Roma - La proposta di legge con cui l'Iran vorrebbe punire con la morte i blogger che si discostino troppo dai valori di stato rappresenta un pericolo per i cittadini. A
denunciarlo, il
Defenders of Human Rights Centre, l'associazione a tutela dei diritti umani che fa capo al Premio Nobel
Shirin Ebadi.
La
proposta di legge ha scosso i netizen iraniani: coloro che sfruttano la rete per levare la propria voce possono essere condannati a morte qualora vengano giudicati dai tribunali locali
mohareb, nemici di dio, per aver promosso "la corruzione, la pornografia e l'ateismo".
Il gruppo di Ebadi avverte: "Se questa proposta dovesse diventare legge, ci saranno ulteriori violazioni alla libertà di espressione, l'equità dei giudizi sarà in dubbio, le esecuzioni aumenteranno di numero". I blogger e i cittadini della rete verranno infatti messi sullo stesso piano dei responsabili di violenze sessuali e dei più aggressivi rapinatori; a stabilire cosa possa corrompere la cittadinanza e a giudicare la gravità delle loro affermazioni - ricorda il
Defenders of Human Rights Centre - saranno i tutori della legge.
La sempre più vivace e dinamica scena della società civile connessa dell'Iran,
descritta da un recente
studio dell'Università di Harvard, rischia di doversi rifugiare nell'autocensura. (
G.B.)