Gaia Bottà

Google sia anche l'arbitro dell'osceno

Lo chiede un avvocato statunitense: sono i dati sull'uso del portale che possono tracciare i confini della morale pubblica, e disegnare le nuove frontiere del pudore. Rituali orgiastici e torte di mele messi a confronto

Roma - Quali contenuti offendono la pubblica morale? Quali materiali urtano la sensibilità dei cittadini? Per stabilirlo sarebbe necessario sondare il parere della società civile, identificare dei parametri che possano tracciare un crinale che divida ciò che è comunemente assorbito e introiettato dai cittadini da ciò che sconquassa l'immaginario. Il mezzo per farlo? Potrebbero essere le statistiche di Google.

A suggerire che BigG possa essere impugnato come strumento per definire umori e valori di una comunità è un avvocato della Florida, Lawrence Walters. Incaricato di difendere l'operatore e produttore di un sito pornografico, Clinton Raymond McCowen, dall'accusa di aver offeso il comune sentimento del pudore, l'avvocato Walters tenterà di dimostrare che l'uomo è libero di esprimersi, mostrando che valori e atteggiamenti della comunità possono tollerare i contenuti del sito. Il sito pornografico in questione era il perno di un business da un milione di dollari l'anno. Il focus dell'attività di McCowen erano le pratiche orgiastiche: reclutava persone del luogo, ne orchestrava e ne filmava le performance e le sbatteva online a favore degli amanti del genere. Un'attività che le autorità locali ritengono offendere il sentimento del pudore dei membri della comunità di Pensacola, epicentro dell'attività di McCowen.

L'avvocato difensore del pornografo intende dimostrare proprio questo: il pudore dei membri della comunità di Pensacola non è offeso dalle immagini che McCowen diffondeva in rete, a testimonianza di ciò ci sarebbero gli interessi che essi coltivano in rete. Interessi fotografati dalle chiavi di ricerca digitate sul motore di BigG.
Google stessa si dice termometro delle passioni della comunità globale dei netizen: rilascia ogni anno panoramiche delle chiavi di ricerca più digitate, ritraendo una comunità globale di netizen bramosa di tecnologia e assetata di social network.

L'avvocato difensore vuol fare leva su questo meccanismo: analizzando i dati raccolti da Google dimostrerà che le chiavi di ricerca più pruriginose sono utilizzate quanto le parole di uso comune, dimostrerà che i contenuti a sfondo sessuale sono ormai accettati quanto i baluardi della cultura locale.

L'avvocato ha iniziato a maneggiare dei dati approssimativi: consultando Google Trends ha messo a confronto la popolarità di chiavi di ricerca quali surfare, torta di mele e orgia: se è vero che lo sport sembra ingolosire gli abitanti della Florida più del sesso di gruppo, è altresì vero che la tradizione americana rappresentata dalla torta di mele colleziona un numero ridotto di estimatori. Che i rituali orgiastici si stiano prepotentemente facendo largo nella cultura degli States?

Valori a confronto

È probabile che Walters si presenterà in tribunale con documentazioni più raffinate rispetto a quelle disponibili online: ha chiesto a Google dati più precisi riguardo alle ricerche, dati che diano conto del numero delle ricerche e che esplorino la sfera semantica della pornografia per tracciare i confini del comune sentimento del pudore dei netizen della comunità di Pensacola. A decidere se Google possa rappresentare l'arbitro della morale pubblica sarà il giudice. Se la risposta sarà positiva, di certo l'uso del "metro Google" non si fermerà a Pensacola.

Gaia Bottà
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