Gaia Bottà

Vietnam, giocare paga

Si moltiplicano le aziende che reclutano gamer perché gestiscano gli account di chi non ha tempo di giocare. I dipendenti guadagnano più di un lavoratore statale

Roma - Si affannano per ore di fronte agli schermi, sono responsabili della vita di un personaggio di pixel, lustrano le navicelle che si preoccupano di trasferire da una galassia all'altra per schivare gli attacchi di infidi nemici. Non sono drogati di gaming online, non sono adolescenti intenti a godersi la pausa estiva: stanno lavorando.

Gamer vietnamitiIn Vietnam portare avanti un account a favore di un utente troppo impegnato frutta un ottimo stipendio per i canoni locali. Può garantire al player 2,7 milioni di dong vietnamiti, il corrispettivo di un centinaio di euro: una cifra cospicua, se si considera che lo stipendio medio di un insegnante sfiora appena i 60 euro.

A reclutare i gamer sono aziende che stanno iniziando a proliferare nelle città vietnamiti quali la capitale Ha Noi e Ho Chi Min City. L'impegno richiesto agli impiegati è consistente: i turni cominciano alle 9 di mattina per concludersi alle 20, i lavoratori devono spesso deporre le aspettative riposte nei propri account e dedicarsi interamente a quelli dei clienti.
Non si tratta di gold farming, non si tratta di impegnarsi in attività ripetitive e alienanti, si sorprendono gli osservatori occidentali. I dipendenti possono fare dell'account quel che preferiscono, ammesso che ciò lo proietti in testa alle classifiche. (G.B.)

(fonte immagine)
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