Musica, la SIAE non si spaventa

Le nuove modalitÓ di mercato che covano nel mercato europeo non spaventano l'Ente italiano che a Punto Informatico rilancia: a spaventarsi semmai deve essere chi la musica la utilizza

Roma - A proposito dell'articolo Musica, le licenze libere spaventano la SIAE pubblicato da Punto Informatico nei giorni scorsi, la SIAE ha voluto trasmettere una precisazione nella quale si sottolinea che non c'è "nessuno spavento da parte della SIAE".

Di seguito il testo della nota: "A spaventarsi dovrebbe essere proprio chi utilizza la musica.
Scegliere a quale società chiedere la licenza per utilizzare una certa musica, creerebbe una gran confusione per gli stessi utilizzatori, che perderebbero tutti i vantaggi dello sportello unico finora oggi assicurato dalla Società d'Autori del proprio Paese (dalla quale ottengono tutt'oggi il repertorio mondiale), rischiando poi di dover "rincorrere" i diritti presso più di una società, con evidente dispendio di tempo ed energie, nel tentativo di ottenere una riduzione dei compensi spettanti agli autori".

"Per quanto riguarda gli autori, contrariamente a quanto afferma Punto Informatico, sono liberissimi di scegliere se e a quale Società affidare la raccolta dei diritti d'autore derivante dalle utilizzazioni on line delle proprie opere."
nota di Punto Informatico
Ringrazio per la nota chiarificatrice della SIAE, che aiuta a comprendere il quadro in cui si muove la proposta di riforma europea e il modo in cui questa viene percepita dagli attuali player del mercato.

Per quanto pubblicato da Punto Informatico mi limito a segnalare che nell'articolo citato non si è parlato dell'impossibilità di scegliere la società a cui affidare la raccolta dei diritti d'autore online quanto invece del fatto che oggi chi si affida all'attuale sistema di raccolta spesso non ha alcuna voce in capitolo sul modo in cui le proprie opere vengono diffuse e ancora più spesso non percepisce un solo euro dalla loro diffusione. Un fatto testimoniato da centinaia di artisti e musicisti che - va detto non solo in Italia - si lamentano di questo da anni.
Paolo De Andreis
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