Alfonso Maruccia

Piace la musica a pagamento? Dipende

Una ricerca sostiene che i giovani non vogliono tutto gratis ma vogliono il pieno controllo su tutto ciò che comprano

Roma - Le generazioni del file sharing sono insensibili alla necessità di dover finanziare artisti ed etichette acquistando CD e brani originali? Niente affatto, stando almeno a quanto emerge da un rapporto pubblicato nel Regno Unito. Chi è aduso al mezzo informatico sarebbe disponibile a pagare per scaricare, se solo fossero disponibili modalità di accesso ai contenuti prive di restrizioni e dietro l'elargizione di una somma periodica.

Il rapporto, messo insieme presso la University of Hertfordshire e sponsorizzato dalla British Music Rights, viene descritto come "la più estesa ricerca accademica del suo genere" e si ammanta dei crismi di una ufficialità che tende a metterne in evidenza i risultati. E tra quelli più interessanti vi sarebbe appunto il fatto che l'80% degli utenti di P2P sarebbe disposto a spendere soldi per scaricare musica.

Da tempo sono in circolazione jukebox sparafile a pagamento autorizzati dalle major ma quello che difetta a iTunes, Amazon, Napster e tutti gli altri, suggeriscono gli accademici, è la possibilità del controllo completo sui propri download personali. Le continue polemiche sulla invalidante presenza delle DRM non fanno d'altronde altro che confermare come sia il controllo e i percorsi di ascolto personali possibili sui network di file sharing la vera killer-application che l'industria musicale tende invece da anni ad imbrigliare in modelli imposti dall'alto.
Secondo l'opinione di Feargal Sharkey, a capo di BMR, le major dovrebbero "ricavare grande ottimismo" da ricerche come questa, poiché esse servono a confermare che anche la "eMule-generation" tende a dare valore al prodotto musicale esattamente quanto quelle dei vinile e dei CD-Audio dell'epoca pre-informatica.

Sebbene le intenzioni di acquisto sembrino confermate, la ricerca è incappata nella contrastante realtà quotidiana in cui a pagare sono pochi, molto pochi: tra i musicofili di 14-24 anni, la maggioranza non ha sborsato un penny per la propria collezione musicale. Un dato questo che, se letto da un certo punto di vista, non fa altro che confermare il desiderio dei consumatori di voler adottare strade personalizzate nella scelta e nella scoperta di contenuti musicali.

Alfonso Maruccia
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