Diritto d'autore: serve una soluzione ma non quella francese

di Guido Scorza - Molti qui in Italia giÓ si sono innamorati della Dottrina Sarkozy ma ci sono almeno tre ragioni per cui va rigettata. Non Ŕ quella la soluzione, anzi, sarebbe un grave passo falso introdurla nel Belpaese

Roma - La proprietà intellettuale è la protagonista indiscussa della società dell'informazione e non è possibile immaginare lo sviluppo culturale della comunità globale in assenza di un quadro di regole certo, chiaro ed univoco che tuteli adeguatamente i titolari dei diritti incentivandoli a continuare a creare nuove opere e che, ad un tempo, garantisca agli utenti legittimi di tali opere il diritto alla loro fruizione libera da ogni vincolo, legaccio, condizionamento o altro tipo di limite tecnico o giuridico.

L'impianto della legge sul diritto d'autore ed i principi fondamentali sui quali essa è basata restano, a mio avviso, attuali e vanno rispettati e salvaguardati anche nell'Era dell'accesso: l'autore ha diritto a veder remunerato il suo sforzo creativo a fronte della messa a disposizione della collettività della propria opera.

╚, tuttavia, innegabile che le nuove tecnologie digitali e telematiche abbiano inciso - e continuino ad incidere - in maniera forte sulle dinamiche della produzione, distribuzione e fruizione dei contenuti digitali, imponendo un ripensamento radicale di metodi di business, abitudini di consumo e di talune disposizioni contenute nella vigente disciplina della materia.
Le libere utilizzazioni, le modalità tecniche e negoziali di accesso ai contenuti digitali, i limiti al ricorso a misure tecniche di protezione da parte dei titolari dei diritti, l'enforcement dei diritti di proprietà intellettuale sono solo alcune delle materie in relazione alle quali la vigente disciplina ha manifestato segnali forti di inadeguatezza ed inidoneità.

Il tema è complesso ed il contesto economico e tecnologico di riferimento è in continua evoluzione con la conseguenza che, probabilmente, nessuno, allo stato, dispone di "ricette magiche" in grado di risolvere i problemi sul tavolo: un'industria audiovisiva che denuncia ogni anno gravissime perdite - vere, presunte o esagerate che siano - a causa della pirateria e consumatori e fruitori di contenuti digitali costretti a subire - consapevolmente ed inconsapevolmente - monitoraggi di massa, forti limitazioni al proprio diritto alla privacy ed alla propria libertà di informazione ed inammissibili processi sommari.

╚ difficile, in tale contesto, delineare possibili soluzioni ma la strada da seguire non può e non deve essere quella tracciata dal Governo francese nel disegno di legge che il Ministro della Cultura e della comunicazione ha presentato il 18 giugno al Consiglio dei Ministri perché esso muove da un presupposto inaccettabile: quello secondo cui i diritti patrimoniali d'autore andrebbero collocati in una posizione sovraordinata rispetto ad altri diritti e libertà fondamentali dell'uomo e del cittadino quali la libertà all'informazione - nella sua duplice accezione di diffondere e ricercare informazioni - ed il diritto alla riservatezza ed alla privacy.

Si tratta di aspetti che hanno già portato le Istituzioni Europee prima ed il Consiglio di Stato francese poi a pronunciarsi in termini fortemente critici verso il disegno di legge francese.

Il Governo, tuttavia, è sin qui andato per la sua strada e sussiste, sfortunatamente, il rischio concreto che l'esempio francese venga presto seguito anche dagli esecutivi e dai legislatori di altri Paesi, come conferma l'interesse delle società italiane di intermediazione dei diritti (SIAE ed AIE) e della FIMI per il pensiero del Sig. Olivennes, patron della FNAC ed ispiratore - attraverso lo sciagurato accordo del novembre scorso - del disegno di legge.

╚ per questo che appare opportuno iniziare a riflettere su cosa non va della soluzione francese.

Cominciamo dal principio.
(a) Nel disegno di legge si muove dal presupposto che la maggior tutela dei titolari dei diritti ed il giro di vite nei confronti degli utilizzatori sarebbero giustificati dall'impegno "solennemente" assunto dai primi - nell'ambito dello sciagurato accordo "Olivennes" - ad ampliare l'offerta legittima di contenuti audiovisivi online ed a limitare l'uso di misure tecniche di protezione non interoperabili.
Si tratta di un approccio non condivisibile né nel metodo né nei contenuti.
Quanto al metodo perché pone sullo stesso piano "l'impegno solenne" assunto dalle major dell'audiovisivo ed il rigidissimo quadro sanzionatorio delineato contro gli utenti che dovessero scaricare illegalmente, per due o tre volte, anche una sola opera dell'ingegno.
Al riguardo sarebbe stato almeno necessario imporre ex lege ai titolari dei diritti l'adozione di modelli di business e diffusione dei contenuti digitali online idonei a garantire un effettivo ampliamento dell'offerta legale e disincentivare così, in modo naturale, i consumatori dal ricorso al "mercato pirata".
Quanto al contenuto perché ci si è accontentati di chiedere alle major dell'audiovisivo di accorciare di un mese e mezzo l'intervallo di tempo tra l'arrivo di un film nelle sale e la sua uscita su internet (da sette mesi e mezzo a sei!) e di rinunciare - in modo peraltro del tutto generico - all'utilizzo di misure tecniche di protezione non interoperabili in relazione alle opere musicali.
Come se in cambio della generica promessa degli inventori a non richiedere brevetti per ritrovati non originali si ipotizzassero pesantissime pene detentive per gli eventuali contraffattori...

(b) Il disegno di legge istituisce l'Alta Autorità per la diffusione delle opere e la protezione dei diritti su internet ed attribuisce a tale soggetto poteri di controllo e sanzionatori in relazione agli illeciti aventi ad oggetto i diritti d'autore in Rete.
L'Alta Autorità disporrà di propri ispettori e potrà irrogare sanzioni che, in taluni casi - duplice violazione dei diritti d'autore nel medesimo anno - potranno essere costituite dalla sospensione dell'abbonamento ad Internet e dall'inibitoria al perfezionamento di un nuovo contratto per un periodo compreso tra tre mesi ed un anno.
Le perplessità, concernono, ancora una volta tanto il metodo che il contenuto.
L'idea di riconoscere ad un'Autorità indipendente - esclusivamente per le questioni della Rete - poteri paragiurisdizionali tanto pregnanti ed incisivi e suscettibili di limitare l'esercizio di libertà e diritti fondamentali degli utenti non appare condivisibile.
Lo stesso Consiglio di Stato francese, infatti, ha fortemente criticato tale impostazione.
Internet è solo un media ed il regime giuridico delle "cose della Rete" deve, necessariamente, essere lo stesso applicabile alle "cose del mondo fisico".
Quanto ai contenuti, non può ipotizzarsi a fronte di una violazione dei diritti patrimoniali d'autore la protratta privazione del diritto all'uso delle tecnologie telematiche, tecnologie attraverso le quali oggi - ed ancor più domani - si esercitano diritti civili, si interagisce con la pubblica amministrazione, si accede a servizi di pubblica utilità, si diffondono ed acquisiscono informazioni e si intrattengono relazioni professionali e personali.
Si tratta, evidentemente, di sanzioni sproporzionate rispetto alla gravità dell'illecito e, soprattutto, di un'impostazione sintomatica di quel convincimento - cui si è già fatto cenno - che pone il diritto patrimoniale d'autore al di sopra di ogni altro diritto.

(c) Sebbene nel pressoché totale silenzio del disegno di legge, l'esercizio da parte dell'Alta Autorità dei poteri attribuitile ha per presupposto un ampio e massivo monitoraggio da parte di quest'ultima delle comunicazioni elettroniche poste in essere tra i consumatori e gli utenti al fine di identificare quelli aventi asseritamente per oggetto contenuti protetti da diritto d'autore.
Si tratta di uno scenario di orwelliana memoria il cui impatto sul diritto alla privacy non appare attutito in maniera soddisfacente per il solo fatto che tali attività sembrano destinate ad essere poste in essere da un'Autorità indipendente.
Anche sotto tale angolo di visuale il disegno di legge si presenta fondato su quel già denunziato approccio secondo il quale, in nome dei diritti di proprietà intellettuale, sarebbe lecito travolgere, tra gli altri, il diritto alla privacy di utenti e consumatori.
Posizione difficile da sostenere in un Paese come l'Italia che si avvia a limitare le intercettazioni telefoniche in relazione a reati assai più gravi del download di un brano di Madonna ed a limitare i termini per il data retention di dati assai meno significativi di quelli relativi ai contenuti scambiati in Rete da milioni di utenti.

C'è molto altro che non va nel disegno di legge francese, ma l'auspicio è che quanto sin qui evidenziato sia da solo sufficiente a scongiurare il rischio che qualcuno si innamori della soluzione francese che non risolverà nessun problema e condurrà esclusivamente ad una sempre più rigida e profonda frattura e contrapposizione tra titolari dei diritti e fruitori di cultura digitale.

╚ facile prevedere che i primi ricorreranno intensamente ai nuovi strumenti di enforcement con l'illusione di difendere - proprio come Don Chichotte nella celebre battaglia contro i mulini al vento - posizioni di rendita e modelli di business superati dai tempi mentre i secondi utilizzeranno, in misura crescente, le nuove tecnologie per sottrarsi al controllo globale ed accedere in forma anonima ai contenuti digitali.

Non è la Rete che vorrei, ma è quella nella cui direzione soffia il vento francese.

Guido Scorza
www.guidoscorza.it
19 Commenti alla Notizia Diritto d'autore: serve una soluzione ma non quella francese
Ordina
  • affermare come l'autore abbia diritto alla remunerazione del proprio sforzo creativo è un ovvietà riconosciuta da tutti.

    basti pensare che anche lo sharer più accanito qualora vedesse una propria opera distribuita li richiederebbe.

    a ovvietà ne contrappongo un'altra.

    più precisamente, non bisogna confondere il diritto d'autore con quello d'editore.

    le varie organizzazioni, infatti, con la scusa del diritto d'autore in realtà tutelano quello di editore. cioè tutelano il businness che sfrutta gli autori.

    poi vengono a dirci che chi condivide ruba. racappricciante.
    non+autenticato
  • ottimo - a tal proposito googlate "sottofondo siae" e il primo risultato sarà una puntata di "report" che dimostra tutto ciò...

    buffoni!
    non+autenticato
  • Non è mica ovvio che l'autore deve essere tutelato.. per nulla. C'è un dibattito filosofico sul diritto d'autore. Tutelare un autore significa, faccio un esempio, impedire a me di eseguire gli stessi movimenti con le MIE dita sul MIO pianoforte a casa MIA. Significa cioè limitare la MIA libertà personale non perché io abbia fatto una aggressione (ad esempio nei confronti della libertà di un altro) ma semplicemente perché un altro ha fatto gli stessi movimenti prima di me.
    non+autenticato
  • pena di morte x tutti gli sharer italiani

    Non dovrebbero esserci più problemi di questo tipo in questo paese
    non+autenticato
  • - Scritto da: Hunis
    > pena di morte x tutti gli sharer italiani
    >
    > Non dovrebbero esserci più problemi di questo
    > tipo in questo
    > paese

    Lo Stato è contro la pena di morte.
    Se ammazza le persone, ha meno "polli da spennare".
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mi scoccio di loggare
    > - Scritto da: Hunis
    > > pena di morte x tutti gli sharer italiani
    > >
    > > Non dovrebbero esserci più problemi di questo
    > > tipo in questo
    > > paese
    >
    > Lo Stato è contro la pena di morte.
    > Se ammazza le persone, ha meno "polli da
    > spennare".
    Infatti.
    E' sufficiente la cera fusa dentro un orecchio.
    L'altro lo lasciamo buono, così la musica la puoi ancora sentire.
    E pagare!!!!
    Baciamo le mani....
    non+autenticato
  • trollallero trollallàààà A bocca aperta
    non+autenticato
  • Finiremo come nel GRANDE FRATELLO; George Orwell aveva ragione.
    non+autenticato
  • Che ne dici, vieni con me per strada a gridarlo come fa Nonno Simpson sul film (la scenetta della chiesa)?
    Wolf01
    3342
  • Come da soggetto.
    Riguardo alla musica andrebbe colpita la criminalità che lucra sulle vendite illecite, non il padre del ragazzino minorenne che scambia qualche canzonetta con gli amici.

    Ma possibile che qui in Italia non si riesca a fare una legge giusta sull'argomento e che dobbiamo ispirarci solo al peggio ?
    non+autenticato
  • e per fortuna non abbiamo più urbani
    non+autenticato
  • Il problema nei diritti d'autore non è il consumatore ma il ladro , ciè colui che rubando ad altri si crea un prorio business personale fottendosene di chi gila sta permettebndo cio.
    La tutela dovrebbe essere ampliata anche alle idee messe in pratica, il mondo non è solo canzonette.

    Io stesso sono vittima di un ladro , che se potessi manderei al mattatoio per farne scatolette da cibo per animali allo zoo.
    Ho avuto l'idea, ho creato l'applicazione, gli ho dato il compito di commercializzarla e adesso mi ritrovo lui come concorrente che frsutta tutto il mio hnow out che ha potuto ricevere per poter commercializzare il mio prodotto.

    Ma anche i furbetti che dopo aver letto articoli si fanno la loro copietta pe ril loro business.
    Capoiscot quelli che approfittando della mia idea la amplificano , la modificano , questi sono la corretta evoluzione e ben vengano , ma quelli che ti copiano senza alcun valore aggiunto; questi dovrebbero morire bruciati vivi , e mangiati dalle formoiche rosse,altro che permettergli di vivere.
    non+autenticato
  • - Scritto da: rinolt
    > Il problema nei diritti d'autore non è il
    > consumatore ma il ladro , ciè colui che rubando
    > ad altri si crea un prorio business personale
    > fottendosene di chi gila sta permettebndo
    > cio.

    E penso che tutti siamo daccordo sul fatto che "chi lucra su materiale protetto senza averne pieno titolo debba pagarne le conseguenze", siano esse penali che civili.


    > La tutela dovrebbe essere ampliata anche alle
    > idee messe in pratica, il mondo non è solo
    > canzonette.

    L'idea, non puoi brevettarla, non sei l'unico a pensare "magie", ma dovresti investirci sull'idea magari costruendo un prototipo e brevettando quel prototipo.


    > Ho avuto l'idea, ho creato l'applicazione, gli ho
    > dato il compito di commercializzarla e adesso mi
    > ritrovo lui come concorrente che frsutta tutto il
    > mio hnow out che ha potuto ricevere per poter
    > commercializzare il mio
    > prodotto.

    Se vende il tuo prodotto senza portarti il ricavato, puoi denunciarlo. Se ha scritto un'applicazione simile alla tua, non puoi farci nulla.
    Altrimenti YouTube dovrebbe denunciare mezza dozzina di migliaia di siti che sfrutta un sistema simile al suo ( e YouTube a sua volta dovrebbe esser denunciato da chi ha inventato un sistema simile in precedenza ).


    > Ma anche i furbetti che dopo aver letto articoli
    > si fanno la loro copietta pe ril loro
    > business.

    Ok, allora andiamo a vedere chi è stato l'inventore di una micro-applicazione ( un semplice if o un ciclo ) e questo inventore puo' reclamare il diritto su tutto il campo di programmazione... suvvia... è naturale che dopo una "invenzione" si creano molti varianti simili.

    > Capoiscot quelli che approfittando della mia idea
    > la amplificano , la modificano , questi sono la
    > corretta evoluzione e ben vengano , ma quelli che
    > ti copiano senza alcun valore aggiunto; questi
    > dovrebbero morire bruciati vivi , e mangiati
    > dalle formoiche rosse,altro che permettergli di
    > vivere.

    Se io creo un'applicazione simile alla tua, devo essere libero di farlo. Altrimenti ci ritroveremo realmente nel medioevo...
    non+autenticato
  • siamo tutti e 3 d'accordo penso... cmq chi ha scritto il commento, qndo parla di know-how nn credo si riferisca a qlke if o a dei for, bensì a tutta la parte di analisi e di conoscenza del dominio di applicazione e alla rispettiva trasposizione sotto il campo dell'informatica... ecco, rubare quello è sì un furto.
    non+autenticato
  • - Scritto da: rinolt
    > Il problema nei diritti d'autore non è il
    > consumatore ma il ladro , ciè colui che rubando
    > ad altri si crea un prorio business personale
    > fottendosene di chi gila sta permettebndo
    > cio.

    Il diritto d'autore è composto di due cose, un diritto (che dovrebbe essere personale ed inalienabile, ma non lo è) al riconoscimento quale autore ed un diritto di chiedere soldi a chi sfrutta il risultato. Il secondo per evitare che si possa bloccare lo sviluppo è sempre stato giustamente limitato nel tempo (anche se è stato "allungato" e lo si vorrebbe allungare ancora, solo per favorire disney e taluni editori, che oggi non potrebbero continuare a riproporre a prezzi assurdi taluni libri o dischi).
    Tra l'altro per molte opere è prassi comune dei soliti noti mettere avvisi di copyright e vincoli alla redistribuzione pur essendo per legge patrimonio dell'intera umanità.
    Ah, è vero non è furto questo... è appropriazione indebita.

    > Io stesso sono vittima di un ladro , che se
    > potessi manderei al mattatoio per farne
    > scatolette da cibo per animali allo
    > zoo.
    [cut]
    Tanti anni fa ho scritto una applicazione per un amico, poi sono andato via per qualche anno e lui si è rivolto ad un coglioncino per farsela aggiornare.
    Ora servirebbe aggiornarla, lo stronzo si è trasferito e non può seguire più lo sviluppo, la vedova del mio amico mi ha chiesto se potevo vedere di mandargliela avanti per un paio d'anni senza dover comprare un costoso applicativo commerciale quindi ho chiesto al bastardo i sorgenti indietro (che finchè il mio amico era vivo sono certo che erano sul computer).
    Pur riconoscendo che ero io l'autore mi ha detto che siccome ci ha lavorato lui ne è proprietario adesso e mi ha minacciato, qualora venisse a sapere che ho riscritto il programma mantenendo la stessa interfaccia, di adire le vie legali contro di me.

    le conclusioni le lascio all'intelligenza (scarsa in genere) di chi legge...
    non+autenticato
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