Il digitale incompreso

di Gilberto Mondi - La necessitÓ di porre paletti ad Internet Ŕ figlia di un passato nel quale la loro assenza ha sempre significato caos. Non Ŕ facile cambiare per chi con certi paletti ha sempre delimitato il proprio mondo

Roma - Un paio di giorni fa Squonk scriveva sul suo blog, sotto il titolo Segni dell'incipiente Apocalisse, il post "Questa notte ho iniziato a leggere una raccolta di Montale": una battuta che mi ha riportato a certe letture che ho abbandonato da qualche tempo, afferrato come sono dai molti volti del nuovo, a volte letteralmente avviluppato nell'input. Forse anche per questo avverto uno scollamento, e nutro la sensazione che l'avvento di internet abbia cambiato i paradigmi culturali al punto che quanto di realmente nuovo emerge oggi abbia spesso ben poco a che vedere con quanto l'ha preceduto. E che anche in questo vi siano elementi di novità.

La sensazione è che l'era digitale cambi le carte in tavola: le novità sono perlopiù sganciate dal mondo ante-Internet, spesso e volentieri sfuggono alla realtà fisica e quando così non è allora creano nuovi collage tra ciò che è fisico e ciò che è elettronico, utilizzando metodi, linguaggi e tecnologie che non hanno, appunto, precedenti. Al di là dei net artist che proliferano nella sostanziale indifferenza dei grandi media, sebbene individuino spesso con grande anticipo quanto sta accadendo, ad esplorare le risorse del nuovo mondo sono più di ogni altro le società commerciali, e il marketing nello specifico.

In questo magma di silicio creativo un solo aspetto è percepito da tutti, quello del nuovo mondo. Non ha forma, ha origini ingegneristiche che non aiutano granché a comprenderne l'impatto sociale, ma è visibile, e presente. La sua riconoscibilità manca di radici culturali condivise ed anzi è difficile ricondurlo ad un prima. ╚ forse per questo che ciò che di genuinamente nuovo emerge in rete, o nella tecnologia di cui poi si discute grazie alla rete e dentro la rete, crea una viva emozione: slegato dal passato, ciò che veramente è innovativo può apparire quasi come un miracolo, come fosse giunto dal nulla. In quel caso l'inconoscibilità delle sue origini, irraggiungibili perché perse nel brodo primordiale di cui sono figlie, lo rende non solo nuovo ma sorprendente e per certi versi ulteriore.
Le più profonde novità apportate dalla rete, dalle tecnologie di search a quelle di socializzazione, sono in questo senso più innovative che rivoluzionarie: slegate da un contesto precedente, accelerano verso nuovi traguardi, proponendo emozioni e luoghi dell'essere che prima non esistevano, e che fin dal loro sorgere sono anzi in continuo mutamento.

L'unico dato ad apparire oggi quasi ovvio, che saremo cioè sempre più connessi gli uni agli altri e che lo scambio di dati e informazioni non farà che accelerare diversificandosi e approfondendosi, è anche il motore di un cambiamento della psicologia dei rapporti destinato ad influenzare la crescita di chi è nato digitale e il suo sviluppo.

I figli dei nativi digitali abiteranno un mondo di interconnessioni, un mondo che molta parte della cultura pre-internet, anche la più rilevante, semplicemente non aveva previsto né immaginato, e che cambia tutti i paradigmi. Questo si traduce in un'avventura, spesso vissuta scuotendosi di dosso il passato anziché coltivandolo come un bene prezioso, ed è anche per questo che il viaggio è percepito spesso come esperienza affascinante sebbene a tratti inconsapevole. Ma è anche per questo che fondersi col cambiamento non offre necessariamente solo vantaggi: per capirci e tornare all'attualità, il fatto che certe proposte normative figlie dell'incomprensione dei nuovi tempi non emergano solo in Italia ma anche periodicamente in tutto il mondo ricco, quello più interconnesso, è il segno più evidente della difficoltà di adattamento di molti a quanto sta avvenendo. C'è chi sfugge il passato così tanto da dimenticarlo e chi vi si arrocca cercando nel passato risposte per l'oggi tecnologico che in quella sede semplicemente non possono essere trovate. In entrambi i casi l'innovazione sfugge, e diventa altro rispetto a ciò che è: ossessione fantastica nel primo caso, buio ottundente nel secondo. Una difficoltà che colpisce gli all digital così come chi digital proprio non può permettersi di essere, magari perché privo di tutto, ma persino anche chi ha le leve del potere nel mondo ricco, chi ha quindi accesso a tutto ciò che serve per cogliere il cambiamento ma, ciò nonostante, non riesce ad afferrarlo, a comprenderlo e farlo proprio.

Questo deve mettere in allerta i promotori consapevoli del nuovo: il rischio è che l'innovazione non sia compresa e che pur di dare una forma a questi tempi, tempi di cambiamenti che una forma non possono avere, e che proprio per questo trovano slancio innovativo, molti anche nella stanza dei bottoni possano pervenire a decisioni, metodi e comportamenti destinati a colpire al cuore le possibilità stesse dell'innovazione. L'esigenza di punti fermi e paletti è connaturata ad un passato nel quale la loro assenza ha sempre solo significato caos. Che spazzarli via possa significare sviluppo creativo è un messaggio difficile da trasferire a chi con quei paletti ha sempre delimitato il proprio mondo.

E le conseguenze si sentono tutte. Sta già avvenendo, avviene con i nuovi sistemi di sorveglianza tanto quanto con l'estrapolazione dei comportamenti, gusti e tendenze degli utenti dalle loro attività in rete, avviene con la somministrazione di una pubblicità sempre meno apparente e sempre più sottile, che si insinua negli spazi di creatività degli utenti proponendosi come genuina, e in realtà infettiva, e ingannatoria.

Tutto questo, anche tutto questo, è sintomo del nuovo ma ho la sensazione che del nuovo non siano questi i sintomi che vorremmo sentirci addosso. Chissà Montale cosa avrebbe detto, o scritto, su tutto questo.

Gilberto Mondi

I precedenti interventi di G.M. sono disponibili a questo indirizzo
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