Assoprovider sull'antiporno: non siamo cinesi

I provider sono perplessi e preoccupati sul DDL Butti per la tutela dei minori in rete

Roma - Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato stampa diramato da Assoprovider, la celebre associazione dei provider italiani, tirati in ballo dal DDL Butti sulla tutela dei minori online, presentato proprio in questi giorni e già finito nel mirino delle polemiche.

"Assoprovider apprende con perplessità la notizia del disegno di legge presentato dal Senatore Butti in materia di "Norme per la corretta utilizzazione della rete INTERNET a tutela dei minori" che vieta penalmente la pubblicazione di siti web i cui contenuti siano finalizzati, direttamente o indirettamente:
a) alla istigazione al consumo, alla produzione o allo spaccio di sostanze stupefacenti;
b) alla istigazione alla violenza e alla consumazione di reati;
c) alla divulgazione o alla pubblicizzazione di materiale pornografico o di notizie o di messaggi pubblicitari diretti all'adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori di anni diciotto.

Se il punto c) è relativo al materiale pedopornografico risulta di difficile comprensione la necessità di una nuova norma essendo tali attività già severamente vietate anche con norme specifiche che già vedono la collaboarzione dei provider con la polizia postale nell'oscuramento dei siti individuati; se invece si riferisce al materiale pornografico, come d'altronde il resto del testo lascia intendere, non si comprende come possa essere possibile che la pornografia divenga un reato solo su internet mentre continui ad essere perfettamente legale in tutti gli altri contesti.
Per gli altri comportamenti che sono già considerati reati non è chiara la necessità di rimarcare la norma: già oggi in Italia è vietato spacciare o istigare alla violenza attraverso la rete e numerosi siti sono stati chiusi negli anni perché colpevoli di tali reati.

Assoprovider si augura che vengano chiarite dal Sen. Butti le intenzioni dell'intero provvedimento e in particolare il concetto "contenuti finalizzati indirettamente alla istigazione di reato", concetto che rischia di avvicinarsi pericolosamente a quello di reato di opinione e che, se non meglio definito, porterebbe alla chiusura di numerosi siti web.

È ora che gli aspiranti censori apprendano che queste norme saranno sempre del tutto inefficaci nel perseguire lo scopo che si prefiggono: perché la rete internet per la sua peculiare ed intrinseca natura consente sempre agli utenti la costruzione di meccanismi di elusione non appena esista anche un solo nodo fuori del controllo del censore, figuriamoci quando i nodi fuori del controllo del censore sono quelli di intere nazioni. Per contro queste misure in realtà sono efficacissime per ostacolare il lavoro quotidiano di tutti gli onesti, utenti ed imprenditori, italiani.

Assoprovider si opporrà come sempre ad ogni tentativo di attribuire agli Internet Service Provider ruoli di controllo dell'operato degli Utenti della Rete. Ci auguriamo che i parlamentari sia del governo che dell'opposizione respingano questo disegno di legge che rischia di far pervenire all'Italia provvedimenti in sede internazionale ed europea ed accuse di censura.

Quando si tratta di internet sembra che le libertà fondamentali degli individui passino in secondo piano rispetto alla ricerca esasperata di un controllo che non si riesce ad ottenere. Il legislatore deve attivare gli strumenti e le norme che rendano la Società della Informazione non una formula vuota ma il modello della società del futuro, smettendo di far calare dall'alto norme che spesso denotano scarsa conoscenza degli argomenti trattati, ma coinvolgendo in modo permanente i consumatori e gli addetti ai lavori".

Assoprovider
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