chi
    > > macina linguaggi e applicativi,
    >
    > Come ti dicevo, noi prima di tutto siamo degli
    > sviluppatori, perfettamente in grado di
    > personalizzare software già
    > disponibile.

    intanto non lo avete creato, il che vi toglie un "punto" a favore

    nel modo di ragionare universale, chi crea deve essere migliore di chi modifica, ma a quanto pare qualcuno si sta impegnando a ribaltare una naturale visione delle cose, forse perchè fa comodo, ma non è strada che dura... e finchè dura farà solo danno all'IT nostrano

    >
    > > non certo da chi
    > > mi spara il classico CSM gratis e poi sparisce
    > > alla prima richiesta "extra"...
    >
    > Ripeto ancora, in caso di personalizzazioni, le
    > facciamo (le abbiamo fatte in passato)
    > serenamente.

    non lo metto in dubbio

    >
    > > e questo è un
    > > triste primato
    > > italiano
    >
    > Non escludo che ci siano semplici
    > "appiccica-cms", ma spariranno
    > presto.

    beh insomma, quando ne spariscono 2, ne spuntano 10

    questa cosa dell'open mi sembra solo fuffa con un pizzico di fanatismo ideologico

    questo non toglie che qualche cosa di buono le comunità le hanno scritte
    non+autenticato
  • - Scritto da: Daniele F.

    > La scriviamo, la deployamo e se è qualcosa
    > abbastanza general purpose da poter servire ad
    > altri, la rilasciamo free, come impone la GPL tra
    > l'altro.
    >

    te fatti pure imporre la vita dalla tua bibbia GPL, io invece non mi faccio imporre niente da nessuno, soprattutto se barbuto, coi sandali e vive di lauti stipendi universitari
    non+autenticato
  • - Scritto da: Daniele F.
    > I detrattori dell' open non capiscono che i
    > classici meccanismi dell'industria
    > (progetto->produco->vendo le singole "copie" del
    > prodotto) non si possono applicare al software,
    > in quanto è forse l'unico bene di consumo la cui
    > duplicazione è pressocchè gratuita e non richiede
    > materie prime. Questa illusione andava bene negli
    > anni 90, ma oggi è assolutamente fuori da ogni
    > logica.
    >
    visione decisamente riduttiva, come valutare un quadro con il costo della tela e della vernice usata per dipingerlo.


    > Ebbene, anche noi ci siamo presentati alla gara.
    > Abbiamo realizzato tutto con Joomla e con un
    > ottimo template grafico personalizzato. Il nostro
    (...)
    > personalizzazione.
    >
    > Indovinate un po' chi ha vinto la gara! Occhiolino

    hai dato qualcosa alla comunity joombla ? il template è stato rilasciato a disposizione della comunità ? nel caso un'azienda concorrente facesse un prezzo minore per la gestione del portale i sorgenti gli verranno consegnati (personalizzazioni comprese) ?
    le immagini in formato gimp comprensive di livelli in maniera che sia facile modificarle ?


    >
    > Anche in altre occasioni abbiamo venduto varie
    > applicazioni basate sull'open, ma questo che ho
    > citato è l'esempio più significativo dato che c'è
    (...)
    > non c'è concorrenza contro ciò che non costa
    > nulla.

    dipende, ci sono un sacco di ambiti di software dove l'OS non ci mette mano, sia perchè considerati poco "interessanti", sia perchè fortemente settoriali.
  • Eccolo qui!
    Il solito aneddoto sull'open source che "riesce a far guadagnare".
    Innanzi tutto, come al solito si confonde software Free con Open Source.
    Comunque c'è da dire che, come nel 99,99% dei casi, anche il software open source in questione è anche free.

    Tu sei la classica persona che sfrutta il lavoro degli altri (Joomla) per arricchire te stesso (o vabbe in questo caso la tua azienda).
    Quanti soldi savete dato a chi ha sviluppato Joomla ?
    Scommetto neanche mezzo centesimo...

    Che razza di meccanismo sosttenibile è quello dove gli altri lavorano e tu solo guadagni ???
    I costi delle licenze sono sacrosanti, perchè è l'unico modo certo con cui possono arrivare dei soldi nelle tasche degli sviluppatori.
    Altrimenti si finisce come in questo caso (e solo in questo sito se ne sentono a centinaia tutti i mesi), in cui tutti guadagnano tranno chi ha lavorati di più.

    PS:
    Riguardo alla tua idea espressa all'inizio del tuo post...
    Seguendo la tua linea di pensiero, allora anche tutti i musicisti dovrebbero cedere i propri MP3 gratis...
    Tanto si possono copiare miglioni di volte...
    non+autenticato
  • Oooops, ho scritto miglioni invece di milioni (nonchè altri errori di battitura).
    Pardon!
    non+autenticato
  • ...molto lucido ed oggettivo, migliore delle molte chiacchiere che generalmente si fanno.

    complimenti all'autore.
    non+autenticato
  • Probabilmente il sig. Alessandro è uno che nel tempo libero gioca con phpnuke o joomla, ma sicuramente non vive di amore e GPL.

    E' facile fare questi discorsi da balcone per incantare orde di ragazzini drogati da stallman.

    Il software open source è e deve essere qualcosa di alternativo al commerciale, qualcosa da ragazzi per giocare e sperimentare e non il contrario.

    Così facendo, con questi discorsi si compromette la già pietosa situazione del software italiano.

    Il software deve essere business, soldi, money... understand ?!?!

    Se poi tu vuoi farlo gratis, fai pure, ma tieni la tua ideologia tutta per te.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Andrea. M
    > Probabilmente il sig. Alessandro è uno che nel
    > tempo libero gioca con phpnuke o joomla, ma
    > sicuramente non vive di amore e
    > GPL.
    >
    > E' facile fare questi discorsi da balcone per
    > incantare orde di ragazzini drogati da
    > stallman.

    Se questa e' la tua considerazione dell'Open Source, sei tu il ragazzino che rosica perche' non riesce a fare un sw decente da rifilare al cliente sfigato di turno perche' c'e' un sw cento volte migliore a un prezzo infinitamente inferioreA bocca aperta

    > Il software open source è e deve essere qualcosa
    > di alternativo al commerciale, qualcosa da
    > ragazzi per giocare e sperimentare e non il
    > contrario.
    >
    > Così facendo, con questi discorsi si compromette
    > la già pietosa situazione del software
    > italiano.

    Il software italiano? Lo credo che e' in situazione pietosa: se fanno tutti discorsi come i tuoi...

    > Il software deve essere business, soldi, money...
    > understand
    > ?!?!

    Tutti lo hanno capito, tranne quelli che si scagliano contro l'Open Source come fai tu...

    > Se poi tu vuoi farlo gratis, fai pure, ma tieni
    > la tua ideologia tutta per
    > te.

    Non eisste solo il rapporto
    sviluppo -> vendo come business...
    Ma fallo capire a coloro che contrastano l'open source come loro ragione di vita e credono che gli altri siano "incantati"
    non+autenticato
  • Non hai confutato nemmeno una osservazione argomentando. Hai buttato lì qualche etichetta : "stallmann", "qualcosa da ragazzi", etc. Ti piacerebbe saper scrivere software come Apache o Mozilla eh ?. Sei solo un troll incapace e sfigato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Andrea. M
    > Probabilmente il sig. Alessandro è uno che nel
    > tempo libero gioca con phpnuke o joomla, ma
    > sicuramente non vive di amore e
    > GPL.
    anche se fosse vero
    a parte che per giocare con quei software
    rischi che ti ritrovi a lavorare senza ferie
    quindi vacci piano a prenderli per giochi
    perché in molti non ci giocano per niente
    anche se fosse vero?


    >
    > E' facile fare questi discorsi da balcone

    interessante definizione degli articoli in homeSorride

    > per
    > incantare orde

    orde?
    l'avevo già detto
    il software chiuso si vede circondato
    dalle orde di Stallman Gengis Khan

    > di ragazzini

    dici che l'open ringiovanisce?Sorride


    > drogati da
    > stallman.

    grazie
    fai vedere a un ragazzino un'esibizione di ballmer
    ci credo che quello come minimo si sbronza

    >
    > Il software open source è e deve essere qualcosa
    > di alternativo al commerciale,

    col software open source puoi anche commerciare
    ma che ti rispondo a fare?

    quindi il tuo è un desiderio fuori dal mercato
    pretendi che concorrenti non facciano affari
    perché i tuoi affari sono compromessi da ragazzini
    che giocano

    > qualcosa da
    > ragazzi per giocare e sperimentare e non il
    > contrario.

    consigli per zio bill
    fare concorrenza a wine

    >
    > Così facendo, con questi discorsi si compromette
    > la già pietosa situazione del software
    > italiano.

    che roba sarebbe?
    nazionalismo digitale?

    >
    > Il software deve essere business, soldi, money...
    > understand
    > ?!?!

    il fatto è che lo capisce anche chi lo compra
    tu gli dici di fare affari vendendogli copie
    e quello lo sa che quelle sono copie copiabili senza limite
    il sistema è basato giusto sulla facilità della copia
    quindi che razza di affari vuoi fare?
    siccome tu non sai come farti pagare
    vendi giusto quello che è più facile avere
    che tipo di business vuoi mettere su?
    devi avere un buon reparto dosaggio crack
    non te la cavi col miglior sistema anticrack
    potrebbe arrecare più danni che benefici
    e in ogni caso
    saresti sempre soggetto a orde di ragazzini
    che anche solo giocando ti possono fare concorrenza spietata
    ma non solo loro spietati
    sei tu che vuoi vendere copie e quelle non hanno costi
    e tu saresti il businessman?
    >
    > Se poi tu vuoi farlo gratis,

    il punto è che può farlo perché è digitale
    quindi prima se ne prende atto e meglio si fanno affari

    > fai pure, ma tieni
    > la tua ideologia tutta per
    > te.

    come fai pure?
    quindi tu fai bussiness in un mercato
    dove si può dare a gratis e senza limiti
    digitale equivalente a quello da cui ricavi
    senza contare che quello stesso che dici tuo
    è fuori dal tuo controllo e circola comunque
    basta che non facciano ideologia

    suona tipo ultimo desiderioSorride
  • Nonostante sia un sostenitore dell'open source ci tengo a sottolineare una cosa:
    Se ti fornisco un software che tu INSTALLI sul TUO PC, e questo ha licenza GPL, devo darti la CHANCE di poter accedere ai SORGENTI. La distribuzione NON deve essere necessariamente GRATIS, ma può essere ANCHE a PAGAMENTO.

    Non storpiate OPEN SOURCE = GRATIS, perchè in quel caso siete solo gli ennesimi schiavisti che pretendono che molte persone lavorino mesi e mesi gratis. Ma in quel modo chi sviluppa i software smette e passa a altri ambiti.
    E soprattutto non confondete un servizio su un server con un qualsiasi software installato nel vostro PC. Punto.

    Google non deve nulla, i software li tiene lui per se stesso.
    Non è tenuto a dare i suoi sorgenti perchè sono software nel SUO PC NON NEL NOSTRO, ma se ce li da dobbiamo solo che ringraziarlo.
    Poi a che titolo pretendete i suoi sorgenti?!! Che per caso avete INSTALLATO nel VOSTRO PC una versione di un qualche software open source modificato da Google?????
    non+autenticato
  • - Scritto da: pluto
    > Nonostante sia un sostenitore dell'open source ci
    > tengo a sottolineare una
    > cosa:
    > Se ti fornisco un software che tu INSTALLI sul
    > TUO PC, e questo ha licenza GPL, devo darti la
    > CHANCE di poter accedere ai SORGENTI. La
    > distribuzione NON deve essere necessariamente
    > GRATIS, ma può essere ANCHE a
    > PAGAMENTO.
    >
    > Non storpiate OPEN SOURCE = GRATIS, perchè in
    > quel caso siete solo gli ennesimi schiavisti che
    > pretendono che molte persone lavorino mesi e mesi
    > gratis. Ma in quel modo chi sviluppa i software
    > smette e passa a altri
    > ambiti.
    > E soprattutto non confondete un servizio su un
    > server con un qualsiasi software installato nel
    > vostro PC.
    > Punto.
    >
    > Google non deve nulla, i software li tiene lui
    > per se
    > stesso.
    > Non è tenuto a dare i suoi sorgenti perchè sono
    > software nel SUO PC NON NEL NOSTRO, ma se ce li
    > da dobbiamo solo che
    > ringraziarlo.

    cosa???

    google tratta i nostri dati personali e noi vogliamo il suo software per capire cosa succede ai nostri dati

    stop al denaro, noi programmatori vogliamo far capire al mondo che si può vivere anche senza denaro e google se lo deve ficcare in testa

    Fan LinuxFan LinuxFan Linux

    > Poi a che titolo pretendete i suoi sorgenti?!!
    > Che per caso avete INSTALLATO nel VOSTRO PC una
    > versione di un qualche software open source
    > modificato da
    > Google?????

    ci sono poi tanti software google che si installano nei nostri pc, (vedi google toolbar) per i quali ci spettano i sorgenti

    Fan LinuxFan LinuxFan Linux
    non+autenticato
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