Alfonso Maruccia

MPAA: bloccate chi osa videoregistrare

Gli studios hollywoodiani premono per un inasprimento dei limiti previsti per il mercato dei DVR negli USA, in cambio di un rilascio pių veloce dei film ai distributori via cavo e in digitale

Roma - La lobby cinematografica di Hollywood è disposta ad accorciare i tempi di release delle pellicole al grande pubblico della tv via cavo americana, ma vuole che gli utenti non possano registrare i film sui Digital Video Recorder e chiedono che questo lo stabilisca formalmente la Federal Communications Commission, il locale garante sulle TLC. In ballo c'è il valore aggiunto non indifferente delle prime visioni, e la possibilità che il mercato del broadcasting digitale e dell'alta definizione raggiunga finalmente il settore mainstream.

Non contenti di splash spot e advertising sospensivo sugli show trasmessi dalla tv, i grandi studios sono tornati ormai da un mese su questo fronte: MPAA, su mandato di Paramount Pictures, Sony Pictures, 20th Century Fox, Universal, Walt Disney e Warner Bros., ha perorato la causa consegnando a FCC la sua Petition for Expedited Special Relief, in cui si chiede in sostanza di permettere alle major di bloccare in via cautelativa la possibilità di registrare le pellicole trasmesse in anteprima sui registratori casalinghi, facendo ricorso alle restrizioni che è possibile implementare attraverso l'impiego della tecnologia Selectable Output Control (SOC).

"I film delle industrie che hanno sottoscritto la Petizione sono troppo preziosi per rischiare di esporli, nella prima finestra di distribuzione, alla copia non autorizzata", si legge nella richiesta di MPAA alla commissione federale, che fa riferimento a una finestra di distribuzione che, facendo affidamento su "output insicuri", faciliterebbe la copia illegale dei contenuti e la conseguente redistribuzione immediata sui canali illeciti, "causando un danno incalcolabile al mercato dei DVD e agli altri mercati a valle".
FCC sembra aver preso molto sul serio le richieste di Hollywood, ne sia prova il fatto che, dopo solo un mese di attesa, ha concesso un periodo di commento dell'iniziativa aperto al pubblico che durerà fino al prossimo 7 luglio. Dietro questa pronta ricettività dei bisogni dell'industria ci sarebbe, suppone qualcuno, la mano dell'ex-commissario di FCC Kathleen Q. Abernathy ora avvocato a tempo pieno.

Sia come sia, MPAA vuole in soldoni che FCC dia l'autorizzazione ai detentori del copyright di integrare codici specifici, all'interno del flusso di audiovisivi digitali, in grado di controllarne le modalità di fruizione. Tra le altre cose, grazie alla tecnologia SOC è possibile permettere la copia di contenuti in alta definizione decurtandone radicalmente la qualità, o al limite estremo inibire ogni tentativo di "backup" delle pellicole.

Una manna dal cielo per l'industria multimediale, alla disperata ricerca del controllo totale sui contenuti , controllo perduto a causa (o grazie a, dipende dai punti di vista) della natura "replicabile" all'infinito dei formati digitali. MPAA fa affidamento sul fatto che la stessa FCC, circa 4 anni fa e dunque in tempi non sospetti, nell'impedire l'utilizzo dei codici SOC si disse pronta a riconsiderare la sua politica nel caso in cui una loro futura applicazione avesse potuto "avvantaggiare i consumatori".

Secondo le major quel tempo è venuto, e dare la possibilità di rilasciare i film subito dopo l'uscita nei cinema e ben prima della distribuzione sui supporti ottici (DVD e Blu-ray che siano) ma permettendo nel contempo di impedirne la copia, farà da volano definitivo al mercato dell'alta definizione, degli schermi "Full HD" e gioverà quindi, secondo un'equazione che a Hollywood considerano naturale, ai consumatori di cinema e intrattenimento.

Quello che a Hollywood non dicono, maligna qualcuno, è che in un periodo di recessione mondiale incipiente e di dollaro debole come mai sino ad ora, il consumatore americano medio potrebbe non considerare esattamente un "vantaggio" dover spendere migliaia di dollari per l'attrezzatura necessaria a sorbirsi in casa, rigorosamente in alta definizione, l'ennesimo tie-in cinematografico di un fumetto sui super-eroi, dopo averlo già visto al cinema con una spesa enormemente inferiore.

Alfonso Maruccia
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