Google bot, ne fanno le spese i palermitani

Emblematico episodio di un lavoro tutt'altro che cristallino fatto su Google e ai danni di alcuni cittadini di Palermo. Ma dietro c'è la leggerezza di qualche amministratore di sistema. Una ricostruzione dell'accaduto

Roma - I "Google bot" hanno colpito ancora, e questa volta sono alcuni cittadini Palermitani a farne le spese. I "Google bot" sono dei programmini che si occupano 24 ore su 24, 365 giorni l'anno di indicizzare tutte le pagine web presenti su internet, riporle nella memoria di uno dei server di Google o, nel caso di variazioni sulle stesse, di sostituirle alle vecchie presenti.

Si possono facilmente monitorare utilizzando un qualsiasi sistema di logging sul proprio sito web: rilasciano infatti una particolare tag tipica di ogni motore di ricerca che ne identifica la provenienza.

Già numerose denunce erano state postate sulla mailing list BugTraq dell'ormai famosissimo Security-focus riguardo la possibilità, tramite alcune parole chiave particolari, di accedere ad alcune informazioni sensibili lasciate inavvertitamente "in vista" da alcuni amministratori di sistema poco attenti.
Questa volta purtroppo le vittime sono alcune migliaia di cittadini Palermitani che hanno visto render pubblici parte dei loro dati anagrafici e addirittura il voto riportato all'esame di maturità. Tramite pochi click e una parola di ricerca al posto giusto si poteva infatti accedere ad un documento pdf di ben 153 pagine con i dati di oltre 6000 ignari utenti.

Attualmente, dopo l'invio di una mail al webmaster il documento risulta ancora presente sul server, anche se non linkato alla home page sul sito: non ci resta che sperare che nessun furbo se ne sia appropriato o lo usi per scopi personali.

Davide, Dante Del Vecchio
TAG: italia
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