AOL deve svelare il nome di un utente

Il provider avrebbe voluto evitarlo, sostenendo che il Primo Emendamento garantisce il diritto ad esprimersi in modo anonimo. Ma perde l'importante caso giudiziario

Roma - "Siamo ovviamente rammaricati per la sentenza. AOL ritiene che in questo caso siano in gioco questioni da Primo Emendamento e quindi vedremo se procedere con le nostre azioni legali". Così il più importante provider americano, America Online, ha reagito alla decisione della Corte Suprema dello stato della Virginia che le impedisce di mantenere segreta l'identità di un proprio utente.

Un'azienda, la Nam Tai Electronics, aveva richiesto che un tribunale locale imponesse ad AOL di svelare l'identità di un utente, uno di quelli che su un newsgroup ha pubblicato opinioni sulla Nam Tai ritenute da quest'ultima diffamanti.

Secondo AOL il Primo Emendamento garantisce il diritto del cittadino americano a parlare sotto garanzia di anonimato e il provider si è dunque opposto alla richiesta della Nam Tai portando alla fine il caso dinanzi alla massima corte dello stato.
La decisione in Virginia è particolarmente rilevante, come ha spiegato anche David Sobel dell'Electronic Privacy Information Center, in quanto attualmente le leggi su questo fronte sono lacunose e dunque ogni sentenza di alto livello è destinata a "fare giurisprudenza". Il fatto poi che la sentenza sia giunta nello stato in cui AOL ha sede legale rende il tutto ancora più significativo.

Va detto che già in passato altri grandi provider, celebre il caso di Verizon contro RIAA, avevano inutilmente tentato di proteggere con argomentazioni simili l'identità dei propri utenti impegnati in attività online ritenute illecite o, come in questo caso, diffamanti.
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