Roma - Tanya Andersen, combattiva madre accusata dall'industria della musica di essere una infida
piratessa,
assolta lo scorso anno aveva presentato a RIAA un conto di 300mila dollari: questo, hanno sostenuto i legali della donna, il valore delle prestazioni fornite dagli avvocati che hanno difeso la sua innocenza.

Fallito l'accordo extragiudiziale con cui l'industria dei contenuti mira a pacificare questo genere di questioni,
impossibilitata a dimostrare che Andersen avesse trafficato in file musicali a mezzo Kazaa, RIAA ha tentato di ridimensionare la nota spese di Andersen: non può chiedere più di 30mila dollari, rivendicavano gli avvocati delle etichette di fronte al giudice James A. Redden.
Il magistrato
ha fatto i conti: RIAA
dovrà mettere mano al portafogli e restituire ad Andersen 107mila dollari e qualche spicciolo.
Sarà probabilmente denaro con cui Andersen alimenterà la crociata legale che sta conducendo contro l'industria della musica:
accusa RIAA di costituire un'associazione a delinquere dedita a seminare il terrore sferrando contro onesti cittadini procedimenti legali ingiustificati. (
G.B)
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