Il silicio costa caro all'ambiente

Lo sostiene un nuovo studio che parla dell'enorme quantità di rifiuti prodotti nella realizzazione dei chip e non solo della loro tossicità

Roma - Sta sollevando una certa attenzione uno studio condotto da un team di ricercatori della United Nations University di Tokyo che mette in fila alcuni numeri per raccontare il fenomeno dell'enorme mole di rifiuti tossici prodotti nel corso della realizzazione dei microprocessori. Uno studio, dunque, che non tiene solo in considerazione la "qualità tossica" dei rifiuti prodotti ma anche la loro quantità in termini di volume e di peso.

Secondo Eric Williams e gli altri ricercatori che hanno condotto lo studio, pubblicato su un numero di Environmental Science&Technology, la produzione di rifiuti dovuta alla realizzazione dei wafer utilizzati per i processori è superiore a quella del comparto automobilistico.

Stando ai ricercatori, dunque, la produzione di un microprocessore da due grammi richiede 1.400 grammi tra materiali utilizzati e combustibili fossili impiegati nel processo. Nel calcolo vengono inclusi tutti gli elementi chimici impiegati dall'industria del settore.
"La tecnologia ha un costo - ha spiegato Williams - e l'impatto ambientale del device è molto più significativo di quanto si potrebbe ritenere vista la sua ridotta dimensione".

In pratica la produzione di un wafer di silicio, considerata da Williams come "il prodotto più puro tra quelli realizzati su scala industriale", richiede 2130 kWh per ogni chilogrammo di silicio. Il tutto condito da numerosi passaggi in sostanze chimiche di varia natura.

Alcune critiche al rapporto, però, sostengono che i chip, una volta in uso, sono anche responsabili di un risparmio consistente di risorse in tutti gli altri settori della produzione...
TAG: mercato
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