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NoLogo/ Se il viral fa la guerrilla

di Mafe de Baggis - Se il prodotto online è buono, chi lo prova vorrà parlarne; se è una schifezza, non c'è viral che tenga. Ma se è un buon prodotto a usare tecniche guerrilla per far parlare di sé? Il caso Blogbabel

Roma - Si rimprovera spesso al marketing tradizionale di usare un linguaggio che usa quasi solo metafore disumanizzanti o guerresche, come il target (bersaglio), le eyeballs (palle degli occhi), le campagne, l'infiltration e la dissemination (giuro). I sostenitori di un marketing più morbido e paritario, come il francese Bernard Cova, sottolineano l'aspetto di ascolto, socializzazione e aggregazione, indispensabile per entrare in relazione con un nuovo tipo di cliente, più sofisticato ed esigente, soprattutto quando si comunica online. In teoria. In pratica ci sono due particolari tecniche che fanno comunque leva sulle dinamiche di community e che a me fanno venire l'orticaria, anche perché spesso vissute dai clienti come formulette magiche per moltiplicare i pani e i pesci del budget: il viral (vairal) marketing e il guerrilla (gherila) marketing. Del primo ho già parlato qui, il secondo gli assomiglia abbastanza: in sintesi possiamo definirli come "far casino intorno a un prodotto e fare in modo che sia contagioso". Come già detto, se il prodotto è buono, chi lo prova ci penserà da solo a farlo sapere in giro; se è una schifezza, non c'è vairal che tenga. Ma se è un buon prodotto a usare "gherila" per far parlare di sé? Non c'è il rischio che un buon prodotto sia più danneggiato che avvantaggiato da tattiche di disseminazione spesso invasive?

Prendiamo per esempio BlogBabel.
Croce e delizia dei blogger italiani, strumento professionale e di misurazione per PR e aziende, raro caso di iniziativa italiana ben progettata e ben realizzata: BlogBabel sta per tornare, e questo ritorno appare rocambolesco quasi quanto la sua chiusura qualche mese fa.

Furti di password, accuse incrociate, informazioni distillate, screenshot lasciati trapelare: non è un film tv e forse non è progettato a tavolino, ma sta di fatto che intorno a "BB" si scatena sempre un delirio isterico molto divertente (con qualche risvolto pesante di denunce, accuse e offese). Se i litigi che hanno portato alla chiusura erano talmente ingenui da non poter essere veri, gli eventi che stanno precedendo il rilancio non possono non creare qualche sospetto in menti perfide e allenate al peggio.
Per i fortunati che ignorano tutto della vicenda, BlogBabel è un aggregatore di blog capace di tracciare i link e di creare, in base al loro numero, una classifica di popolarità (ma non di traffico, né tantomeno di autorevolezza). Un Technorati italiano, con un'interfaccia decisamente migliore e risultati più puliti, anche grazie al lavoro di una redazione che seleziona i blog indicizzati in base a regole abbastanza rigide.

Di per sé, un servizio utile per capire di cosa si sta parlando sui blog italiani, scioccamente noto quasi solo per le beghe e i trucchi messi in atto per salire in classifica (e non si vince neanche niente). Non l'unico: se vogliamo seguire le conversazioni che saltellano di blog in blog, oltre al già citato Technorati in Italia abbiamo Wikio, la beta di MemeSphere e l'annunciato BloggerMafia.

Abbiamo quindi finalmente una situazione di sana competizione tra strumenti italiani e internazionali, che si dovrebbe giocare solo sulla qualità dei servizi abbandonando le derive litigiose troppo frequenti negli ultimi mesi o almeno non sfruttandole per aumentare la propria popolarità.

Mafe de Baggis
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