Giovanni Arata
venerdì 4 luglio 2008

CRESCO fertilizza il digitale italiano

Lo spera ENEA che racconta a Punto Informatico il progetto che sta già iniziando a portare nuova linfa alla GRID italiana e dando nuove risorse ad istituzioni scientifiche ed imprese. Tutti i dettagli

Nelle poche settimane intercorse dall'inaugurazione, per fare degli esempi, sono già state sperimentate nuove metodologie per lo sviluppo di algoritmi matematici avanzati, e sono allo studio soluzioni innovative per l'integrazione di codici nella simulazione di eventi catastrofici, con particolare riferimento ai comportamenti delle infrastrutture critiche (rete telefonica, rete elettrica, rete fluviale). Inoltre, sono state ufficialmente annunciate partnership con attori industriali, quali ad esempio CETMA ed Aviogroup, per l'avvio di ricerche mirate nel campo della fluidodinamica, della ricerca nucleare, della modellizzazione metereologica.

Quello del coinvolgimento del mondo corporate è un "tema caldo" del progetto. I responsabili dell'ENEA si dicono convinti di poter efficacemente "fertilizzare" - grazie a CRESCO - anche i processi di ricerca e sviluppo privati, e si presentano alle aziende con due "pacchetti" di soluzioni dedicate. Da una parte il supercalcolatore viene messo a disposizione di tutte quelle imprese che, non potendo contare su mega-elaboratori propri, desiderino "affittare" la potenza di calcolo di CRESCO per realizzare progetti interni autonomi. Dall'altra, più ambiziosamente, l'Ente si propone come partner per la realizzazione congiunta di ricerche mirate in domini di frontiera (biotecnologie, scienze dei materiali, modellistica), mettendo a disposizione delle imprese non solo la potenza di calcolo della GRID, ma anche le molteplici expertise scientifiche presenti nei propri Dipartimenti. In questo secondo scenario, che Migliori evocativamente descrive come "laboratorio virtuale", CRESCO cessa di essere una semplice infrastruttura tecnologica e diviene un ambiente digitale di collaborazione, in cui ricercatori lontani lavorano però insieme per raggiungere obiettivi congiunti.

i labsLe partnership con gli attori privati, tra l'altro, rivestono un'importanza decisiva anche per la sostenibilità economica del progetto. Fin qui, in realtà, tutte le spese sono state coperte con risorse pubbliche: 6 milioni di euro sono stati stanziati dal Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica attraverso un PON (Programma Operativo Nazionale) dedicato, e altri 3 sono stati garantiti dalla stessa ENEA attraverso la formula del co-finanziamento. A questo budget complessivo corrisponde una suddivisione delle voci di spesa articolata, che Migliori riassume così: "La realizzazione e la gestione dell'infrastruttura hardware pesano per circa il 30%; il 30% del budget serve per coprire gli stipendi del personale; il 30% per finanziare borse di studio ed assegni di ricerca all'interno dell'ENEA e delle Università consorziate al progetto". Il restante 10%, per finire, serve a coprire le spese ordinarie e quelle (eventuali) straordinarie.
A fronte di questo, si calcola che le spese annue per la gestione del polo, e delle sue interconnessioni con la più ampia Grid ENEA, ammontino a circa 300.000 euro. Per fare fronte a tali costi, spiega il Coordinatore scientifico di CRESCO, ENEA prospetta una strategia tripartita, all'interno della quale l'impiego delle risorse iniziali già accantonate si accompagna alla partecipazione a bandi di ricerca nazionali ed internazionali, e allo sviluppo, come descritto sopra, di "laboratori virtuali" in partnership con attori privati.

E con la ricognizione dei profili economici siamo giunti alla fine del nostro viaggio "alla scoperta di CRESCO". Del super-computer conosciamo meglio adesso le specifiche tecniche, una parte degli impieghi possibili, alcune delle promesse per il futuro. Per converso, naturalmente, sappiamo molto meno sui modi concreti con cui CRESCO sarà usato in futuro, e su come saprà effettivamente "fertilizzare" i circuiti di sperimentazione e sviluppo del Mezzogiorno e dell'intera Italia. Ma questo, lo possiamo dire, è il tema di un'altra storia: perché - garantiscono all'ENEA - anche la ricerca, come la flora, ha bisogno di tempo per germogliare.

i labs


Giovanni Arata
CONDIVIDI: