Enzo Di Frenna

TecnoStress/ Sì, fa male al cuore

di Enzo Di Frenna - Ne vale la pena? Quale il prezzo da pagare per essere always on, sempre connessi? E soprattutto: si può fare qualcosa per non cadere in una trappola che può minare la salute?

Roma - Un match sbilanciato. Da un lato il nostro cuore e dall'altra i computer, le informazioni, gli smartphone. Chi vince? A quanto pare, l'organo che segna il ritmo della nostra esistenza rischia di andare al tappeto. Ogni giorno di più. Vivere di corsa, chiamati all'uso di tanta tecnologia e info-messaggi, può favorire l'insorgere del tecnostress e ciò comporta seri rischi per il buon funzionamento del cuore. Ho intervistato alcuni dei principali specialisti e mi hanno confermato che il rischio è reale. Maurizio Cotrufo, direttore del dipartimento scienze cardiotoraciche e respiratorie dell'Azienda ospedaliera Monaldi di Napoli (il padre dei trapianti in Italia, per intenderci): "Dal punto di vista scientifico lo stress di qualunque genere può generare disturbi cardiocircolatori - spiega - dunque anche il tecnostress è certamente un fattore da non sottovalutare. Spesso i miei pazienti dopo aver subito un intervento mi chiedono: "Professore, ma adesso posso lavorare come prima?". Io rispondo che possono lavorare tranquillamente, facendo però attenzione a non strafare. Le professioni ad alto impatto tecnologico sono comunque da considerare più a rischio di altre, perché l'uso eccessivo di nuove tecnologie informatiche può generare un alto livello di stress".

Ricerche medico-scientifiche sull'argomento ancora non esistono. Il tecnostress è in realtà una sindrome abbastanza recente. Ma i medici concordano sulla pericolosità, perché gli effetti dello stress sulla nostra salute sono stati invece ampiamente studiati in ambito ospedaliero. Me lo conferma Marco Diena, direttore del gruppo per la prevenzione e cura della malattie cardiovascolari Cardioteam, che riunisce cardiologi, cardiochirurghi, anestesisti perfusionisti ed infermieri. "Il tecnostress in linea teorica è un moderno fattore di rischio per il cuore, anche se non risultano sul piano scientifico studi approfonditi sul tema. È accertato invece che forme prolungate di stress possano alterare la pressione arteriosa e favorire l'insorgere delll'ipertensione". Poi aggiunge: "Il vero problema del tecnostress è l'alterazione della vita naturale, il continuo flusso di informazioni che genera tensione psichica, con conseguenze dirette sul corpo. È purtroppo un meccanismo ormai radicato in molti ambienti di lavoro: bisogna studiare il modo per recuperare un stile di vita più sano e naturale, se vogliamo prevenire un problema che nei prossimi anni potrebbe registrare uno sviluppo maggiore".

Dietro il tecnostress "patologico" secondo alcuni medici c'è una psicologia ben delineata. Valori come "azienda", "competizione", "successo" spingono ad uso eccessivo ed errato dei nuovi media informatici. È la tesi ad esempio di Luigi Chiariello, direttore della cattedra di Cardiochirurgia dell'Università Tor Vergata di Roma: "L'evoluzione moderna dello stress, cioè il tecnostress, può determinare problemi cardiaci a medio o lungo termine. Uno dei fattori di rischio è infatti l'ipertensione che scaturisce attraverso l'uso prolungato di nuove tecnologie, fattore che è scientificamente riconosciuto come un rischio per il cuore. È stato anche riscontrato che le personalità arriviste, con una forte carica aggressiva, sono quelle più esposte a rischio d'infarto. È inoltre importante lavorare sulla prevenzione, oppure ricorrere ai farmaci per ridurre l'ipertensione".
È mia intenzione, nei prossimi mesi, approfondire il rapporto tra cuore e tecnostress. Credo che, insieme al cervello, sia tra gli organi più esposti al sovraccarico informativo. Intanto i farmaci antipertensivi sono i secondi più venduti al mondo e se ne fa sempre più uso. Dunque: che prezzo bisogna pagare per stare al passo coi tempi? Riusciremo ad adattarci o saremo destinati in futuro ad un incremento del rischio infarto? "Il tecnostress è un problema serio. L'uso delle nuove tecnologie della comunicazione comporta indubbiamente un aumento del rischio ipertensione - mi conferma Ottavio Alfieri, direttore del Dipartimento Cardiotoraco-vascolare dell'ospedale universitario San Raffaele di Milano - il problema sta nel flusso enorme delle informazioni, che professionisti e manager sono sempre più spesso chiamati a gestire a ritmi incalzanti e per molte ore al giorno. Io stesso, ad esempio, ricevo circa cento messaggi al giorno e in certi momenti non è semplice dare risposta a tutti. Inoltre la vita moderna comporta anche cattive abitudini alimentari, altro fattore a rischio per il cuore. Credo comunque che l'uomo abbia una grande capacità di adattamento, e in una certa misura il tecnostress sarà più "sopportabile" per le nuove generazioni".

Ho letto una recente ricerca inglese sul rapporto tra stress e logorio delle arterie, condotta su 10 mila funzionari britannici e pubblicata su European Heart Journal: ha dimostrato che un lavoro tecno-stressante aumenta i rischi cardiovascolari. E gli under 50 sono risultati i più vulnerabili.

I ricercatori, diretti da Tarani Chandola dell'University College di Londra, hanno documentato numerosi parametri cardiovascolari ed endocrini, oltre alle abitudini alimentari e dipendenza dal fumo. "Chi è sottoposto sul lavoro ad una tensione costante, manifesta alterazioni dell'attività del sistema nervoso e delle regolazioni che questo opera sul funzionamento del cuore, arterie coronarie comprese", afferma lo studio inglese. Già, proprio così: essere sottoposti ad una tensione costante. Quanti conoscono questa sensazione, oggi? Chi può dire che ne è immune, mentre lavora al computer o parla a telefono?

Nel 2000, quando scrivevo di tecnostress e videodipendenze, molti osservatori della Rete ebbero reazioni piuttosto risentite, in alcuni casi perfino ironiche e con commenti duri. Ho sempre pensato che chi adora (e vive) di tecnologia, ha spesso una visione parziale del fenomeno. A distanza di otto anni la coscienza collettiva sulle nuove sindromi digitali per fortuna è cresciuta. Molti imprenditori del settore Ict mi confessano di essere spesso sopraffatti dalla mole di informazioni che gestiscono ogni giorno. Un giovane manager milanese, durante un recente forum sulla "Mobil Work Life" a cui ero invitato a partecipare, mi ha confidato: «Il tecnostress è bastardo!". Mi ha poi rivelato che spesso ha la sensazione del "cervello che frigge". È proprio questo livello di tensione costante - connesso alla gestione delle informazioni - che può favorire l'insorgere dell'ipertensione. Cioè uno dei principali fattori di rischio che conducono all'infarto. Ne vale la pena? Essere "always on", sempre connessi, è un prezzo da pagare per la nostra salute? E soprattutto: si può fare qualcosa per non cadere in questa trappola?

I medici che ho interpellato consigliano di praticare attività sportiva. Oppure pongono l'attenzione sulle "pause salutari" e sulla decisione di condurre uno stile di vita più equilibrato. Da soli non è facile. Si rischia di farlo solo per qualche giorno, poi si ripiomba nel torrente infotecnologico. Da questa crescente e diffusa esigenza è nato Runfortecnostress Network, la prima comunità di info-lavoratori, manager e liberi professionisti che si confrontano sul problema del tecnostress in azienda. È un progetto a cui tengo molto. La mia idea è usare la Rete per confrontarsi e conoscersi su questo tema di forte attualità, ma darsi poi appuntamento all'aria aperta, correre insieme a colleghi d'ufficio o amici, organizzare escursioni in montagna, attività benessere, giornate di meditazione. Voi che ne pensate?

Enzo Di Frenna
Runfortecnostress Network

Enzo Di Frenna, giornalista e presidente di Netdipendenza onlus, è autore del libro "Tecnostress in azienda: sovraccarico informativo e rischio d'impresa". Ha curato le prime due ricerche in Italia sull'argomento, condotte su un campione di 424 interviste (operatori Ict e professioni info-tech) e ha creato Runfortecnostress Network, la prima comunità per la prevenzione del tecnostress. Questo è il suo blog
11 Commenti alla Notizia TecnoStress/ Sì, fa male al cuore
Ordina
  • Ho 26 anni, disoccupato e soffro di TecnoStress. Stanotte ho avuto la prova del "9" e proverò a staccare computer, connessioni, etc.. per vedere se ci saranno miglioramenti. Cerco di dire basta alle connessioni notturne.

    Grazie dei consigli fornitomi nel leggerVi,
    distinti saluti e buon lavoro,

    LUCA
    non+autenticato
  • Augh,

    inventare il "tecnostress" serve solo a foraggiare psichiatri, psicologi e Case Farmaceutiche.

    Sappiamo da lungo tempo che più del 70% delle "malattie" sono di origine psicosomatica.

    I farmaci non risolvono le cause e gli psicologi e psichiatri NON CONOSCONO nemmeno le cause...

    Basta col cercare di raccontarci BALLE per spillarci danaro:

    http://it.youtube.com/watch?v=cTTCJ3xfkIw

    Ho parlato

    Nilok
    Nilok
    1925
  • - Scritto da: Nilok
    > Augh,
    >
    > inventare il "tecnostress" serve solo a
    > foraggiare psichiatri, psicologi e Case
    > Farmaceutiche.
    Non credo proprio: serve ad avvertire le persone di non essere deficienti e trovarsi spazi e tempi per vivere normalmente, non lasciarsi tirar sotto da questo "modo di vivere" errato perchè siamo macchine, non centri di calcolo atti a smistare dati.

    > Sappiamo da lungo tempo che più del 70% delle
    > "malattie" sono di origine
    > psicosomatica.
    Per esempio una tra tutte il tumore! E' risaputo che un tumore maligno esiste solo perchè si hanno problemi relazionali con le altre persone, vero?
    E non solo, a quanto pare l'amianto non è affatto pericoloso visto che una certa nave di una certa compagnia ne era piena all'inverosimile e agli addetti della manutenzione non era stato detto nulla!
    http://www.huliq.com/59745/scientology-cruise-ship...
    ah già dimenticavo, queste notizie sono false perchè vengono dalla marcab confederacy...

    > I farmaci non risolvono le cause e gli psicologi
    > e psichiatri NON CONOSCONO nemmeno le
    > cause...
    Già... invece a quanto pare uno scrittore di fantascienza le conosceva a menadito, nevvero?

    > Basta col cercare di raccontarci BALLE per
    > spillarci
    > danaro:
    >
    > http://it.youtube.com/watch?v=cTTCJ3xfkIw
    E tanto per aggiungere non si istiga nemmeno una volta dell'uso di psicofarmaci nell'articolo. Non a caso siamo in Italia e non negli USA...

    > Ho parlato
    Grazie per il tuo contributo

    > Nilok
    Kattle87
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    Modificato dall' autore il 01 luglio 2008 10.54
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  • Mi torna tutto. Sono 40enne ipertecnologico e iperteso. Nel tempo libero appena ho un attimo mi collego a internet.

    Non sono completamente daccordo con l'analisi però. Io sono un dipendente pubblico e beneficio di un orario di lavoro che mi impegna sì anche al sabato, ma mi lascia mezzo pomeriggio libero tutti i giorni. Potrei benissimo compensare il tecnostress con qualche altra attività, e invece no. Trovo internet il modo più interessante per occupare una giornata. Tra parentesi in internet non cerco nuove conoscenze o il porno, spesso mi tengo informato sulla politica e sulla tecnologia. Mi sento come se avessi BISOGNO di alimentare continuamente il cervello con ulteriori informazioni.
    Lo sport non mi attizza tanto ma il dottore mi ci ha costretto. Per l'ipertensione niente di meglio che un'ora di camminata tutti i giorni. Non è per la fatica, ma ..... che palle!!! Un'ora col cervello in folle. Ho risolto brillantemente con un ipod. Durante le mie passeggiate mi ascolto regolarmente i podcast di radio rai (radio3 scienza è il mio preferito) lezioni di inglese (da www.eslpod.com) e la registrazione di lezioni dell'università Uninettuno scaricate con www.vcast.it (tipicamente storia e psicologia).
    Adesso, fare i miei 6-7 km quotidiani è un piacere.
    E allora chiedo al dottore: perchè il mio cervello ha tanta fame? Sono un drogato che deve farsi la sua dose o una persona molto curiosa?
    non+autenticato
  • E' una patologia moderna che ci porta al bisogno di saturare il cervello di nuove informazioni.
    Chi ha un feed reader da 150 post ogni giorno sà bene di cosa parlo.
    non+autenticato
  • E' normale quando il proprio cervello non è in grado di produrre niente.
    non+autenticato
  • Il fiume delle informazioni è sempre più in piena e scorre sempre più veloce per il piacere di pochi cioè quelli che ci guadagnano davvero. Quelli che non remano.
    Stanno li sul ponte comando con le braccia incrociate compiacendosi di se stessi perchè stanno per superare la nave nemica che fino a qualche giorno prima era un puntino all'orizzonte.
    Ma i vogatori vogano così da tanto tempo che ormai non sanno neanche più perchè si spaccano la schiena su quei remi. Qualcuno pensa alla famiglia, qualcuno ai debiti, qualcuno pensa che un giorno comanderà una nave come questa. Dai che li passiamo, DAI CHE LI PASSIAMO! MA PERCHE' QUESTA NAVE NON VA PIU' VELOCE?! FORZA REMATE DI PIU', PIU' FORTE!!!
    Io sono esausto, più di così non ce la faccio!
    DAI, ZITTO E REMA, ZITTO E REMA! Gridava un vogatore al suo compagno di remo perchè aveva promesso al comandante che oggi la nave sarebbe andata più veloce che mai.
    NON VA! NON VA! QUESTA NAVE NON VA! Il comandante spazientito scese sotto coperta per dirne due ai vogatori, ma quando arrivò agli ultimi scalini venne sopraffatto dal solito odore nauseabondo misto tra sudore ed sangue che si sentiva quando si scendeva giù.
    ALLORA, CE LA FACCIAMO A REMARE DI PIU'!? ORMAI L'ABBIAMO QUASI RAGGIUNTA! FORZA REMATE, VOGLIO VEDERE IL SANGUE CHE VI ESCE DALLE MANI! e con passo veloce il comandate risalì le scale per tornare all'aria aperta pensando che li sotto ora tutto a posto.
    Ma il sangue dalle piaghe delle mani usciva già da tempo. Non aveva visto, il sig. comandante che le mani sanguinavano, i corpi erano denutriti e gli abiti erano ormai diventati stracci, non si era accorto che questi uomini rischiavano la vita per lui e la sua nave!

    Tornato al suo posto il comandante euforico come un bambino prese il cannochiale per vedere se il suo "incitamento" dava i sui frutti, ma la nave nemica stava scivolando sull'acqua leggera come una foglia e si allontanava sempre più.
    Il comandante richiuse il cannochiale con un gesto di stizza, chiamò il primo ufficiale e gli bisbigliò una frase nell'orecchio: "Ricordami che al prossimo porto cambiamo tutto l'equipaggio."
    non+autenticato
  • Che dire ...
    Lascia senza parole, eppure non dovrebbe perchè è la pura realtà dei fatti.
  • Per non parlare di chi non sta nemmeno sulla nave, ma osserva tranquillamente da terra, con la pretesa di dirigere le manovre...
    avete sentito il nostro esimio presidente che, proprio oggi, ci ha detto che "Ce la faremo, ma occorrerà fare dei sacrifici!"?
    E indovinate un po' a chi toccheranno questi sacrifici?
    non+autenticato
  • bella bella...
    - Scritto da: un vogatore
    > Il fiume delle informazioni è sempre più in piena
    > e scorre sempre più veloce per il piacere di
    > pochi cioè quelli che ci guadagnano davvero.
    > Quelli che non
    > remano.
    > Stanno li sul ponte comando con le braccia
    > incrociate compiacendosi di se stessi perchè
    > stanno per superare la nave nemica che fino a
    > qualche giorno prima era un puntino
    > all'orizzonte.
    > Ma i vogatori vogano così da tanto tempo che
    > ormai non sanno neanche più perchè si spaccano la
    > schiena su quei remi. Qualcuno pensa alla
    > famiglia, qualcuno ai debiti, qualcuno pensa che
    > un giorno comanderà una nave come questa. Dai che
    > li passiamo, DAI CHE LI PASSIAMO! MA PERCHE'
    > QUESTA NAVE NON VA PIU' VELOCE?! FORZA REMATE DI
    > PIU', PIU'
    > FORTE!!!
    > Io sono esausto, più di così non ce la faccio!
    > DAI, ZITTO E REMA, ZITTO E REMA! Gridava un
    > vogatore al suo compagno di remo perchè aveva
    > promesso al comandante che oggi la nave sarebbe
    > andata più veloce che
    > mai.
    > NON VA! NON VA! QUESTA NAVE NON VA! Il comandante
    > spazientito scese sotto coperta per dirne due ai
    > vogatori, ma quando arrivò agli ultimi scalini
    > venne sopraffatto dal solito odore nauseabondo
    > misto tra sudore ed sangue che si sentiva quando
    > si scendeva
    > giù.
    > ALLORA, CE LA FACCIAMO A REMARE DI PIU'!? ORMAI
    > L'ABBIAMO QUASI RAGGIUNTA! FORZA REMATE, VOGLIO
    > VEDERE IL SANGUE CHE VI ESCE DALLE MANI! e con
    > passo veloce il comandate risalì le scale per
    > tornare all'aria aperta pensando che li sotto ora
    > tutto a
    > posto.
    > Ma il sangue dalle piaghe delle mani usciva già
    > da tempo. Non aveva visto, il sig. comandante che
    > le mani sanguinavano, i corpi erano denutriti e
    > gli abiti erano ormai diventati stracci, non si
    > era accorto che questi uomini rischiavano la vita
    > per lui e la sua
    > nave!
    >
    > Tornato al suo posto il comandante euforico come
    > un bambino prese il cannochiale per vedere se il
    > suo "incitamento" dava i sui frutti, ma la nave
    > nemica stava scivolando sull'acqua leggera come
    > una foglia e si allontanava sempre
    > più.
    > Il comandante richiuse il cannochiale con un
    > gesto di stizza, chiamò il primo ufficiale e gli
    > bisbigliò una frase nell'orecchio: "Ricordami che
    > al prossimo porto cambiamo tutto
    > l'equipaggio."
    non+autenticato
  • l'avete vorsuto il capitalismo ?
    E mò pedalate !
    Specialmente con il "capitalismo all'italiana" !
    Sì ci vuole la flessibilità ma di orari non nei diritti !
    non+autenticato