Giovanni Arata
venerdė 20 giugno 2008

Italia, dove muoiono i PC e i cellulari obsoleti

Quando gli italiani se ne liberano in modo responsabile i dispositivi elettronici che fine fanno? In che modo esauriscono il loro ciclo? E lo esauriscono davvero? Punto Informatico segue l'ultimo viaggio di un laptop

Ormai il nostro vecchio portatile non esiste più, e i suoi "resti" riposano in grandi sacchi di plastica.

Non a tutti i contenitori, però, è riservata la stessa sorte: quelli che alloggiano residui inutilizzabili- sono circa un quinto del totale- vengono affidati a ditte terze e smaltiti in modo definitivo. Tutti gli altri, invece, contengono materiali (schede elettriche, metalli, plastica) recuperati durante l'elaborazione, e sono per questo passibili di riuso in nuovi cicli industriali.

A questi residui "fortunati" (le cosiddette "materie prime seconde") tocca quindi in sorte di essere rivenduti a intermediari specializzati, i quali a loro volta li smistano verso settori industriali diversi: i materiali plastici vanno così ad aziende del ramo plastico, il vetro a organizzazioni del settore ceramico od a produttori di IT, i metalli nobili a produttori di cellulari od affini.
Si chiude così il processo di riciclaggio, e con esso il viaggio del nostro vecchio laptop. Diversamente da quanto pensavamo, esso non è stato bruciato- se non per una parte molto piccola- e, se guardiamo bene, ne possiamo anche vedere dei pezzetti. In un vetro, una mattonella di ceramica o persino in un nuovo computer.

a cura di Giovanni Arata

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