Alfonso Maruccia

DoCoMo: telefonerete con gli occhi

Gli ingegneri giapponesi di NTT DoCoMo promettono un futuro diverso. Quello di dispositivi indossabili che consentano di controllare ogni cosa col movimento oculare. Dai cellulari ai lettori DVD

Roma - Ma chi l'ha detto che la tecnologia da indossare deve avere solo applicazioni militari? Il wearable computing sarà anche una delle frontiere più di moda tra gli stati maggiori degli eserciti all'avanguardia, nondimeno c'è chi come la società giapponese di telefonia NTT DoCoMo pensa a tutt'altro genere di impieghi, come quello di far comandare con lo sguardo i gadget elettronici più diffusi.

vedere, comandareLa tecnologia da impiegare non è ancora completa, ma sono già lontani i tempi in cui era necessaria attrezzatura simile a una tuta spaziale per trasmettere un impulso a distanza. In una dimostrazione, DoCoMo ha dato prova di quello che è possibile fare attualmente e di come potrebbe essere il futuro dell'elettronica di consumo.

Indossando un paio di cuffie ripiene di microchip e sensori, il ricercatore Hiroyuki Manabe (nella foto qui sotto) ha mostrato come il movimento dei suoi occhi controllasse quello delle linee grafiche rappresentate sul monitor davanti a lui. Girando i bulbi oculari ha alzato il volume di un player digitale, mentre un paio di veloci spostamenti degli occhi verso destra ha attivato la modalità di avanzamento veloce.
Un'altra dimostrazione del wearable computing made in Japan ha previsto la trasformazione di un orologio da polso in un controller remoto per un lettore DVD. In questo caso il pollice e l'indice del ricercatore sono stati battuti all'unisono per essere riconosciuti come comandi da inviare al player.

vedere, comandareE ancora è stato mostrato un "cellulare" non più grande di una pallina da ping pong, sagomato come un anello e indossabile alla stessa maniera da accostare all'orecchio per cominciare la conversazione. La tecnologia ha insomma le potenzialità per camuffarsi e conformarsi alla quotidianità, sostengono i ricercatori, piuttosto che risaltare come la solita bizzarria troppo-tech da frikkettoni digitali. Anche perché "Ai giapponesi non piace distinguersi", ha sostenuto il ricercatore Masaaki Fukumoto di NTT DoCoMo.

Alfonso Maruccia
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