Luca Annunziata

Francia, quell'IP non s'ha da rivelare

Ribaltata in appello una sentenza su due sharer. A quanto pare, gli investigatori non avevano adottato un metodo legale per individuarli. Ma non va altrettanto bene ai loro corrispettivi olandesi. Mentre in Argentina...

Roma - Gli indirizzi IP sono un dato personale, e per ottenerne uno occorre rivolgersi al garante della privacy. Questo il senso due sentenze di assoluzione pronunciate nei giorni scorsi da un tribunale francese di Rennes, in merito all'azione portata avanti nei confronti di due file-sharer d'oltralpe. Sono probabilmente responsabili dei reati ascritti, vista la loro condanna in primo grado, ma coloro che avrebbero dovuto indagare per scovarli non hanno seguito proprio tutte le regole. Causando quindi la loro assoluzione in appello.

A quanto pare, sia SACEM (l'equivalente della SIAE) che SCPP (alter ergo della FIMI) non avrebbero atteso le dovute autorizzazioni del CNIL - l'organismo francese che si occupa di privacy e informatica - prima di indagare su chi si celasse dietro gli IP che condividevano musica e video sui circuiti P2P. Il giudice ha in sostanza ribadito il valore come dato personale dell'indirizzo IP, in aperta contraddizione secondo 01net con una precedente sentenza di un giudice parigino.

Il pronunciamento in questo senso di un giudice francese in due diversi casi si pone in contrasto con l'accelerazione impartita dalla nazione transalpina in materia di dottrina Sarkozy, che ora ha cominciato anche un cammino che potrebbe portarla sino alla trasformazione in norma comunitaria per tutti i paesi UE. Ma proprio sull'identificazione dell'utente attraverso l'IP a lui associato si basa il principio dei "tre colpi": la mancata possibilità di accedere a questi dati provocherebbe automaticamente il crollo del castello legislativo costruito attorno a questo dato.
Di diverso avviso, invece, un giudice olandese, che ha intimato ufficialmente all'ex-host del famoso tracker Demonoid di cessare ogni supporto a qualsiasi sito che offra il download illegale di file attraverso il protocollo BitTorrent. LeaseWeb, questo il nome del provider, dopo aver già caldamente consigliato ai siti di questo tipo ospitati sui suoi server di fare le valigie e trasferirsi altrove, come già fatto da Demonoid, ora si vedrà probabilmente costretto a chiudere quei domini entro pochi giorni.

Oltre alla chiusura, che equivale ormai essenzialmente alla messa al bando di ogni sito di questo tipo in terra olandese, LeaseWeb dovrà anche fornire al querelante - vale a dire BREIN, l'equivalente orange della SIAE - tutte le informazioni richieste sugli utilizzatori di questi servizi ospitati sui suoi server. La situazione per gli sharer nei Paesi Bassi, dunque, non è certo delle più rosee.

Altra nazione che storicamente era patria di pirati e pirateria ma che, negli ultimi tempi, sta tentando una significativa virata, è l'Argentina. Nel paese sudamericano, infatti, un venditore ambulante di DVD è stato da poco condannato a 10 mesi di reclusione per essere stato trovato in possesso nel 2005 di 239 dischi contraffatti.

Basterà - a quanto pare - per garantirgli una permanenza al fresco ma, come sottolinea The Inquirer, il fenomeno è bel lungi dall'essere stato stroncato: nei primi tre mesi dell'anno, le autorità argentine hanno eseguito sette perquisizioni in altrettanti regolari negozi di DVD, sequestrando oltre 11mila copie contraffatte pronte per la vendita. Il fenomeno della pirateria, insomma, in Argentina non fa differenza tra i diversi canali di distribuzione.

Luca Annunziata
4 Commenti alla Notizia Francia, quell'IP non s'ha da rivelare
Ordina
  • Credo che la situazione argentina sia per molti versi simile a qulla brasiliana. Esiste una "capitale sudamericana" del contrabbando chiamata Paraguay da cui si diramano i canali del rifornimento di merce contraffatta verso gli altri paesi del subcontinente. Anche qui in Brasile la polizia federale compie periodicamente delle incursioni dimostrative nelle zone tipiche del commercio "parallelo" che ogni città medio-grande possiede. Ma sono solo dimostrazioni a beneficio degli osservatori internazionali, analogamente a quella propaganda martellante, presente in ogni DVD a noleggio, che entra da un orecchio ed esce dall'altro. Cosí sull'unghia riesco a pensare almeno i seguenti motivi per cui non si andrà oltre le misure di facciata:
    - troppa gente ufficialmente discoccupata si guadagna da vivere col contrabbando: meglio sopportare la pirateria (a meno di sfuriate occasionali) che affrontare una rivoluzione urbana;
    - quanti funzionari della polizia federale e delle dogane federali e statali non chiudono un occhio in cambio di piccoli contributi al loro fondo pensione?Ficoso
    - la strumentazione necessaria per questo tipo di pirateria multimedia é ormai di costo limitato e facilmente disponibile attraverso canali ufficiali: sono abbonato alla rivista Info e la parte finale contiene sempre alcuni annunci di rack per la copia multipla di CD/DVD, secondo voi qual é l'impiego tipico di queste attrezzature? Cylon
    (N.B. No, non sono apannaggio delle riviste di informatica che non so da voi, ma qui ormai latitano da anni, il panorama editoriale cartaceo è un mortorio...)
    Ergo, caro Annunziata, una rondine non fa primavera, almeno in queste lande d'oltreoceano.
  • Di questo passo quei paesi europei che fino ad oggi sono stati considerati paladini delle libertà saranno presso etichettati come paesi oppressori, mentre, altri paesi ancora considerati emergenti, ma, altro che emersi, paesi volanti si faranno portabandiere delle libertà e tutto il bisogno di libertà esistente nel mondo dell'informatica si trasferirà in questi paesi, che possono essere l'india, la stessa cina, o altri paesi del sud est asiatico o perfino paesi africani. Chiudono un server in olanda? Che problema c'è? basta aprirlo in sudan. Poi, quando ci accorgerà dell'esistenza di una equazione che dice "traffico di rete" = "libertà" <=> "libertà" = "progresso" <=> "progresso" = "ricchezza", forse sarà già un po' tardi. Chi ha saggezza per saper individuare i segnali di cambiamento sappia prepararsi!
    non+autenticato
  • Per Annunziata, lo sharing è alla stregua di vendere copie contraffatte; questo spiegherebbe cosa razzo c'entra il processo Argentino al "marocchino" di turno.
    non+autenticato
  • direi che è scontato visto che sono fatti messi nella stessa notizia
    non+autenticato