Toc toc, sono Tartalo. Apri per favore?

Ha un occhio proprio come il ciclope della mitologia basca, arriva proprio dai paesi baschi e vuole dimostrare al mondo che un robot può andarsene in giro da solo, decidendo da sé (quasi) tutto

Roma - È il promettente parto di un team di ricercatori della Facoltà di Informatica della Universidad del Pais Vasco, si ispira alla mitologia basca fin dal suo nome, Tartalo, ed è un robot. L'idea di fondo dei ricercatori che ci stanno lavorando sopra è di costruire un apparato informatico che consenta al robot di girovagare da solo. L'obiettivo finale è far sì che possa muoversi da un punto ad un altro di una città come farebbe un umano.

il team di ricercaNe parla il team leader Basilio Sierra in una pubblicazione (qui in PDF) che si focalizza su riconoscimento degli oggetti, comportamento robotico, funzionalità di riconoscimento dell'ambiente, tutte qualità che attirano l'attenzione sulla nuova tecnologia.

Secondo gli studiosi, esperti di autonomous computing, uno dei grandi limiti della robotica attuale sta proprio nel movimento. Al di là di movimenti "sul posto", per molti robot avanzati è ancora una prospettiva lontanissima potersi muovere autonomamente in ambienti urbani, non pre-programmati e pre-conosciuti, quindi con particolarità ed ostacoli casuali.
Da qui l'idea di lavorarci sopra: esclusa l'adozione di un GPS, che indicherebbe esclusivamente la posizione senza dare sufficienti indicazioni sull'ambiente circostante, lo stato della strada o la presenza di un oggetto sulla via, Tartalo il ciclope viene perfezionato affinché "comprenda" le strade, gli incroci così come i corridoi e le porte che si trova dinanzi. Adottando punti di riferimento spaziali, Tartalo dovrà essere in grado di spostarsi adattandosi a tutti i cambiamenti e gli imprevisti a cui può andare incontro.

il robotUn aspetto sul quale si lavora con particolare attenzione è legato al superamento dell'ostacolo porta: pur essendo assai più piccolo della sua controparte mitologica, Tartalo dispone di un solo occhio, posizionato a metà altezza proprio per favorire l'individuazione e il riconoscimento di maniglie e serrature. Grazie a sistemi dedicati, e a programmi di sintesi vocale che sono in corso di sviluppo, Tartalo potrà letteralmente "bussare" alle porte per potervi accedere, o eseguire le operazioni necessarie per ottenere l'accesso.

Nel complesso, si tratta di una macchina alta un metro e mezzo, dotata di sensori che emettono ed individuano ultrasuoni, di sensori infrarossi e laser. Tutti strumenti che consentono al ciclope di misurare la distanza dagli oggetti, dai muri, dagli ostacoli su 180 gradi. Il tutto è governato da un computer il cui software è appunto al centro del lavoro degli scienziati, che ancora non si pronunciano sui tempi di conclusione dei propri studi. Tartalo, per il momento, si contenta di aggirarsi nei corridoi dell'università.

la cam ciclopica
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