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Elettromedicali wireless con la skin-tenna

Un'idea della Queen's University permette agli elettromedicali di dialogare tra loro senza fili, con potenza trascurabile e senza sprechi. Immediatamente brevettata

Roma - Un nuovo studio della Queen's University di Belfast, nell'Irlanda del Nord, consentirà di sfruttare il corpo umano per veicolare i segnali radio prodotti da apparecchiature elettromedicali.

Il principioBattezzata subito skin-tenna (da antenna e skin, pelle) è una particolare concezione che rovescia il concetto di monopolo: un esempio di monopolo - in opposizione al dipolo, formato da due elementi - è la tipica antenna che svetta sul tetto di un'automobile, cioè uno stilo attivo montato su una superficie piana riflettente, che aiuta le onde a propagarsi (o a essere catturate) in senso ortogonale allo stilo.

Sinora - spiega il New Scientist - sono stati fatti tentativi di applicare qualche sorta di antenna sul corpo umano per favorire il dialogo tra apparecchiature elettromedicali (si parla, naturalmente, di potenze estremamente basse e assolutamente innocue), ma si è sempre manifestato il comportamento tipico del monopolo, cioè quello di irradiare e ricevere in senso ortogonale al monopolo stesso. Tale comportamento riduce l'efficienza del sistema, in quanto l'obiettivo non è quello di far allontanare il segnale dal corpo, bensì quello di farlo viaggiare - nei limiti del possibile - lungo il corpo.
Proprio qui interviene lo studio di William Scanlon e Gareth Conway, i due scienziati che hanno scoperto la novità: rovesciando il monopolo, ovvero facendo in modo che il piano riflettente sia posto al di sopra - anziché al di sotto - dell'elemento attivo rispetto al mezzo trasmissivo, si favorisce la propagazione superficiale, fenomeno che gli esperti conoscono sotto il nome di creeping wave, o onda di superficie.

Innegabili i vantaggi, primo tra tutti quello di poter impiegare potenze ancora inferiori, di svariati ordini di grandezza: in precedenza un apparecchio elettromedicale wireless dislocato sul corpo lontano da un altro avrebbe potuto ricevere il segnale emesso dal primo solo grazie ai lobi secondari.

L'idea è stata ritenuta valida al punto che John Batchelor, scienziato dell'Università del Kent impegnato in progetti simili, ha ammesso che "l'idea di ribaltare l'antenna per incoraggiare la propagazione superficiale vale la pena di brevettarla". Scanlon e Conway non se lo sono fatto ripetere: hanno subito presentato richiesta.

Marco Valerio Principato

(fonte immagine)
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